Non si erano ancora spenti i riflettori sul loro concerto all'Olympiastadion di Berlino – dove la band ha suonato davanti a oltre 94mila spettatori, stabilendo il nuovo record di presenze dello stadio tedesco (detenuto fino ad allora dall'esibizione degli U2 risalente al 2009) – che i fan dei Metallica hanno invaso pacificamente Bologna, sede dell'unico concerto italiano previsto per il 2026. Composta e ordinata la loro presenza nella città felsinea, dove da un paio di giorni si è registrata una pacifica ondata di magliette nere col celebre logo del gruppo. Una presenza, quella del 'popolo del metallo', resa evidente dai moltissimi fan che percorrevano le strade del centro con in mano la busta nera e il logo giallo dei Metallica, frutto di acquisti effettuati nel pop-up store ufficiale della band, allestito all'interno del DumBO di Bologna. Moltissimi i fan stranieri, con un melting pot di lingue che ha pacificamente invaso le vie della città. I fan più accaniti si erano già accampati con le tende da un paio di giorni nei pressi dello stadio. Una presenza discreta e matura, che la città e i residenti hanno dimostrato di apprezzare. Quello di ieri sera è stato l'ottavo show per la sezione 2026 del M72 World Tour, partito nel 2023, dopo i concerti in Grecia, Romania, Polonia, Germania (tre) e Svizzera. Nel corso del 2026 i Metallica si esibiranno in diverse città europee per concludere a luglio con due serate londinesi, prima del ritorno – dal primo ottobre – negli USA, con spettacoli che si protrarranno fino al marzo 2027. La maggior parte di questi avrà luogo nell'incredibile cornice dello Sphere di Las Vegas.
I Metallica celebrano con questa data esclusiva a Bologna 42 anni d'amore per l'Italia. Il loro primo concerto italiano risale infatti al 1984 (a Milano) e, per gli amanti delle statistiche, sono state in totale quattro le esibizioni della band a Bologna, se si contano quella del 2008 e le due serate del 2018. Bologna ha risposto tanto amore offrendo una serata piacevole dal punto di vista climatico, con le temperature che si sono opportunamente abbassate, permettendo ai presenti di non patire troppo la calura durante la permanenza all'interno dello stadio.
Un pubblico, quello dei Metallica, che ha risposto con calore e partecipazione infiniti a uno spettacolo sonoro e visivo di una potenza inaudita. Il suono della band californiana ha surclassato – e non c'erano dubbi – quello delle band di supporto che hanno scaldato l'atmosfera. Il palco, posizionato al centro dello stadio, è costituito dalla struttura circolare 'In-The-Round': una pedana a dislivello che, con i suoi trentasei metri di diametro, ridisegna i live negli stadi, permettendo a tutti i presenti di godersi lo spettacolo da ogni angolazione. Il palco, detto anche 'a ciambella' in quanto offre al centro una postazione privilegiata ai mille irriducibili dello 'Snake Pit', è circondato da otto fantascientifiche torri alte oltre trenta metri. Ognuna di esse è dotata di quattro schermi circolari, intervallati da un'imponente schiera di casse acustiche che offre un 'wall of sound' totale e avvolgente. Le torri ospitano luci ed effetti vari, nascondendo anche una sorpresa nel finale.
Il palco, lasciato completamente sgombro grazie a questa trovata scenica, è interamente sfruttato dalla band che, nel corso dello spettacolo, si muove cambiando continuamente posizione e abbracciando non solo visivamente il proprio pubblico da ogni lato, mentre il set della batteria gialla è stato spostato più volte nel corso dello show.
L'ingresso della band sul palco è ormai un classico e avviene attraverso un corridoio ricavato sul prato dello stadio, tra le acclamazioni e il calore dei fan. Si era appena consumato il rito che prevede l'utilizzo del brano "It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll)" degli AC/DC – che di spettacoli memorabili e di potenza sonora se ne intendono – che l'attesa ha assunto toni febbrili grazie all'altro consueto prologo: le scene del film "Il buono, il brutto, il cattivo" di Sergio Leone sulle note di "The Ecstasy of Gold" di Morricone, accolte dal boato del pubblico che ha accompagnato il tema facendo vibrare le storiche mura del Dall'Ara.
I tanto attesi Lars Ulrich, James Hetfield, Kirk Hammett e Robert Trujillo sono finalmente sul palco e hanno il volto di chi ha deciso di offrire uno show indimenticabile ai propri fedelissimi.
Si parte senza lesinare energie: la cavalcata di "Creeping Death" (da "Ride the Lightning" del 1984) è il primo colpo dritto alle coronarie dei presenti, seguito dalla portentosa "For Whom the Bell Tolls", sempre dallo stesso album, che con il suo incedere tellurico travolge il pubblico, messo al tappeto da un inizio di tale portata.
La marcia macabra di "Cyanide" (da "Death Magnetic" del 2008) cattura i presenti con le inquietanti immagini di vari personaggi che giacciono in una bara e si risvegliano in contemporanea, dimenandosi nella cassa quando si rendono conto di dove si trovano.
"King Nothing" (del 1996, da "Load") offre a Kirk l'occasione di far sentire di che pasta sia fatta la sua straordinaria chitarra.
I musicisti, per tutto lo show, corrono instancabili lungo il palco, cambiando chitarra e basso a ogni canzone, tanto che alla fine del concerto è impossibile tenere il conto degli strumenti utilizzati. Travolgente il sound espresso in "72 Seasons", l'unica incursione nel loro omonimo e ultimo album in studio del 2023, che dimostra quanto siano cariche le batterie di questi instancabili musicisti.
"The Unforgiven", prima delle canzoni estratte dal celebre "Black Album" del 1991, regala un momento intimista e profondo: la classica ballata che ti aspetti da una band di tale portata, che il pubblico sente particolarmente e vive con intensa partecipazione. "Fuel" (da "Reload" del 1997) è adrenalina pura, con il fuoco che esplode intorno ai musicisti e sugli schermi, riscaldando non solo idealmente le prime file.
L'omaggio all'Italia arriva nello spazio "Rob and Kirk's Doodle", il momento in cui Trujillo e Hammett restano soli sul palco per il loro intermezzo di puro cazzeggio, offrendo a sorpresa la celebre sigla dell'amatissimo anime degli anni Ottanta "Ken il Guerriero", composta originariamente dai Cavalieri del Re (per i die-hard fans, la sigla non era mai uscita all'epoca ed è stata pubblicata su vinile solo nel 2010). In tutta onestà e nonostante l'impegno, l'italiano di Rob al microfono era quasi incomprensibile, e c'è voluto un attimo prima che il pubblico realizzasse cosa stesse interpretando. "The Day That Never Comes" (da "Death Magnetic"del 2008), con una melodia dai risvolti drammatici e intensi, anticipa la vibrante "Wherever I May Roam" (dal "Black Album"), con il pubblico che accompagna vocalmente il potente riff.
Un lungo preludio chitarristico di Hammett anticipa il boato che accoglie "Nothing Else Matters" ("Black Album"), interpretata da ognuno con un carico di emozione e devozione; lo stadio, immerso nel buio, si trasforma in un tappeto luminoso di migliaia di smartphone a riscaldare il cuore dei presenti.
"Sad but True" ("Black Album") sfodera tutta la pesantezza del suono dei Metallica: un vero rullo compressore in cui la batteria di Lars sembra avere energie inesauribili. L'inno contro la guerra della lunga e intensa "One" (da "...And Justice for All" del 1988), con fiammate che incendiano il palco come in un pacifico campo di battaglia, scuote le coscienze dei presenti anche grazie alle bellissime immagini del filmato che accompagna la performance. Chitarre che mimano colpi di mitraglia e i tamburi di Ulrich che lanciano bombe sonore in tutto lo stadio: una violenza per fortuna soltanto musicale e di pura denuncia, in un periodo in cui conflitti e devastazioni sono tristemente all'ordine del giorno. I Metallica toccano le corde giuste, e si prosegue con James Hetfield che chiede al pubblico quanti conoscano il loro primo disco e quanti lo possiedano. Una volta sinceratosi che i presenti siano "all'altezza" del momento, parte "Seek & Destroy", un ritorno al passato estratto dal disco d'esordio "Kill 'Em All" del 1983. A sorpresa, dall'alto delle otto torri piovono sul pubblico decine di grandi palloni gonfiabili gialli e neri, che cominciano a rimbalzare nel parterre per la gioia di tutti i presenti, che alla fine decidono di sgonfiarli – non senza fatica – per portarsi a casa un ingombrante souvenir del concerto. "Master of Puppets" (dall'album omonimo del 1986) arriva devastante e potente come solo una band simile sa fare. Se c'era ancora qualcuno con un briciolo di energia da spendere, l'ha tirata fuori per il brano conclusivo di questo spettacolo: "Enter Sandman" (dall'album omonimo del 1991), per la quale i Metallica hanno riproposto i visual legati al celebre video ufficiale del 1991, con gli spalti del Dall'Ara rimasti miracolosamente integri alle sollecitazioni dei presenti per omaggiare i propri beniamini.
Al momento dei congedi finali, la città è stata omaggiata dai Metallica che hanno proiettato sugli schermi alcune grafiche personalizzate, con i quattro eroi che salutavano il pubblico con un interminabile e generoso lancio di centinaia di plettri. Negli ultimi istanti dei saluti è stato reso un ulteriore tributo allo show bolognese con immagini della città e delle fasi di allestimento del palco all'interno dello stadio.
Si torna a casa con le orecchie che rimbomberanno per ore, ma con l'eredità di un'energia che ha riempito il cuore e l'anima, e che sarà davvero difficile da dimenticare
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