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Note di Natale: "Frosty the Snowman"

25.12.2025 Scritto da Davide Pezzi

Fra i tanti episodi della vita di San Francesco ce n’è uno affascinante ma forse meno noto di altri. Il fatto è riportato almeno in due brani, molto simili, delle Fonti Francescane: nel Capitolo LXXXII della "Vita seconda" di Tommaso da Celano (FF 703) e nel Capitolo V della "Leggenda maggiore" di san Bonaventura da Bagnoregio (FF 1091) e si svolge nell’eremo dei frati di Sarteano, nei pressi di Siena. Un giorno d’inverno il maligno appare al Santo per tentarlo ai piaceri della carne. Francesco, per resistergli, inizia a flagellarsi ma il dolore del corpo non basta per superare la tentazione di lussuria che gli manda il diavolo, allora esce dalla sua cella e si mette a correre nudo tra la neve dell’orto. Ne raccoglie un po’ e plasmandola a forma di sfera costruisce sette manichini, e inizia a parlare al suo corpo: «Ecco, questa più grande è tua moglie; questi quattro, due sono i figli e due le tue figlie; gli altri due sono il servo e la domestica, necessari al servizio. Fa’ presto, occorre vestirli tutti, perché muoiono dal freddo. Se poi questa molteplice preoccupazione ti è di peso, servi con diligenza unicamente il Signore». Il diavolo, confuso, se ne va e il Santo torna nella sua cella, glorificando Dio.

Il pupazzo di neve, quindi, fa parte da molto tempo della nostra cultura, anche se non è sempre stato un bonario amico dei bambini come oggi. Originariamente i pupazzi di neve venivano usati come rappresentazioni di figure non gradite all’interno della comunità, per esempio i vittoriani spesso costruivano pupazzi di neve vestiti da poliziotti e lanciavano loro delle palle di neve. La prima illustrazione in cui compare un pupazzo di neve si trova nel "Libro delle Ore", datato 1380, e conservato presso la Biblioteca Nazionale dell’Aia. 

Per la nostra storia non dobbiamo però risalire così indietro nel tempo, ma solo al 1950. Il luogo è invece incerto, in quanto sia il West Virginia sia White Plains nello stato di New York sia Armonk, anch’essa nello stato di New York, si contendono l’ambientazione della canzone. "Frosty the Snowman" viene scritta da Walter “Jack” Rollins e Steve Nelson nella primavera 
del 1950; in effetti Rollins, autore del testo, è nato a Keyser, in West Virginia, e probabilmente l’ispirazione per la 
canzone gli viene dalle gite che faceva da bambino negli innevati Monti Allegheny. L’idea di scrivere una canzone dedicata all’inverno viene ai due autori dal successo di "Rudolph, the Red-Nosed Reindeer" per opera del cantante country Gene Autry nel Natale del 1949. Dopo il grande successo di "Rudolph", Autry è alla ricerca di un altro successo stagionale, per cui accetta volentieri la canzoncina che Rollins e Nelson gli propongono, che racconta la storia di un pupazzo di neve che prende vita quando un gruppo di bambini gli mette in testa un magico cappello di seta; il pupazzo e i bambini trascorrono una giornata giocando, finché il caldo costringe Frosty a partire per un clima più freddo promettendo ai bambini «Non piangete / tornerò di nuovo un giorno».

La versione di Gene Autry arriva fino alla settima posizione della classifica di “Billboard”. Sebbene "Frosty the Snowman" sia strettamente associata al Natale, la festività in realtà non viene mai menzionata nella canzone. Tuttavia, nel corso degli anni, la canzone sarà inclusa in numerosi album natalizi e interpretata da molti cantanti, tra cui Nat King Cole, il comico Jimmy Durante e i Jackson 5 per la voce di un giovanissimo Michael Jackson.Nel 1950 la canzone dà vita anche a un libro per bambini, "Frosty the Snow Man", adattato da Annie North Bedford e illustrato da Corinne Malvern, e nello stesso anno anche a un cortometraggio animato di tre minuti, che negli Stati Uniti è un piccolo classico trasmesso regolarmente ogni anno a 
Natale, a dimostrazione che anche una piccola semplice canzone natalizia a volte ha il potere di entrare nell’immaginario collettivo.

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