Il tempo esplode e svanisce, nel mondo di Neil Young. “As Time Explodes” è il nuovo album dal vivo, che arriva venerdì nei canali tradizionali dopo l’uscita limitata per il Record Store Day, ed echeggia nel titolo quel “Time Fades Away” che nel 1973 fu il primo di una lunga, lunghissima serie di dischi live. Tutto si fonde nella timeline: in questi stessi giorni torna anche “Mirror Ball”, il disco del 1995 con i Pearl Jam: una versione rimasterizzata che l’anno scorso era stata messa in vendita solo nel nuovo volume del box “Official Release Series Discs” e ora arriva in versione singola nei negozi. Due uscite che, messe assieme, raccontano due sfaccettature del lato elettrico di Young, della ricerca costante di quel suono circondandosi di grandi musicisti.
“As Time Explodes” è interessante prima di tutto perché documenta una nuova incarnazione della sua eterna band elettrica. Questa volta si chiamano Chrome Hearts, in mezzo c’è Micah Nelson, figlio di Willie, con cui ormai suona da anni. Come vi raccontavamo qua, il momento centrale del disco è una nuova versione di “Cortez the Killer”, uno di quei pezzi che hanno smesso da tempo di essere semplicemente una canzone per diventare uno spazio aperto di improvvisazione - ma anche “Like a Hurricane” qua non scherza.
Qui il dialogo con Micah Nelson è il cuore della nuova band: non replica del passato, ma un interplay vero, che per intensità e libertà non fa rimpiangere i Crazy Horse. Young, a 80 anni, è ancora interessato al rischio e all’instabilità più che alla celebrazione del proprio catalogo.
Lo stesso avvenne nel ’95, con “Mirror Ball” e i Pearl Jam. Tra il 1992 e il 1995 Young attraversò una delle sue stagioni più particolari e importanti. Prima il ritorno alle sonorità acustiche di “Harvest Moon”, quasi una risposta al proprio stesso mito, poi il passaggio obbligato dell’“Unplugged” MTV, e infine la riaccensione elettrica di “Sleeps With Angels” e “Mirror Ball”, in un momento in cui il rock era tornato al centro della cultura popolare grazie all’esplosione di Seattle. Young fu un padre nobile di quella scena: i Pearl Jam, al picco della fama, si misero al suo servizio, facendo da backing band.Riascoltato oggi, “Mirror Ball” non è il suo capolavoro elettrico: è diretto, grezzo, registrato quasi dal vivo in studio, con Brendan O’Brien alla produzione. Eddie Vedder resta quasi ai margini, comparendo solo occasionalmente, mentre dalle stesse sessioni nascerà “Merkin Ball”, con “I Got ID” e “Long Road”, due canzoni che invece entreranno pienamente nel canone della band di Seattle.
Il vero mito, però, è sempre stato il tour che seguì. Per anni il sacro graal dei fan è stato lo show di Dublino del 26 agosto 1995, registrato professionalmente in audio e video e rimasto bloccato negli archivi ufficiali salvo pochi estratti. Potrebbe essere l’anello mancante, il disco dal vivo che riporta tutto a casa, che unisce il Neil Young attuale con quello storico: sappiamo che uscirà davvero, in uno dei prossimi box degli Archives. Nel frattempo, “As Time Explodes” e la ristampa di “Mirror Ball” sono una buona consolazione.
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