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Michael Jackson dava del tu al grande cinema

11.05.2026 Scritto da Lucia Mora

Il biopic Michael ha riportato al centro del dibattito lo straordinario (ed economicamente fruttuoso) impatto di Michael Jackson sul grande schermo. Ma il rapporto tra il Re del pop e il cinema è stato un matrimonio artistico senza pari, che ha ridefinito il concetto di videoclip elevandolo alla dignità di cortometraggio. Jackson non voleva solamente essere ripreso mentre cantava e ballava; cercava autori in grado di tradurre la sua visione sinestetica in narrazione cinematografica. Più che un committente, era un produttore esecutivo estremamente esigente. La sua capacità di attrarre grandi registi dimostra che il videoclip era per lui il mezzo per completare l'opera sonora, rendendola un'esperienza visiva totale e immortale. 

Prendiamo in analisi le collaborazioni più iconiche con alcuni titani della settima arte.

John Landis - Thriller (1983), Black or White (1991)

Se esiste un "Big Bang" nel mondo dei video musicali, questo è Thriller. Jackson scelse John Landis dopo aver visto Un lupo mannaro americano a Londra, affascinato dalla capacità del regista di mescolare horror e humour.

Thriller fu girato in pellicola 35mm con un budget senza precedenti di 900.000 dollari. Landis portò con sé il leggendario truccatore Rick Baker per la trasformazione in "werecat" (scelta per non replicare esattamente il lupo mannaro di Landis). Fu il primo video a lanciare il concetto di "making of" e giocava continuamente con il metacinema, la rottura della quarta parete e l’ambiguità tra realtà e finzione. Prima di Thriller i videoclip erano più che altro materiale promozionale; dopo, i budget esplosero e nessuno sottovalutò più il supporto visivo alle canzoni.

In Black or White, Landis utilizzò una delle prime applicazioni commerciali del morphing digitale (curato dalla Pacific Data Images), una tecnica allora d'avanguardia che permetteva transizioni fluide tra volti di diverse etnie.

Martin Scorsese – Bad (1987)

Per il brano principale dell'album Bad, Jackson voleva una narrazione "street", che si distaccasse dall’immagine “fiabesca” di Thriller. Chi meglio del regista di Taxi Driver? Scorsese accettò, portando con sé lo sceneggiatore Richard Price e il direttore della fotografia Michael Chapman.

Il video integrale dura 18 minuti ed è un omaggio al musical West Side Story, Mean Streets e, ovviamente, con il realismo sporco dello stesso Taxi Driver. Scorsese utilizzò una cinepresa fluida e dinamica per catturare la coreografia nella stazione della metropolitana di Hoyt-Schermerhorn. Il contrasto tra le scene iniziali in bianco e nero (girate con uno stile quasi neorealista) e l'esplosione di colori e violenza coreografica nel finale è puro Scorsese. Fu anche il trampolino di lancio per un giovanissimo Wesley Snipes, allora quasi sconosciuto. Scorsese impose una recitazione aggressiva e naturalistica, molto distante dalla recitazione “televisiva” tipica dei videoclip dell’epoca. Questo segnò una svolta: il videoclip musicale poteva avere attori, conflitti, sottotesto sociale e regia autoriale.

Francis Ford Coppola – Captain EO (1986)

Questa collaborazione rappresenta l'incontro tra tre menti colossali: Jackson, Coppola e George Lucas (come produttore esecutivo). Destinato ai parchi a tema Disney, Captain EO voleva essere un'attrazione multisensoriale. Fu girato in 70mm 3D con effetti speciali in sala (laser, fumo, luci). Con un costo stimato di circa 30 milioni di dollari per 17 minuti di girato, è stato per anni il film più costoso al minuto della storia ($1,76 milioni/min). 

Coppola dovette gestire una produzione complessa che integrava marionette animatroniche, coreografie di massa e l'estetica spaziale di Lucas, il tutto sotto l’occhio attento del premio Oscar (Apocalypse Now, Reds e L'ultimo imperatore) Vittorio Storaro alla fotografia.

Spike Lee – They Don't Care About Us (1996), Bad 25 (2012), Off the Wall (2016)

La collaborazione con Spike Lee segna la fase più politica e cruda di Jackson. Lee diresse il documentario Bad 25 e They Don't Care About Us, girata a Rio de Janeiro (nella favela di Dona Marta), dove Lee dovette negoziare direttamente con i signori della droga locali per garantire la sicurezza della troupe.

Il regista di Fa’ la cosa giusta utilizzò angolazioni dal basso e un montaggio frenetico per enfatizzare il messaggio di protesta sociale, allontanandosi dal glamour dei video precedenti per abbracciare un'estetica documentaristica e viscerale. Interpretò Jackson come un artista nero radicalmente innovativo, una figura trasformata dall’industria bianca globale e un simbolo delle contraddizioni della fama statunitense.

Michael Jackson's Journey from Motown to Off the Wall (2016) è invece un documentario che esplora la trasformazione artistica di MJ tra la fine della sua esperienza con i Jackson 5 e la creazione del suo album fondamentale del 1979, Off the Wall.

David Fincher – Who Is It (1992)

Prima di diventare il maestro del thriller psicologico (Se7en, Fight Club), Fincher fu uno dei più grandi autori di video musicali degli anni ’80 e ’90 (c’è una pagina Wikipedia ad hoc sull’argomento, per chi volesse approfondire). In Who Is It si vede già tutta la sua cifra stilistica, fatta di ombre profonde, toni freddi e atmosfere noir. 

Il video è un capolavoro di luci soffuse. La narrazione è frammentata e sofisticata, trattando temi di identità e di tradimento attraverso l'uso di costumi e di trasformazioni che prefigurano l'ossessione di Fincher per la precisione visiva e la freddezza estetica.

John Singleton – Remember the Time (1992)

Fresco del successo di Boyz n the Hood, Singleton portò Michael in un antico Egitto sontuoso e "all black": spinse per un cast interamente composto da attori afroamericani di alto profilo (Eddie Murphy, Iman, Magic Johnson). Costruì un immaginario afrocentrico rarissimo nel mainstream dell’epoca, fondato sulla regalità africana, sul lusso e sul potere afrodiscendente, dove MJ diventa il simbolo della diaspora africana.

Il video è celebre per l'uso pionieristico della grafica computerizzata per l'effetto della sabbia che si ricompone nel corpo di Jackson. La coreografia di Fatima Robinson, sotto la direzione di Singleton, fonde elementi hip hop con un'estetica faraonica. Uno dei video più iconici degli anni '90.

David Lynch – Dangerous teaser (1991)

Ultimo ma decisamente non ultimo: David Lynch. Sebbene non abbiano mai collaborato a un intero video musicale, Lynch diresse un teaser di 30 secondi per l'album Dangerous. In quella manciata di istanti, Lynch riuscì a infondere il suo tipico senso di inquietudine: Michael che appare tra tende di velluto, lampi di luce stroboscopica e un sound design industriale. È una pillola di surrealismo puro che dimostra tanto la follia geniale del regista quanto l’apertura di Jackson verso linguaggi visivi non convenzionali.

Jackson ammirava profondamente Lynch e il surrealismo di Twin Peaks, Blue Velvet o Lost Highway; Lynch, da parte sua, parlò più volte del fascino enigmatico di Jackson come figura quasi “irreale”. Molti videoclip jacksoniani degli anni ’90 (Ghosts, Scream, Stranger in Moscow) condividono con l’universo di Lynch l’identità frammentata, l’atmosfera onirica, il senso di straniamento, la teatralità inquietante e un uso espressivo del suono e del silenzio.

Curiosità: stando alle memorie di Lynch, per girare questa breve clip, Michael Jackson trascorse tra le otto e le dieci ore al trucco, impiegate anche per scegliere l'outfit – anche se doveva essere ripresa solo la sua testa.


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