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Questa maschera non nasconde, ma rivela

03.07.2026 Scritto da Claudio Cabona

“Questa maschera non mi nasconde, mi rivela”. Lo rappa Salmo, che anni fa, facendo un live a Carnevale con una maschera da teschio, comprata in un negozio e poi ritagliata, ha creato l’immaginario di Hellvisback. Le maschere, per molti artisti e band, non sono travestimenti, ma esaltazioni del proprio essere. Ce lo ricorda MF DOOM: la sua è nata dall'unione tra l'iconografia del supercattivo Marvel Dottor Destino e l'elmo del film Il Gladiatore. Il rapper l'ha adottata ribellandosi all'industria che premiava e premia troppo spesso l'aspetto fisico rispetto alla qualità della musica. Lo stesso istinto che spinse il fumettista Jamie Hewlett e Damon Albarn ad andare persino oltre, realizzando una band virtuale, i Gorillaz, contro l’ossessione per l’immagine della tv anni ’90.

Anche i caschi robotici dei Daft Punk non sono stati un semplice orpello estetico, ma uno strumento che ha permesso di coniugare mistero e tutela della privacy. Il film “The Phantom of the paradise" e i Rockets hanno fortemente influenzato questa scelta. I Kiss hanno portato all'estremo il concetto di "trucco di scena": i loro personaggi hanno preso spunto dal glam rock di David Bowie, maestro del trasformismo, dai film horror, dai fumetti e, come confermato da Paul Stanley, dagli spettacoli di Alice Cooper. Maschere horror e tute da carcerato sono state alla base della storia degli Slipknot: ogni componente si manifesta attraverso quello che indossa. Nate per impressionare, oggi assumono un significato diverso, come spiegato dalla formazione metal, in antitesi al livellamento e all’omologazione dei corpi causata dai social e dalla società dell’immagine.

In Italia, oltre ai più recenti Liberato e TonyPitony, i mascherati per eccellenza sono i Tre Allegri Ragazzi Morti: la maschera da teschio disegnata da Davide Toffolo è un piccolo grande miracolo del rock alternativo perché permette a chi la indossa di fermare il tempo, di essere parte di una comunità e di sentirsi vivo anche quando le ferite più profonde suggerirebbero il contrario. È un grande esorcismo, un paradossale inno alla vita come la Festa dei morti in America Latina da cui queste maschere sembrano provenire. 


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