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Quando Michael Jackson conquistò la vetta come solista, a 14 anni

14.10.2025 Scritto da Elena Palmieri

Aveva soltanto quattordici anni quando, il 14 ottobre 1972, Michael Jackson raggiunse per la prima volta, con un brano solista, la vetta della "Billboard Hot 100", la classifica americana dedicata ai singoli. La canzone era "Ben", una tenera ballata sull’amicizia tra un ragazzo e un ratto, scritta per il film omonimo del 1972, spin-off dell'horror del 1971 "Willard e i topi". Nel lungometraggio la canzone fu interpretata da Lee Montgomery, mentre Michael Jackson ne cantò la versione dei titoli di coda. Nonostante l'insolita origine cinematografica, il brano diventò il primo grande successo solista del ragazzo prodigio che, fino ad allora, era stato la voce più luminosa e riconoscibile dei Jackson 5. Per Michael si realizzò così un primo punto culminante della sua leggendaria carriera.

Con "Ben", Michael Jackson non solo si staccò simbolicamente per la prima volta dall’orbita familiare, ma dimostrò di possedere una maturità interpretativa che andava ben oltre la sua età: una voce capace di trasformare una canzone nata per accompagnare un film in un classico della musica pop. Scritta da Don Black e Walter Scharf e inizialmente destinata a Donny Osmond — troppo impegnato in tour per poterla registrare — "Ben" fu quindi affidata a Jackson, che la incise per la Motown. Il brano, pubblicato come singolo, rimase per una settimana al numero uno negli Stati Uniti, conquistò il primo posto anche in Australia e raggiunse il settimo nella classifica britannica. Non era solo l’ennesimo trionfo di un artista della scuderia Motown, ma l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del pop, segnando l'ascesa di un adolescente che, dopo aver fatto ballare il mondo con "I want you back", ora lo commuoveva con un brano intimo, tenero, quasi fragile nella sua semplicità.

La canzone venne inclusa nell'album omonimo, pubblicato il 4 agosto 1972, che rappresentò per Jackson la seconda vera dichiarazione come artista solista dopo "Got to be there". Registrato mentre Michael ancora nel pieno della sua carriera con i Jackson 5, il disco "Ben" mescolava brani originali e cover, spaziando tra soul, pop e accenni orchestrali che mettevano in risalto la versatilità e la profondità emotiva della sua voce. Accanto alla title track, spiccavano canzoni come "Everybody’s somebody’s fool" e "My girl", reinterpretate con un candore e una dolcezza che rivelavano già la tensione tra l’innocenza dell’età e la consapevolezza di un talento fuori dal comune. "Ben" non fu un album rivoluzionario sul piano sonoro, ma segnò il continuo del percorso individuale di un artista che iniziava a guardare oltre i Jackson 5, verso una libertà espressiva che avrebbe trovato piena realizzazione solo anni dopo, con "Off the wall" e "Thriller".

Il successo di "Ben" portò a Michael Jackson un Golden Globe come Miglior Canzone e una nomination all’Oscar per la Miglior Canzone Originale nel 1973 - perdendo contro "The morning after" di Maureen McGovern, tratta da un altro film del 1972, "L’avventura del Poseidon". L'occasione regalò al giovane Jackson di esibirsi dal vivo durante la cerimonia degli Academy Awards, in una performance che è ancora tra le più viste in rete. Con "Ben", Michael Jackson divenne il terzo artista solista più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica americana dei singoli: dopo Stevie Wonder che aveva 13 anni quando "Fingertips" raggiunse il numero uno, e lo stesso Donny Osmond, che non aveva ancora compiuto 14 anni quando "Go away little girl" arrivò in cima alla chart nel 1971. Da lì in avanti, nulla sarebbe più stato lo stesso per Michael Jackson: quel ragazzo di 14 anni aveva appena aperto la strada al mito che, un decennio dopo, avrebbe conquistato il mondo.

(Articolo originale su Rockol.it)

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