News

Paul McCartney non ha perso la bussola

22.05.2026 Scritto da Luca Perasi

Finalmente ci siamo arrivati. Sono passati cinque anni e mezzo da McCartney III, l’ultimo album di studio di Paul McCartney, che torna al suo pubblico con The Boys of Dungeon Lane, un disco dal titolo evocativo e molto personale. Da allora – era il dicembre 2020 – il mondo è passato attraverso la pandemia Covid, diverse guerre e numerosi sconvolgimenti di un ordine che consideravamo un guscio. Paul non ha perso la bussola in questo lustro e mezzo, continuando la propria carriera fatta di mille sfaccettature, tra concerti dal vivo, pubblicazione di libri, mostre fotografiche, riedizioni del periodo Wings e “l’ultima canzone dei Beatles”, “Now and Then”.

The Boys of Dungeon Lane non è (solo) un disco autobiografico, tantomeno nostalgico. Il passato è una fonte di ispirazione – ed è letto con gratitudine – ma si accompagna a un McCartney con i piedi ben piantati nel presente, e l’album non rinuncia alla consueta varietà di contesti sonori e stilistici. The Boys of Dungeon Lane è coprodotto da Andrew Watt, il quale da ultimo sta facendo collezione di nomi illustri (Rolling Stones, Elton John) e che per sua ammissione si è messo a disposizione di Paul, dando comunque un sostanzioso contributo strumentale e autorale, con cinque canzoni cofirmate. McCartney suona il resto degli strumenti, con poche eccezioni: Ringo alla batteria in un brano, alcune parti corali di Chrissie Hynde e Sharleen Spiteri, un paio di arrangiamenti per orchestra, legni e ottoni.
Ecco un track-by-track, al primo ascolto in anteprima, avvenuto nei giorni scorsi presso la sede della Universal a Milano durante l’unico ascolto di The Boys of Dungeon Lane.

“AS YOU LIE THERE”
McCartney ci ha abituato ad aperture stravaganti, ma questa è un unicum. Il brano si inaugura infatti con il suo parlato su una base delicata di chitarra acustica, ma a questa parte melodico-onirica segue un’esplosione sonora, con chitarre aggressive e McCartney nel suo registro vocale strappalaringe (!). Una sezione interessante, con un assolo dagli accenti blues, prima che il brano torni all’idea iniziale chiudendosi in modo circolare.

“LOST HORIZON”
Anche nel secondo brano del disco McCartney non rinuncia a proporre una certa aggressività, con chitarre di nuovo in evidenza. Il risultato è un brano ritmato, un pop-rock diretto, con un bel ritornello catchy. Il pezzo ha il sapore di certe cose di Flaming Pie.

“DAYS WE LEFT BEHIND”
Il brano che ha anticipato l’album, “Days We Left Behind” rimane, per intenzioni e atmosfera, uno dei migliori risultati di questo disco. McCartney riesce a fare della fragilità melodica ed emotiva un punto di forza; perché la potenza evocativa della canzone è innegabile, impreziosita da un arrangiamento che emana la luce abbacinante delle estati dell’infanzia e dell’adolescenza.

“RIPPLES ON A POND”
Il brano più pop del disco, anche se prodotto in modo non smaccatamente commerciale, “Ripples on a Pond” conserva un che di rustico, di artigianale. Un bel pezzo ritmato, con voce di McCartney trattata e di nuovo le sonorità delle chitarre in risalto.

“MOUNTAIN TOP”
Il tocco psichedelico dell’album. “Mountain Top” prende il via in modo drammatico, con pianoforte e clavicembalo, e si fanno largo di nuovo alcune chitarre spigolose. Nell’intermezzo strumentale l’atmosfera si fa allucinata (del resto, Paul si è riferito ad alcuni “magic mushrooms” come fonte di ispirazione), mentre il finale sorprende per un cambio di ritmo, a velocità aumentata, pieno di riff e linee di chitarra.

“DOWN SOUTH”
Il brano più essenziale e “grezzo” del disco. Solo McCartney e la chitarra acustica ad accordi, uno stile quasi elementare per tornare ai ricordi degli anni Cinquanta, quando Paul e George si spostavano in autostop. C’è un accento blues in questa canzone.

“WE TWO”
Un mid-tempo di grande semplicità, costruito da Paul e Andrew Watt facendo conto solo su un registratore Studer a quattro piste di beatlesiana memoria. Chitarre e batteria grintose, basso e organo sono gli ingredienti dell’arrangiamento del pezzo, che si conclude col rumore del nastro che si riavvolge.

“COME INSIDE”
Se c’è un riferimento che gli appassionati hardcore di McCartney coglieranno qui, è un brano del suo alter ego Fireman, dal titolo “Highway” (Electric Arguments, 2008). Ecco allora un rock solido, con un riff continuo di chitarra elettrica, glissando di pianoforte, voce con evidente trattamento.

“NEVER KNOW”
A detta di Paul, ispirata a certe cose degli Eagles e Jon Mitchell, con una vibe da canyon. Un brano dall’incedere rilassato, un blues-rock con un’interessante parte strumentale.

“HOME TO US”
Il duetto Paul-Ringo, il secondo “singolo” lanciato per promuovere l’album, è grintoso e cantabile, una specie di coro di marinai, pieno di chitarre e voci. Funziona meglio nel contesto dell’album che come pezzo a sé stante.

“LIFE CAN BE HARD”
Qui comincia, a mio parere, la parte migliore del disco, quattro brani melodici che mettono in mostra il McCartney che fa venire ancora i brividi. “Life Can Be Hard” è il vero classico del disco, la canzone che probabilmente rimarrà come la più riuscita e rappresentativa di questo The Boys of Dungeon Lane assieme a “Days We Left Behind”. Il tema conduttore – che Paul aveva presentato in anteprima a Rick Rubin nel documentario McCartney, 3, 2, 1 del 2021, avendone intuito le potenzialità, peraltro confermate dal produttore stesso, che commentava, “è una di quelle cose che sembra esistano da sempre” – vi rimarrà in testa per giorni. Il brano saltella effervescente, con il suo arrangiamento squisitamente retrò, e Paul fonde malinconia e gaiezza come un novello Charlie Chaplin.

“FIRST STAR OF THE NIGHT”
L’intermezzo “esotico” dell’album è questa canzone scritta da Paul in Costarica in un giorno libero probabilmente durante il tour del 2024. Aperta dal rumore della pioggia scrosciante colta in loco, è una bella canzoncina acustica e leggera, che McCartney canta nel suo registro più acuto. Uno dei brani migliori dell’album, con la sua spensieratezza sognante.

“SALESMAN SAINT”
Dedicata a papà Jim e mamma Mary, “Salesman Saint” è un brano emozionante per vocazione, dal sapore antico. Paul la interpreta da vero balladeer blues-folk, e gli ombrosi accordi della sua acustica su un tappeto ritmico di spazzole evocano profumi umidi e colori distanti, e si può quasi scorgere il mare nebbioso della costa Ovest inglese. Un affresco della Liverpool a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, impreziosito da un incantevole passaggio vintage con clarinetti e archi.

“MOMMA GETS BY”
La produzione più “pomposa” del disco, con l’arrangiamento orchestrale di Ben Foster e Giles Martin, “Momma Gets By” è una ballata per pianoforte, una classica canzone d’amore in linea con il McCartney più dolce e romantico. L’apertura sognante con pianoforte e chitarra acustica mi ha ricordato per un attimo “The Back Seat of My Car” da RAM, e allora... grazie Paul.

Credo che ognuno troverà il suo McCartney anche in questo album: chi il melodista, chi il rocker, chi lo sperimentatore di suoni; del resto, è questa la sua cifra, un sound non identificabile in unico stile, eppure inconfondibile. E se anche voi vi ritroverete a cantare “life can be hard” dimenticando per un attimo le parole, come fosse la melodia di un usignolo in un mattino di primavera, allora Paul ha fatto centro ancora una volta, foss’anche solo per questo.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi