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Ron Wood: "Noi Stones abbiamo bisogno di qualcuno che dia ordini"

22.08.2026 Scritto da Redazione Rockol

Ronnie Wood è nei Rolling Stones da 51 anni, ma non sembra avere alcuna intenzione di considerare il passare del tempo come un motivo per rallentare. La band, che esisteva già da diversi anni quando il chitarrista ne entrò a far parte, è tornata in studio con un nuovo album, “Foreign Tongues”, che secondo Wood è tutt'altro che un'operazione nostalgica.

Il merito, almeno in parte, è del produttore Andrew Watt, capace di riportare gli Stones a una disciplina in studio che Wood associa agli anni d'oro del gruppo, quelli in cui un nuovo disco arrivava con maggiore regolarità. Il risultato è un album nel quale Wood, Mick Jagger e Keith Richards affrontano anche temi legati alla situazione politica e sociale contemporanea, compresa quella che definiscono la «malattia che pervade il paese».

«È merito di Andrew Watt, di quel suo entusiasmo. È un ragazzo giovane con una grande passione, è un fan, e può dimostrare con i fatti ciò che dice perché sa suonare. Quindi lo abbiamo ascoltato», spiega Wood, intervistato da "Classic Rock". Il metodo di lavoro ha riportato la band a una frequenza di pubblicazione che non si vedeva da tempo. «È un po' come ai tempi del produttore Jimmy Miller, quando i Rolling Stones pubblicavano un album ogni due anni. Siamo tornati a quel ritmo, il che è fantastico. Ora la gente non deve più aspettare dieci o dodici anni tra un album e l'altro».

Per Wood, il ruolo di Watt è stato anche quello di imporre alla band una tabella di marcia precisa. Gli Stones, ammette, hanno bisogno di qualcuno disposto a impartire ordini. «Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia ordini, che ci dica: "Dài, devi venire alle otto e voglio che tu abbia finito le tue parti"», racconta. Il produttore avrebbe fatto lo stesso anche con Keith Richards: «"Nel corso della prossima settimana, voglio che tu abbia finito tutte le tue parti di chitarra, Keith". E Keith rispondeva: "Cosa intendi? Le farò quando voglio". Lui diceva: "No, le farai quando te lo dico io. E inizierai subito". E lui: "Oh, va bene allora"».

Per Wood, riuscire a confrontarsi con Richards in questo modo richiede una personalità particolare: «Ci vuole un uomo fuori dal comune per riuscire a conversare con Keith su una cosa come dargli ordini. È una cosa positiva».

Per ora non è previsto un tour degli Stones a supporto di "Foreign Tongues" nel 2026, ma Wood non esclude un ritorno sul palco l'anno prossimo. «Speriamo. Voglio dire, non quest'anno, ma magari il prossimo. Ci piacerebbe molto», afferma. «È ovvio che ci piacerebbe, perché gli Stones... Io e Mick non smettiamo mai di voler suonare».

Nel frattempo, Wood porterà in tour la propria band solista per mantenersi in allenamento: «Bisogna farlo. Bisogna mantenere viva la passione, mantenere viva la musica. E continuare a inventare cose e a rendere omaggio alle epoche passate». Se gli Stones potranno partire per un tour nel prossimo anno, aggiunge, «facciamolo. Questo è il nostro atteggiamento». Resta naturalmente la questione delle condizioni fisiche di Keith Richards e, in particolare, della sua artrite. Wood però non vuole fare previsioni: «Tutto è possibile. È come lanciare una moneta e vedere cosa succede. Abbiamo sempre giocato così».

Quando gli viene fatto notare che, mentre molte persone della sua generazione iniziano a parlare di età e pensione, i Rolling Stones continuano a registrare e andare in tournée, Wood respinge completamente il concetto. «Oh mio Dio! No, non puoi parlare di queste cose! Non mi interessano i numeri. Sono solo numeri». Il chitarrista arriva persino a mettere in discussione il concetto stesso di tempo: «Sai, il tempo in realtà non esiste. Siamo solo noi umani ad avergli dato un'etichetta. Einstein diceva che il tempo non... sai, il tempo è ciò che tu ne fai. Ed è vero, no?».

Una filosofia che assume un peso ancora maggiore considerando ciò che Wood ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Il musicista racconta infatti di aver combattuto contro il cancro in due occasioni. «Sì. Beh, ho affrontato il cancro due volte, l'ho sconfitto e ora eccomi qui», dice. «Ho ricevuto la conferma di guarigione completa solo pochi mesi fa».


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