Quando la morte si rivela un business. Nel caso di Dolly Parton, l'iconica regina del country, scomparsa lo scorso 25 agosto all'età di 80 anni dopo aver combattuto contro il cancro, bastano pochi numeri per capire quanto possa essere potente l'effetto della scomparsa di una star sul valore del proprio catalogo musicale. Nelle ore successive alla scomparsa, il catalogo della cantautrice ha registrato - come spesso avviene in questi casi - un'impennata degli ascolti sulle piattaforme digitali, trasformando quei numeri in un significativo flusso di royalties per i titolari dei diritti.
I dati, prima di tutto
Secondo i dati di Luminate, sistema di informazione e di tracciamento delle vendite, il 25 agosto - giorno della morte di Parton - gli ascolti audio e video della discografia della voce di "Jolene" negli Stati Uniti sono passati dagli 1,2 milioni del giorno precedente a 30,5 milioni: un aumento del 2458% (avete letto bene: duemilaquattrocentocinquantotto percento). A livello mondiale, nella stessa giornata, gli stream hanno raggiunto 41,8 milioni. Per provare a tradurre questi numeri in denaro si può utilizzare come riferimento il Music Economics Report di Duetti, che stima in circa 3,41 dollari ogni mille stream il compenso medio aggregato destinato ai titolari delle registrazioni sulle principali piattaforme. La media tiene conto di valori molto diversi tra loro: circa 3 dollari per mille stream su Spotify, 6,20 su Apple Music, 4,80 su YouTube e 8,80 su Amazon Music. Applicando questo parametro ai 41,8 milioni di stream globali del 25 agosto, si ottiene una cifra nell'ordine dei 142 mila dollari - circa 122 mila euro - generati dalle registrazioni. Ma il dato più sorprendente arriva dal giorno successivo. A 48 ore dalla morte di Parton, mercoledì 26 agosto, il catalogo della cantautrice aveva raggiunto 79,7 milioni di stream audio on-demand a livello mondiale, abbastanza da rendere la cantautrice l'artista più ascoltata al mondo in quella giornata. Applicando nuovamente lo stesso parametro, si arriva ad altri circa 272 mila dollari, vale a dire circa 235 mila euro. In soli due giorni, dunque, la stima supera i 414 mila dollari di royalties - 357 mila euro - potenzialmente generate dalle registrazioni (i 41,8 milioni del 25 agosto comprendono audio e video, mentre i 79,7 milioni del 26 agosto si riferiscono solo agli stream audio on-demand: Le due grandezze, quindi, non sono perfettamente comparabili e il calcolo va considerato come una stima indicativa dell'ordine di grandezza, non come un rendiconto contabile).
Quanto di quei soldi è andato agli eredi?
È importante, però, fare una precisazione: non si tratta di una somma incassata direttamente dagli eredi di Dolly Parton (che non aveva figli: ad annunciare la scomparsa della cantautrice è stato il nipote Bryan Seaver, figlio della sorella Cassie). La catena dei pagamenti è molto più complessa: alcuni master possono essere di proprietà o essere amministrati da case discografiche, intervengono distributori e altri intermediari e, in diversi casi, i brani sono stati scritti insieme ad altri autori o coinvolgono differenti titolari dei diritti. Un dato però è importante. Per tutta la sua carriera, Parton ha prestato grande attenzione alla proprietà e al controllo dei propri diritti musicali. Reuters, ricostruendo il suo patrimonio dopo la morte, ha stimato in circa 120 milioni di dollari il valore del suo catalogo musicale. E Parton non era soltanto l'interprete di molti dei suoi successi: era anche autrice. Tra i brani che hanno beneficiato maggiormente dell'ondata di ascolti ci sono “Jolene”, “9 to 5”, “I Will Always Love You”, “Coat of Many Colors” e “My Tennessee Mountain Home”. Questo significa che l'eredità può beneficiare, per una parte significativa del consumo del catalogo, non soltanto delle royalties legate ai master, cioè alle registrazioni, ma anche dei relativi diritti editoriali e d'autore.
E non c'è stato soltanto lo streaming
L'esplosione dei consumi digitali è stata accompagnata da un'impennata ancora più spettacolare nelle vendite. Negli Stati Uniti, sempre secondo i dati Luminate riportati dalla stampa, le vendite di album e brani di Dolly Parton sono aumentate di oltre il 7700% - anche qui avete letto bene: settemilasettecento percento - rispetto al periodo precedente. Nella settimana compresa tra il 21 e il 27 agosto 2026, che comprende quindi i primi tre giorni successivi alla morte, Parton ha totalizzato negli Stati Uniti: 116,7 milioni di stream; 144 mila download; 27 mila album venduti; circa 150 mila unità equivalenti complessive (vendite fisiche più stream e download convertiti in vendite fisiche). Anche in questo caso è possibile costruire una stima economica, utilizzando valori medi di mercato. Per il solo mercato statunitense, lo streaming potrebbe aver generato nell'ordine di 350-450 mila dollari, mentre i download dei brani potrebbero aver prodotto altri 140-185 mila dollari. A questi si aggiungono le vendite e i download degli album, che possono essere stimati in circa 250-400 mila dollari. Il risultato è un ordine di grandezza compreso tra 800 mila e 1 milione di dollari di ricavi discografici generati negli Stati Uniti nella sola settimana della morte. Anche questa, naturalmente, è una stima dei ricavi generati dal consumo del catalogo, non della somma finita nelle tasche degli eredi.
Il conto potrebbe essere molto più alto
Se si allarga lo sguardo oltre gli Stati Uniti e oltre lo streaming, le cifre crescono ancora. Alla musica registrata e ai download bisogna infatti aggiungere il publishing, le royalties radiofoniche, le sincronizzazioni per film, serie televisive e pubblicità, gli utilizzi internazionali del repertorio e le vendite fisiche. Una stima ragionevole dei ricavi musicali complessivamente generati nei primi giorni dopo la morte potrebbe collocarsi intorno a 1,5-2 milioni di dollari, forse qualcosa di più. Ed è solo l'inizio.
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