Sì, certo: “Last Christmas”, i milioni di dischi venduti in tutto il mondo, il successo planetario di George Michael e Andrew Ridgeley e un posto garantito nella storia del pop degli Anni ‘80. Ma c'è una storia sugli Wham! che in pochi conoscono. Una vicenda che intreccia musica, diplomazia e Guerra Fredda, culminata in una duplice impresa destinata a entrare nella storia. Nel 1985 il duo britannico riuscì infatti in quella che sembrava una missione impossibile: diventare il primo grande gruppo pop occidentale autorizzato a esibirsi nella Cina comunista. Un evento che andava ben oltre la musica e che rappresentava uno dei primi segnali dell'apertura del Paese verso la cultura pop occidentale. Ma dietro quel primato storico si consumò anche una sfida tutta interna all'industria musicale. Gli Wham!, infatti, non erano gli unici a puntare a quel traguardo: anche i Queen stavano lavorando per ottenere il via libera delle autorità di Pechino. Ne nacque una sorta di gara diplomatica: la racconta il documentario “Wham! 10 Days in China”, che uscirà il prossimo 28 luglio nei cinema di tutto il mondo. Diretto da Mike Christie e prodotto da Sony Music Vision, il film - che arriva in un anno all'insegna delle celebrazioni per i fan degli Wham! e di George Michael, dopo la ristampa di "Faith" di Sony Music: il disco è tornato nei negozi alla vigilia del quarantennale a più di dieci anni dall'ultima ristampa - celebra proprio l’impresa epocale di George Michael e Andrew Ridgeley del 1985. Spoiler: a vincere la sfida furono proprio gli Wham!, grazie a una strategia destinata a cambiare la storia del pop.
Le ragioni della vittoria degli Wham sui Queen
L’artefice del sorpasso degli Wham! sui Queen fu l’allora manager del duo britannico, Simon Napier-Bell, che nel 2024 ha raccontato in un’intervista alla BBC che la scelta delle autorità cinesi fu favorita da una strategia che metteva in risalto l’immagine più rassicurante degli Wham! rispetto a quella dei Queen di Freddie Mercury. George Michael e Andrew Ridgeley incarnavano un’immagine giovane, colorata e commerciale, fatta di melodie orecchiabili e di un entusiasmo considerato innocuo. I Queen, al contrario, erano una band più complessa: la personalità travolgente e l’estetica audace di Freddie Mercury era meno facilmente controllabile agli occhi dei funzionari cinesi. È proprio da quell’intervista che è nato il progetto del docu-film. Il viaggio degli Wham! in Cina faceva parte di un piano audace di Napier-Bell per conquistare i media di tutto il mondo e accrescere la popolarità del duo, in modo da poter lanciare poi un tour negli stadi statunitensi. George Michael e Andrew Ridgeley si ritrovarono a svolgere il ruolo inaspettato di ambasciatori culturali, introducendo la musica pop occidentale a un pubblico che non la conosceva.
L'arrivo in aeroporto
Fu nell'aprile del 1985 che gli Wham! sbarcarono a Pechino per iniziare il loro storico tour, diventando il primo gruppo pop occidentale a esibirsi nella Cina comunista: «Non c'era tanta gente quanta ne aveva accolta i Beatles», dice Ridgeley nel documentario, paragonando l’accoglienza riservata a lui e a Michael al famoso arrivo dei Fab Four in America nel 1964, quando i Beatles fecero una visita a Hong Kong (ma senza esibirsi). Ad aspettare gli Wham! in aeroporto non c’erano fan urlanti, ma solo alcuni giornalisti curiosi di conoscere da vicino quel duo arrivato dal Regno Unito: «Fu una cosa molto più sobria. Nessuno sapeva della nostra presenza lì in quel momento». Il gruppo arrivò con una troupe per documentare il viaggio. Molti cinesi non avevano familiarità con le star occidentali e con quel livello di attenzione mediatica: alcuni guardavano George e Andrew con curiosità quasi antropologica. Il viaggio fu costruito anche come grande evento culturale: visite ai luoghi simbolici, incontri ufficiali e immagini della band davanti ai monumenti cinesi. Per molti giovani cinesi fu una delle prime finestre sulla cultura pop occidentale.
Cosa si vedrà nel documentario
Il documentario “Wham! 10 Days in China” include filmati rimasterizzati del viaggio e interviste con membri del pubblico che raccontano come i concerti abbiano aperto loro gli occhi su possibilità che non avrebbero mai immaginato, ispirando alcuni a diventare cantanti o DJ. Piccola curiosità: quando gli Wham! salirono sul palco del Workers’ Gymnasium di Pechino, il pubblico non sapeva bene come comportarsi. I ragazzi seduti in platea non erano mai stati a un concerto pop occidentale. Lo show non fu esattamente trionfo nel senso tradizionale del termine, tant’è che George Michael anni dopo lo avrebbe definito uno dei concerti più difficili della sua vita, pur riconoscendone l’importanza. La sua voce risuona nel documentario: «Avevamo una responsabilità, essendo i primi a far ascoltare vera musica pop occidentale a quelle persone». Ne è convinto anche Ridgeley: «Quel tour ha spinto molte persone a intraprendere un percorso di vita che altrimenti non avrebbero scelto. Quindi, a livello personale, credo che questa sia probabilmente l'eredità più potente e importante».
Dopo il tour cinese
Quattro mesi dopo il tour in Cina, gli Wham! intrapresero un tour negli stadi degli Stati Uniti con concerti tutti esauriti, capitalizzando sull'attenzione globale promessa da Napier-Bell. Meno di un anno dopo, nel giugno del 1986, il duo si esibì insieme per l'ultima volta al concerto d'addio, “The Final”, allo stadio di Wembley.
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