Gli anni Novanta furono un periodo particolarmente intenso e di grande soddisfazione per il produttore Michael Beinhorn. Dopo aver collaborato con musicisti del calibro di David Byrne, Herbie Hancock, Brian Eno e Nile Rodgers negli anni Ottanta, si distinse nella casa del rock producendo album come, tra gli altri, "Mother's Milk" dei Red Hot Chili Peppers, "Grave Dancers Union" dei Soul Asylum, "Celebrity Skin" (leggi qui la recensione) delle Hole, "Ozzmosis" di Ozzy Osbourne e "Untouchables" (leggi qui la recensione) dei Korn.
Tra i vari lavori in cui si è impegnato uno dei più riusciti è stato senza dubbio il quarto album dei Soundgarden, "Superunknown" (leggi qui la recensione), che fece assurgere al ruolo di star il gruppo di Seattle composto dal cantante Chris Cornell, il chitarrista Kim Thayil, il bassista Ben Shepherd e il batterista Matt Cameron. Le sedute di registrazione non furono delle più semplici, come ricordato dal produttore in una sessione di domande e risposte su Reddit in cui ha parlato anche dei Red Hot Chili Peppers.
Ma non usciamo dal seminato. A proposito della registrazione di "Superunknown" Beinhorn ricorda: "È stata... un'esperienza incredibile. Una delle sedute di registrazione più difficili che abbia mai fatto. Io e la band non eravamo d'accordo sull'approccio generale, quindi c'era molta tensione. A dirla tutta, sono sorpreso che non mi abbiano subito licenziato!".
Ha continuato ancora perseguendo la identica linea di pensiero: "È stata dura. Il problema principale era come stavo producendo il disco, in termini di suoni degli strumenti. Credo che si aspettassero una registrazione relativamente veloce e all'improvviso ecco questo tizio che conoscono a malapena, che passa una settimana a cercare un suono di batteria. Si sono mostrati piuttosto scontrosi, soprattutto Matt (Cameron, ndr). Capivo la loro irritazione, ma dal mio punto di vista mi avevano assunto per fare un lavoro per loro e così avrei fatto. Sapevo che per loro questo era un disco importante, lo era anche per me, e se avessimo trascurato qualcosa le conseguenze si sarebbero riflesse sul risultato finale e non avrei permesso che ciò accadesse. Se mi avessero licenziato per aver fatto il mio lavoro, pensavo che sarebbe stata una vera e propria sventura."
Michael Beinhorn aveva fama di essere un perfezionista e in passato questo suo essere puntiglioso lo aveva portato ad avere qualche discussione con altri artisti. Ma in sala di registrazione ci furono anche dei momenti divertenti. "Chris (Cornell, ndr) era un personaggio interessante perché riusciva a passare dall'essere un po' cupo a istericamente divertente in pochi secondi. Ogni tanto, quando registravamo le tracce guida, Chris si lanciava in canzoni improvvisate che inventava sul momento. Una di queste si intitolava 'Bing Bing Goes To Temple', ed era il tributo comico di Chris alle mie radici ebraiche. Inutile dire che ne rimasi profondamente toccato, mentre mi rotolavo per terra dalle risate."
Un utente di Reddit ha chiesto conferma a Beinhorn se rispondesse a realtà il fatto che uno dei suoi propositi, per "Superunknown", fosse quello di "deprodurre" la voce di Chris Cornell, perché l'istinto del cantante era di "fare troppo". Questa la risposta del produttore: "Non direi che cercavo davvero di 'deprodurre' la voce di Chris. Cercavo di ottenere più emozione dalle sue performance, avevo la sensazione che spesso si trattenesse molto. Volevo che si connettesse di più e fosse maggiormente espressivo. Ecco perché gli feci ascoltare alcune canzoni di Frank Sinatra, per aiutarlo a capire come un cantante diverso, in uno stile musicale completamente diverso, usasse il fraseggio vocale come strumento espressivo."
"Superunknown" uscì nel marzo 1994 e fu un grande successo, vendette sei milioni di copie solo negli Stati Uniti e, l'anno successivo, si aggiudicò due Grammy Awards: Miglior Performance Hard Rock per "Black Hole Sun" e Miglior Performance Metal per "Spoonman".
Tempo più tardi il bassista dei Soundgarden Ben Shepherd ricordò così quell'esperienza: "Col senno di poi, non avrei fatto nulla di diverso. Per me, Beinhorn era un innovatore. Pensava totalmente fuori dagli schemi."
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