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Miles Davis, uno dei geni del Novecento

26.05.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Miles Davis era nato infatti il 26 maggio 1926 ad Alton, nello stato dell'Illinois. Miles, che oggi avrebbe compiuto 100 anni, è stato uno di quei jazzisti che hanno demolito i confini tra i generi, hanno influenzato artisti delle più svariate estrazioni, soprattutto rock, e sono circondati da un'aura di leggenda, rispetto e totale devozione. La sua musica, come la sua personalità, è stata imprevedibile, piena di invenzioni geniali e spigolosità. Ma anche intrisa di una dolcezza a volte un po' aspra, da cattivo dal cuore d'oro.

Ho voluto ricordarlo seguendo i punti suggeriti dalla timeline della sua vita riportata sul suo sito ufficiale, partendo dal 1936 quando, spinto dalla madre, prende le prime lezioni di violino. Per i suoi 13 anni, il 26 maggio 1939, riceve in regalo la prima tromba. Tre anni più tardi inizia ad esibirsi in pubblico. Nel 1944 si unisce alla Billy Eckstine Big Band. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, è parte del quintetto di Charlie Parker con Max Roach, Duke Jordan e Tommy Potter che, in un accesso di ira, abbandonerà un anno e mezzo più tardi. Miles Davis diventa bandleader. Tra il gennaio 1949 e il marzo 1950, si tennero le registrazioni dell'album "Birth of the cool" che verrà pubblicato solo nel 1957, ritenuto dalla critica un disco epocale che ha traghettato il suono dal bebop al cool jazz.

Nel 1949 Miles è preda della depressione ed inizia a fare uso di eroina, ha quindi inizio per lui un tormentato periodo che lo stesso musicista definì 'four-year horror show'. Si entra negli anni Cinquanta, si ripulisce e, nella seconda metà dei Fifties, emerge dalla scena jazz per diventare una star culturale, trascendendo i limiti di genere e generazione, creando una serie di registrazioni innovative che fungevano da punto di riferimento per le fasi successive della musica improvvisata. Gran parte del merito va alla sua band: il quintetto e sestetto che annoverava tra le sue fila future leggende del jazz come John Coltrane, Bill Evans e Cannonball Adderley. Per il resto della sua carriera, Miles Davis avrebbe reclutato musicisti destinati a diventare a loro volta grandi stelle, ma nessuno avrebbe avuto un impatto paragonabile a quello dei musicisti cresciuti nella sua formazione in quegli anni. Nel 1955 firma un contratto con l'etichetta discografica Columbia che avrà il grande merito di aiutarlo a far conoscere la sua musica oltre il circuito del jazz.

Nel 1959 pubblica "Kind of Blue" con Julian "Cannonball" Adderley (sassofono contralto), John Coltrane (sassofono tenore), Bill Evans (pianoforte) o Wynton Kelly (pianoforte), Paul Chambers (contrabbasso) e Jimmy Cobb (batteria). Quello è stato l'album che non solo ha cambiato la percezione del jazz da parte dei singoli appassionati di musica, ma ha anche modificato per sempre la concezione dei musicisti. Come scritto nel 2008 dal giornalista Francis Davis: "Al di là del jazz, l'influenza a lungo termine di "Kind of Blue" è stata enorme. A partire dai Byrds, dai Doors, da Carlos Santana agli Allman Brothers, gran parte dell'improvvisazione rock è stata modale. Ciò che Davis fece nel 1959 ha contribuito a preparare il terreno per compositori minimalisti come Steve Reich e Philip Glass. E se un certo riff di fiati presente nei recenti successi di Amy Winehouse e Christina Aguilera vi sembra familiare, è perché il loro produttore Mark Ronson lo ha preso in prestito dal successo del 1967 di James Brown "Cold Sweat", un riff che il compositore del brano, Pee Wee Ellis, ammette candidamente di aver a sua volta ripreso da "So What".

I Sessanta si aprono con la pubblicazione di "Sketches of Spain", altro progetto di Miles Davis con l'arrangiatore Gil Evans. Fu un altro colpo vincente. L'album conteneva una combinazione di sonorità iberiche, esotiche e terrene. Nella sua autobiografia, Miles spiegò il paradosso al centro di "Sketches of Spain": "Ci sono tutte quelle scale musicali arabe, scale africane nere... c'era un po' la stessa cosa, lo stesso tipo di suono che suonavo con la tromba in "Solea". "Solea" è una forma base di flamenco... È vicina al sentimento afroamericano nel blues. Viene dall'Andalusia, quindi ha radici africane." "Sketches of Spain" gli vale anche il suo primo Grammy Awards.

Il 1968 è un anno memorabile per la storia con la esse maiuscola, ma lo è anche per quella di Miles Davis. Conosce Betty Mabry, che diventerà sua moglie, e lo spinse – lei che da alcuni viene chiamata 'la donna che inventò la fusion' – a spingerlo a considerare e ad approfondire nuove sonorità fuori dal jazz, segnatamente al chitarrista Jimi Hendrix e al musicista funky Sly Stone. A Betty è dedicata una canzone e la copertina dell'album "Filles de Kilimanjaro" uscito nel 1969.

Sempre nel 1969 Miles Davis pubblica "In a silent way", il primo album in cui il musicista statunitense esplora la fusion o il jazz rock, che dir si voglia. Un'altra novità è data dalla mancanza di una band, ma ogni brano veniva suonato dai musicisti ritenuti più utili per la buona riuscita del pezzo. Le due lunghe suite di "In a silent way""Shhh/Peaceful" e "In a Silent Way/It's About That Time" – videro all'opera Miles Davis (tromba), Wayne Shorter (sax soprano), John McLaughlin (chitarra elettrica), Herbie Hancock (pianoforte elettrico), Chick Corea (pianoforte elettrico), Joe Zawinul (organo elettrico), Dave Holland (contrabbasso) e Tony Williams (batteria).

"In a silent way" fu la calma prima della elettrizzante tempesta chiamata "Bitches Brew". Un doppio album che segnò un'epoca avendo, a sorpresa, un grande successo di pubblico (oltre 100.000 copie vendute, un numero enorme per un musicista jazz). Per molti appassionati di jazz, aveva un'atmosfera inquietante e provocatoria. Era un album divisivo e lo è ancora oggi: alcuni lo apprezzano, altri ne sono infastiditi. Ma nel marzo del 1970, quando l'album fu pubblicato, la comunità musicale rimase semplicemente sbalordita. Miles Davis fece un salto generazionale: passando dall'indossare cravatte e abiti tagliati su misura a camicie dalle fantasie sgargianti e pantaloni di pelle. Dal suonare sul palco con un quintetto acustico a una band rock-jazz con i capelli lunghi che creava suoni elettronici e rumorosi. "Bitches Brew" fu l'ultimo, deciso salto di Miles da un'epoca all'altra, senza possibilità di ritorno.

La popolarità di Miles Davis lo portò ad esibirsi al festival dell'Isola di Wight nell'agosto del 1970. Per dire, prima di lui si esibì Joni Mitchell e dopo Ten Years After, Emerson Lake & Palmer, Doors, Who, Melanie e Sly & The Family Stone.

Dopo una operazione all'anca nel 1975 seguirà una lunga convalescenza e una ricaduta nella droga, ciò lo portò a ritirarsi dalle esibizioni dal vivo fino al 1981. Gli anni Ottanta scivolarono via tra una collaborazione e l'altra fino al suo ultimo grande album, "Tutu", uscito nel 1986 con la fondamentale presenza del bassista Marcus Miller. Tanto che Miles gli disse: "Grazie, amico. Mi hai riportato indietro."

Il 25 agosto 1991 Miles Davis suonerà all'Hollywood Bowl di Los Angeles l'ultimo concerto della sua vita, qualche giorno più tardi, l'1 settembre, viene ricoverato a causa di una sospetta polmonite, nel giro di pochi giorni viene colpito da una serie di ictus ed entra in coma. Muore il 28 settembre all'età di 65 anni. Miles Davis è stato un genio assoluto, uno dei geni del Novecento.


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Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: La statua di Miles Davis di fronte all'Hotel Negresco, a Nizza

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