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Quando Neil Diamond disse a Bob Dylan: "Prova a superarmi"

18.05.2026 Scritto da Paolo Panzeri

"The Last Waltz", il film di Martin Scorsese, è molto di più di un film concerto. Venne pubblicato nel 1978 e documenta l'ultima esibizione dal vivo della Band al Winterland Ballroom di San Francisco il 25 novembre 1976. La lista degli ospiti che parteciparono all'ultimo valzer della Band è di quelle più uniche che rare: Muddy Waters, Eric Clapton, Van Morrison, Neil Young, Joni Mitchell, Bob Dylan e moltissimi altri ancora.

Tra quanti salirono sul palco quella sera, uno pareva essere davvero fuori contesto. Contesto musicale, si intende. L'intruso, detto con rispetto, Neil Diamond propose il suo successo del 1976 intitolato "Dry Your Eyes". Leggenda vuole che dopo la sua performance al cantante che lo seguiva in scaletta, niente meno che Bob Dylan, disse in tono di sfida: "Superami!". Dylan avrebbe risposto: 'Cosa devo fare, addormentarmi?'. Questo è ciò che attiene alla leggenda, in realtà Diamond avrebbe poi raccontato la sua versione su come andarono realmente le cose.

Ma perché Neil Diamond suonò all'addio della Band alle esibizioni dal vivo? Ad ideare e promuovere il concerto fu il chitarrista del gruppo Robbie Robertson che voleva portare sul palco gli artisti che rappresentavano al meglio la musica americana, sia i suoi contemporanei, ma anche chi come il bluesman Muddy Waters era di una generazione precedente ma aveva contribuito a porre le basi della musica della Band.

Robertson voleva ci fosse anche Diamond come rappresentante della tradizione del periodo del Brill Building di New York che negli anni Cinquanta e Sessanta fu il centro dell'industria musicale americana. Diamond era visto da Robertson come anello di congiunzione con l'epoca del cantautorato pop più classico. Non tutti erano convinti di questa scelta. Primo fra tutti il batterista della Band Levon Helm che sottolineò come Robbie Robertson aveva appena prodotto l'album di Neil Diamond, "Beautiful Noise", che includeva "Dry Your Eyes", canzone scritta a quattro mani da Diamond e Robertson. Insomma, Helm accusò Robertson di autopromozione. Riportò Helm: "Robbie mi chiamò e disse: 'Beh, Neil è come Tin Pan Alley. Quella scena del Brill Building degli anni Cinquanta, cantautori come Doc Pomus'". Levon Helm rispose puntuto: "Perché non prendiamo direttamente Doc Pomus?".

Gli invitati aumentavano di giorno in giorno, allora qualcuno propose di escludere dal bill Muddy Waters. Levon Helm si infuriò e minacciò di andarsene. "Ero di pessimo umore. Ringhiai: 'Andate a dire a Robertson di dire a Neil Diamond che non sappiamo nemmeno chi cazzo sia!'".

Ma la storia tra Diamond e Dylan? Fu Ron Wood dei Rolling Stones, altro ospite della serata, a regalare l'aneddoto dello scambio di battute tra Neil Diamond e Bob Dylan nel corso di un'intervista con la rivista Q nel 1992. Nel 2010 il magazine Rolling Stone allora chiese a Diamond di fare luce su quanto accadde veramente quella sera, il musicista newyorkese spiegò come l'incontro con Dylan fosse stato solo uno scherzo e che inoltre fosse avvenuto prima della sua esibizione e non dopo. "Stava accordando la chitarra, io mi sono avvicinato e gli ho detto: 'Sai, Bob, quelli là fuori sono miei fan'. Mi guardò con aria interrogativa. Lo dissi per scherzo, ma credo che lo abbia un po' spronato e fece una performance fantastica. Fu una bella serata, una serata emozionante. Sono stato contento di farne parte."

 


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