Salmo è uno dei più grandi performer e artisti live che abbiamo in Italia. Lo ha dimostrato ancora una volta durante il tour estivo, che lo ha portato sui grandi palchi della Penisola e ha avuto uno dei suoi momenti più significativi in Sardegna, a casa, con il suo Lebonski Park. Un'esperienza che, nelle intenzioni dell'artista, va oltre il semplice concerto: è un modo per radunare il pubblico e costruire una dimensione collettiva intorno alla musica.
I live migliori
“È importante riuscire a radunare così tante persone, creare una comunità e cercare di far vivere loro un'esperienza diversa dal classico live – racconta Salmo a Rockol – il Lebonski Park è pensato per le persone, per i fan, per intrattenerli e per non far fare una fila chilometrica per tre ore senza fare nulla. Questa è un'esperienza che vorremmo portare avanti e ampliare sempre di più con il passare del tempo”. Salmo conosce bene la dimensione dei grandi concerti. È stato il primo rapper solista italiano a esibirsi a San Siro, ma proprio l'esperienza degli stadi lo ha portato a una riflessione precisa sulla natura stessa del live. La grandezza del luogo, infatti, non coincide necessariamente con quella dell'esperienza: “Gli stadi non penso siano esattamente il posto migliore dove fare i live, lo dico sinceramente. Ho avuto la possibilità di poter suonare a San Siro, ma anche in altri palchi grandi con tantissime persone e, purtroppo, devo ammettere che i migliori live sono quelli piccoli, con 2.000-3.000 persone. Questa è la verità”.
Le regole per spaccare dal vivo
Una filosofia che torna anche quando Salmo parla di ciò che, secondo lui, rende davvero efficace un concerto. Prima ancora di scenografie e dimensioni, c'è la necessità di abbattere la distanza tra chi sta sul palco e chi lo guarda. “Le tre cose più importanti per la riuscita di un live è riuscire a buttare giù il muro che c'è tra pubblico e artista, e VIP. Quindi fare in modo che la gente possa sentirti uno di loro. Ecco, questo è importante: il legame – prosegue - poi ci sono gli aspetti tecnici, sicuramente l'audio è significativo. Puoi suonare molto bene sul palco, ma se l'audio fa schifo, il tuo concerto farà schifo”. Ma un grande live, per lui, non si esaurisce nella tecnica. C'è qualcosa di più difficile da misurare e proprio per questo fondamentale: la vibrazione che un artista riesce a trasmettere, ed è questo il terzo tassello. “E poi è molto importante la vibrazione, a quale frequenza vibri. Perché gli artisti sul palco sono lo specchio delle persone. Se tu sei preso bene, loro si prenderanno bene. Se tu sei preso male, andrà a finire male. Quindi l'attitudine, il modo, la sincerità sono imprescindibili”, sottolinea.
Un nuova canzone sull'oggi
Dalla dimensione del palco a quella della musica nuova, il passaggio è quasi naturale. Salmo ha infatti annunciato l'uscita di una nuova canzone, prevista per il 31 luglio. E la frase “L'arte nasce dove siamo costretti a resistere”, scelta per introdurla, svela un brano profondamente legato al presente. “Quella frase anticipa una canzone che esce fuori il 31 di questo mese. La canzone è un po' una sorta di rigurgito di tutto quello che stiamo vivendo in questo momento. Penso che l'arte ogni tanto debba essere messa a servizio dell'attualità, per poter dire la verità, per poter reagire a tutto quello che succede. E assolutamente l'arte serve per resistere, per resistere ai poteri forti. E io ho la possibilità di poter resistere con la mia musica”, argomenta il rapper. E se la musica di Salmo nasce anche dalla necessità di reagire a ciò che lo circonda, la sua idea di performance si è formata anche guardando chi, prima di lui, ha saputo trasformare un concerto in qualcosa di più di una semplice esecuzione.
L'incontro con Vasco
È il caso di Vasco Rossi, con cui Salmo ha avuto modo di parlare durante quest'estate. “Con Vasco abbiamo fatto una chiacchierata non troppo lunga, però ci siamo detti l'essenziale. Abbiamo parlato di rock, di rock and roll, abbiamo parlato di testi, abbiamo parlato di cantautori, abbiamo parlato di Sixto Rodriguez, che è un cantautore americano vecchia scuola – svela Salmo - e poi mi ha dato un po' di consigli, mi ha detto delle cose molto belle riguardo alle interpretazioni delle canzoni in live. Perché quando ero ragazzino non capivo Vasco Rossi, forse ero troppo piccolo, non faceva parte della mia generazione. Ho capito Vasco Rossi dal live. L'ho visto suonare dal vivo e lì ho compreso la sua grandezza. Mi colpì molto la sua interpretazione. Interpretava le canzoni come se fosse un attore. Ci credeva fino in fondo, c’era sempre la verità. Ne abbiamo parlato e lui mi ha detto: ‘Ho visto fare questa cosa da Gino Paoli’”.
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