News

Ornella Vanoni, quando fu squalificata da Sanremo

21.01.2026 Scritto da Michele Bovi

Colpa del brano non originale: ma l’artista era assolutamente innocente. Tutto nato da un pasticcio consumato nella scuola musicale di Mogol che ha ripescato un provino piano e voce di quella canzone. 

Carlo Conti e Laura Pausini sul palco dell’Ariston di Sanremo dal 24 al 28 febbraio ricorderanno i tre protagonisti della storia del Festival venuti a mancare negli ultimi mesi: il recordman delle conduzioni Pippo Baudo, il decano dei direttori d’orchestra Peppe Vessicchio e l’inarrivabile interprete di otto edizioni Ornella Vanoni. Chissà se uno dei due presentatori ricorderà anche che esattamente trent’anni fa la giuria di Sanremo inflisse a Ornella la più cocente umiliazione della sua carriera?

Nel 1996 l’artista fu squalificata per plagio e neanche le consentirono di raggiungere l’Ariston per confrontarsi e tentare di difendersi con la commissione organizzatrice che aveva decretato la sua espulsione. Lei prese la cosa malissimo. In un’intervista al settimanale L’Espresso sparò a zero contro la manifestazione che definì «Festival corrotto, con il vincitore deciso a tavolino, in scambio clientelare tra case discografiche e organizzazione». Dalle colonne del Corriere della Sera le arrivò la risposta sprezzante di Pippo Baudo, conduttore e direttore artistico: «Solo sciocchezze. Un modo per sfogare il dolore di essere esclusa. Certo che da una signora tanta mancanza di classe non me l’aspettavo. Una volta usciti, non si cerca di rientrare per la finestra. Ma le primedonne, soprattutto se amareggiate, vogliono avere sempre ragione». Il fatto era che Ornella Vanoni aveva davvero ragione. Già alla vigilia era segnalata tra i favoriti per la vittoria. Aveva scritto personalmente il testo di “Bello amore”, la sua canzone: “Bello, bello amore / Amore bello che nessuno può negare / Ti vogliamo eterno / T'imploriamo in ginocchio di restare / Non andare via, che ci fai morire...”.

La squalifica non fu espressa con un’accusa formale di plagio, bensì come violazione del regolamento del Festival: i giudici – il paroliere Sergio Bardotti, il coreografo Gino Landi, il musicista Marco Diano, la funzionaria Rai Sandra Bemporad – decisero per l’applicazione dell’articolo 18, quello che stabilisce che la canzone in gara non può essere stata precedentemente eseguita e ascoltata in pubblico. In realtà si trattava di un classico autoplagio, non del testo dell’incolpevole Vanoni bensì della musica: con la stessa melodia erano state create due canzoni.

La circostanza già allora non rappresentava una novità: la discografia italiana e gli archivi della Siae abbondavano di casi del genere. Anche illustri: “Luci a San Siro”, il maggiore successo del cantautore Roberto Vecchioni, scritto nel 1971 con Andrea Lo Vecchio, era già stato inciso mesi prima da Rossano con un altro testo e il titolo “Ho perso il conto” sempre a firma Vecchioni-Lo Vecchio. Nel 1972 Mia Martini incise “Neve bianca” e Ivana Spagna pubblicò “Ari Ari”, identica melodia con titoli e testi diversi composti dagli stessi autori: Bruno Lauzi e i fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda.

Ma Sanremo è Sanremo e l’articolo 18 faceva fede. Almeno nel caso di “Bello amore”. A sostituire la squalificata Vanoni fu, come da regolamento, un altro cantante della sua casa discografica, Enrico Ruggeri che non si fece scrupoli nel confessare che prima del Festival aveva fatto ascoltare la sua canzone “L’amore è un attimo” ad almeno cento persone.

Il caso di “Bello amore” nasceva da un guazzabuglio concepito nel Centro Europeo Toscolano, la scuola di perfezionamento musicale fondata e animata da Mogol. Quella melodia era stata composta dall’allievo del CET Giuseppe “Gioni” Barbera e accostata al testo scritto da un’altra allieva, Cecilia, con il titolo “Mare mare”. Ad eseguirla in un paio di occasioni – nel saggio annuale del CET al teatro di Avigliano Umbro e al raduno Vallemaria Recording di Ancona – era stata Emilia Pellegrino, anche lei iscritta alla scuola di Mogol.  “Mare mare” non era stata depositata alla Siae.

Lasciato il CET Emilia Pellegrino si manifestò tanto affezionata a quel brano da presentarlo come “inedito” e intonarlo in coda a una lunga esibizione quale ospite della trasmissione domenicale “Tornando a casa” condotta da Paolo Testa e Laura Tanziani su Rai Radio2.

Il programma andò in onda appena quindici giorni prima di Sanremo 1996 bruciando la canzone ammessa in gara “Bello amore”, identica melodia di “Mare mare” con il nuovo testo scritto per la propria voce da Ornella Vanoni, tra lo sbigottimento dell’artista e lo sconforto misto a imbarazzo del compositore Giuseppe “Gioni” Barbera e del direttore artistico del CET Mario Lavezzi, produttore di Ornella Vanoni. Rai Radio2 aveva fatto tana a Rai1 la rete ammiraglia deputata a trasmettere il Festival. Un putiferio che sfociò nell’applicazione dell’articolo 18 e l’eliminazione di Ornella.

L’artista fece pace con Sanremo soltanto tre anni dopo quando le fu assegnato il premio alla carriera e partecipò con un brano cantato assieme a Enzo Gragnaniello, “Alberi”. Tornò di nuovo nel 2018, ancora una volta non da solista bensì assieme a Bungaro e Pacifico per il brano “Imparare ad amarsi”.

Il tempo ha indotto tutti al perdono, senza apparenti cicatrici. Anzi. Mogol ingaggiò già nel 1996 Giuseppe “Gioni” Barbera come docente del CET promuovendolo nel 2000 coordinatore musicale dei corsi della scuola. Mario Lavezzi è da sempre il collaboratore più assiduo di Mogol.

A trent’anni da quell’incidente di percorso e poche settimane prima di Sanremo 2026 è stata pubblicata una speciale edizione dell’album “Sheherazade” di Ornella Vanoni «arricchita da un provino piano e voce di “Bello amore”, interpretato dagli autori della canzone Giuseppe Barbera e Ornella Vanoni».

Di “Mare mare”, cantata da Emilia Pellegrino ed esplicitamente accreditata al maestro Barbera, rimane su Youtube l’estratto di quando la eseguì nel programma di Rai Radio2 generando il caos sanremese.

Va detto che Ornella nell’immediato dell’accaduto ebbe parole di fuoco per gli organizzatori del Festival senza accennare rimostranze nei confronti di Mogol. Al quale da allora si è limitata soltanto ad addebitare il disco più brutto della sua carriera. Lo fece nel 2019 durante la trasmissione di Rai Radio1 “Un giorno da pecora” in cui spassosamente canzonò l’autore dei testi del suo 45 giri del 1963 contenente i brani “Mario” e “Coccodrillo”: «Era prima che Mogol diventasse l’autore di Battisti – raccontò la cantante agli intervistatori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro – una volta lo feci ascoltare ad una mia amica che se la fece sotto dalle risate».

“Mario” e “Coccodrillo” erano gli adattamenti in italiano di due successi americani.  Il secondo nasceva dall’interpretazione della regina del rockabilly Wanda Jackson: il brano s’intitolava “Whirlpool” (idromassaggio), ma Mogol in un impeto di fantasia animalista l’aveva tradotto appunto “Coccodrillo” e Ornella Vanoni nell’orchestrazione era accompagnata nientemeno che da un gruppo corista chiamato Gli Alligatori.

“Coccodrillo” non è stato mai catturato in video, ovvero mai eseguito da Ornella davanti a una telecamera. Esiste esclusivamente un rarissimo filmato a colori del 1963 – con tanto di nulla osta ministeriale alla proiezione in pubblico – in cui lei canta il brano diretta da Vito Molinari, storico regista della Rai: una pellicola destinata però non alla tv di Stato bensì al Cinebox, un apparecchio che ebbe vita breve, dal 1959 al 1967. Pertanto, con grande sollievo di Ornella, non riproponibile nei vari Techetechete’.

“Coccodrillo” (archivio Bovi)

 

 


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi