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My Chemical Romance a Wembley, due concerti in uno

12.07.2026 Scritto da Elena Palmieri

La “Black Parade” che i My Chemical Romance celebrano a Wembley comincia già fuori dallo stadio, ore prima del concerto. Per le vie di Londra e sui mezzi pubblici è facile imbattersi in ragazzi e adulti con indosso maglie della band, oppure vestiti e truccati secondo il codice estetico di Gerard Way, tra camicie nere, cravatte rosse e eyeliner pesante. Alcune ragazze sembrano uscite dal video di “Helena”, tra corpetti, tulle rossi e neri, e velette calate sul viso. In alcuni bar di Camden Town, intanto, vengono serviti perfino cocktail e tè ispirati all’immaginario della formazione statunitense.

Questa parata emo dai toni funebri trova il suo approdo naturale sul palco della storica venue londinese, che l’11 luglio ospita l’ultima di tre serate del tour con cui la band celebra i vent’anni dell’album simbolo “The Black Parade”. Dopo Wembley, i My Chemical Romance proseguiranno il tour europeo con il concerto del 15 luglio alla Visarno Arena di Firenze e quello del 18 luglio a Madrid. A Londra, il senso dell’evento è già tutto nell’attesa, nella cura con cui il pubblico si presenta allo stadio e nella sensazione che questo ritorno non sia soltanto una celebrazione generazionale, ma la prova di quanto quel disco continui a vivere fuori dal tempo in cui è nato.

“The Black Parade”, dal vivo è uno show teatrale

La serata dell’11 luglio viene aperta dai Sunny Day Real Estate, dopo i set affidati nelle due date precedenti a Skunk Anansie e Joan Jett. È un passaggio importante anche per capire il contesto in cui i My Chemical Romance si muovono oggi. La band non si limita a rievocare l’epoca in cui l’emo diventava linguaggio da classifica, ma si inserisce in una genealogia più ampia del rock alternativo, tra radici post hardcore, teatralità glam, immaginario horror e ambizione da musical oscuro.

Quando parte “We’ll Meet Again” di Vera Lynn, seguita dall’inno immaginario “Over Fields”, Wembley entra in un’altra dimensione. Non siamo più soltanto dentro un concerto, ma dentro uno spettacolo costruito con una precisione quasi militare, in cui la band, gli attori, i figuranti e i cantanti lirici seguono un copione preciso. Non ci sono parentesi fuori programma, non ci sono chiacchiere lasciate al caso e non c’è spazio per la spontaneità tradizionale del concerto rock. Nelle loro divise d'ordinanza da "marching band", Gerard Way, Ray Toro, Frank Iero e Mikey Way diventano parte di un meccanismo scenico che usa “The Black Parade” come ossatura musicale e, attorno al disco, costruisce una nuova cornice narrativa.

Per tutta la prima parte dello show, Wembley diventa Draag, uno stato autoritario immaginario attraversato da propaganda, discorsi drammatizzati, parate, esecuzioni simboliche e rituali collettivi. Gerard Way appare come una figura da leader rivoluzionario o dittatore decadente, spesso posizionato dietro un podio nero, mentre sul palco si alternano soldati, politici, comparse, immagini di regime e momenti di satira cupa. I My Chemical Romance non vogliono soltanto suonare “The Black Parade” dall’inizio alla fine, ma riaprire quel mondo e farlo dialogare con il presente, trasformando il lutto, la paura e la rabbia dell’album in una grande allegoria politica e teatrale.

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La band segue fedelmente la tracklist del disco, da “The End.” a “Famous Last Words”, e in questa esecuzione integrale emerge con forza quanto “The Black Parade” fosse già, nel 2006, un’opera più che una semplice raccolta di canzoni. “The End.” e “Dead!” aprono lo show come un sipario che cade al contrario, portando il pubblico dentro una storia che ha il passo del requiem e l’energia di una rivolta. “This Is How I Disappear” e “The Sharpest Lives” restituiscono il lato più tagliente del disco, mentre “Welcome to the Black Parade” rimane il momento in cui lo stadio si compatta in una sola voce. Quella nota iniziale di pianoforte basta da sola a cambiare la temperatura emotiva della serata.

“I Don’t Love You” lascia spazio alla vena più melodrammatica della band, “House of Wolves” riporta lo show su un terreno più sporco e nervoso, mentre “Cancer” diventa una sospensione quasi totale. Dopo un’ora di rumore, cori e immagini gigantesche, la canzone si appoggia sulla fragilità della voce di Way e ammutolisce lo stadio. È uno dei pochi momenti in cui la produzione sembra farsi da parte, e proprio per questo arriva con più forza. Poi “Mama” rimette tutto in movimento, con una scena che spinge sulla guerra farsesca, sulle fiamme, sui fuochi d’artificio e sul gusto macabro della band per l’eccesso. Le esplosioni intorno allo stadio, le irruzioni degli attori e le vampate che salgono dal palco non servono solo a stupire, ma amplificano la natura grottesca del brano. “Sleep”, “Teenagers” e “Disenchanted” confermano la varietà di un album capace di passare dalla confessione personale al coro generazionale, fino al finale di “Famous Last Words”, dove la spettacolarità raggiunge il suo culmine. La prima parte si chiude come un’opera nera, con il ritorno di “The End.” e “Blood” in versione registrata. A quel punto è chiaro che i My Chemical Romance hanno messo in scena molto più di una nostalgia per il 2006. Hanno costruito uno spettacolo da stadio che tiene insieme rock, teatro, satira e immaginario funebre, senza trasformare le canzoni in semplice materiale da museo. Il disco resta al centro, ma tutto ciò che gli ruota attorno serve a dimostrare che “The Black Parade” è ancora un organismo vivo.

Un secondo concerto nella stessa serata

Dopo un breve intervallo con la violoncellista Clarice Jensen a caricare l'attesa, la band cambia spazio, cambia vestiti e cambia assetto, mentre il pubblico del parterre cercs di seguirla il più possibile. I My Chemical Romance lasciano il grande apparato teatrale del palco principale e si spostano sulla pedana sistemata davanti alla scena, più vicina al pubblico e più libera dal copione che aveva governato la prima parte. È come se, finita la rappresentazione, Gerard Way e gli altri potessero finalmente uscire dai personaggi e presentarsi per quello che sono. Una band con vent’anni di storia sulle spalle, ma ancora capace di suonare con l’urgenza di chi non vuole essere ricordato soltanto per il proprio passato.

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Dopo la solennità e il peso scenico di “The Black Parade”, questo segmento ha un passo più diretto e più fisico. “Boy Division” e “Party Poison” - che non veniva eseguita dal 2011, come sottolinea il cantante - spostano subito l’energia verso il lato più scattante e nervoso del repertorio, con una band meno vincolata alla narrazione e più concentrata sull’impatto delle canzoni. Il pubblico risponde come se fosse iniziato un altro concerto, più breve nelle distanze e più immediato nel rapporto tra palco e platea. “I’m Not Okay (I Promise)” è uno dei momenti in cui si misura meglio la distanza tra ciò che i My Chemical Romance erano nei primi anni Duemila e ciò che sono diventati oggi. Una canzone nata con il passo sgraziato e sarcastico dell’inno adolescenziale arriva dentro uno stadio pieno di adulti che la cantano senza ironia e senza imbarazzo. Questa canzone non rimane più soltanto la fotografia di una fragilità giovanile, ma diventa un pezzo che ha attraversato le vite di chi lo ascoltava allora e oggi lo restituisce alla band con un’altra consapevolezza.

Desert Song” apre invece una parentesi più introspettiva, prima che “Na Na Na (Na Na Na Na Na Na Na Na Na)” riporti lo show verso il colore e la frenesia di “Danger Days”. È uno dei passaggi più efficaci della seconda parte, perché spezza il dominio estetico del nero e ricorda che i My Chemical Romance, dopo “The Black Parade”, hanno provato anche a immaginarsi come una band più pop, più fumettistica e più acida. La scelta di inserire anche “SING” conferma questo sguardo più ampio sulla loro storia, mentre “Vampires Will Never Hurt You” e “Vampire Money” riportano in superficie il lato più ruvido, gotico e affamato degli inizi.

In mezzo a tutto questo, alcuni fan seguono il concerto cantando ogni parola, ma con la coda dell’occhio controllano sul cellulare la partita che l’Inghilterra sta giocando a Miami contro la Norvegia. Da una parte Wembley è trasformato in un grande rito emo, dall’altra c'è la quotidianità che rientra di lato, con qualcuno che prova a non perdersi né un ritornello né un aggiornamento dal campo.

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Il finale torna a stringere il legame tra il gruppo e il pubblico con una delle canzoni più attese della serata, “Helena”, che è ancora uno dei brani più potenti del repertorio dei My Chemical Romance. Il pezzo concentra in pochi minuti tutta l'idea di Gerard Way e compagni di rock come lutto, teatro e liberazione collettiva. “The Kids From Yesterday” chiude la parte suonata con un sentimento diverso, esplosivo e consapevole contemporaneamente. Dopo aver celebrato il disco che li ha trasformati in una band da stadio, i My Chemical Romance sembrano guardare per un attimo ai ragazzi che erano, ai fan che sono cresciuti con loro e a quello che resta quando la parata finisce davvero. Nell’ultima delle tre serate londinesi, la band ha dimostrato che “The Black Parade” può ancora reggere il peso di una grande produzione contemporanea, e che il suo immaginario continua a parlare a chi lo ha vissuto allora e a chi lo scopre adesso.

Due concerti nella stessa serata, dunque, con il primo pensato come una rock opera cupa e monumentale, e il secondo proposto come il ritorno di una band alla propria storia, al proprio catalogo e al proprio pubblico. Lo spettacolo, in qualche modo, continua anche fuori da Wembley. All’uscita dello stadio, i fan avanzano ordinatamente verso la metro, poi qualcuno fa partire “Welcome to the Black Parade” dal cellulare e quel fiume di gente, per ingannare l’attesa, ricomincia a cantare in coro, come se il concerto non fosse ancora finito.

We'll Meet Again (registrata) - di Vera Lynn
Over Fields (The National Anthem of Draag) (registrata)

The Black Parade

The End.
Dead!
This Is How I Disappear
The Sharpest Lives
Welcome to the Black Parade
I Don't Love You
House of Wolves
Cancer
Mama
Sleep
Teenagers
Disenchanted
Famous Last Words
The End.
Blood (registrata)

B-Stage

From A to B - Cover di Clarice Jensen
Boy Division
Party Poison
I'm Not Okay (I Promise)
Desert Song
Na Na Na (Na Na Na Na Na Na Na Na Na)
Vampires Will Never Hurt You
Vampire Money
SING
Helena
The Kids From Yesterday
It's Over (registrata) - di Roy Orbison


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