'You can't start a fire without a spark', non puoi accendere un fuoco senza una scintilla. La scintilla che ha acceso il fuoco illuminando la carriera di Ryan Bingham, dopo alcuni anni di onesto mestiere, giunge nel 2009 quando è chiamato a interpretare due canzoni (e una piccola parte nella pellicola) per la colonna sonora del film 'Crazy heart' interpretato da Jeff Bridges - che si è aggiudicato il Premio Oscar per questa prova - per la regia di Scott Cooper. Quelle due canzoni sono "I don't know" e "The weary kind". Quest'ultima scritta dallo stesso Bingham insieme a T Bone Burnett. "The weary kind" è la scintilla. Nel 2010, grazie a quella canzone, Ryan vince il Golden Globe per la migliore canzone originale. Dopo di che si aggiudica anche il Premio Oscar per la migliore canzone originale e il Grammy Award. E ancora, è la canzone dell'anno agli Americana Music Association Awards. Un trionfo a tutto tondo.
In 'Crazy Heart' si racconta la storia di un attempato cantante country alla deriva musicalmente e umanamento. Non è proprio la storia di Ryan Bingham, ma anche il 45enne musicista di stanza in Texas ha vissuto una vita dove non sono mancate le difficoltà e i voltafaccia della sorte. Crescendo con due genitori alcolizzati (con un padre suicida), lavorando in un ranch, nei rodeo e nei giacimenti petroliferi, prima di rendersi conto che la passione per la musica gli avrebbe potuto regalare un futuro. "Per la maggior parte del tempo avevo un lavoro diurno, facevo lavori pesanti nell'edilizia oppure scavando buche. Potevo andare in un piccolo bar e guadagnare in un paio d'ore più o meno la stessa cifra che guadagnavo scavando buche tutto il giorno. È stato allora che ho capito... se riuscivo a guadagnare 100 dollari a sera suonando la chitarra nei bar, era decisamente meglio che scavare buche."
Da quel magico 2010 il suo nome si è guadagnato una certa notorietà e rispetto. Da allora i suoi album hanno ottenuto una buona attenzione. Una attenzione che certamente riceverà anche il nuovo "They call us the luck ones" che giunge a sette anni di distanza da "American love song" (leggi qui la recensione). Un disco che ha registrato con una nuova band, i Texas Gentlemen, composta da Ryan Ake (chitarra), Daniel Creamer (piano e organo), Paul Grass (batteria e percussioni) e Scott Lee (basso). A questi si sono aggiunti Richard Bowden (violino e mandolino) e Cody Huggins (chitarra elettrica, acustica, pedal steel).
Parlando del nuovo disco Ryan Bingham ha dichiarato con soddisfazione: “Questo album è probabilmente quello con cui mi sono divertito di più in assoluto. Ho sempre amato i dischi che suonano liberi, vivi, ruvidi, con un po’ di soul, dove le imperfezioni del momento restano dentro. Lavorare con musicisti talentuosi come i Texas Gentlemen mi ha permesso di spingere in quella direzione come mai prima. Tra noi c’era un’intesa non detta su ciò di cui ogni brano aveva bisogno, così abbiamo registrato quasi tutto dal vivo, con pochissime sovraincisioni, lasciando che fosse il feeling a guidarci. Finalmente sentivo di catturare queste canzoni esattamente come le avevo sempre immaginate. Non vediamo l’ora di portarle in tour e condividerle con i fan”.
In "They call us the luck ones", come suo solito, Ryan Bingham ritrae l'America che conosce meglio: quella delle strade blu e delle cittadine lontane dalle metropoli, quella della gente che conduce la propria vita tra grandi sogni e fatiche quotidiane, quella di chi a volte gli può girare bene e a volte – purtroppo – gli può girare male. E là fuori è Texas.
Tracklist:
1. The Lucky Ones
2. Let The Big Dog Eat
3. I Got A Feelin’
4. Twist The Knife
5. Americana
6. Cocaine Charlie
7. Blue Skies
8. Relevance
9. Ballad of The Texas Gentlemen
10. I’m A Goin’ Nowhere
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link