News

Maynard James Keenan: "Da nonni italiani, sono ribelle di natura"

01.02.2026 Scritto da Elena Palmieri

Il 6 febbraio i Puscifer tornano con "Normal isn’t", nuovo album che arriva a oltre cinque anni di distanza da "Existential reckoning" (qui la nostra recensione) e che si inserisce come un ulteriore capitolo di un progetto ormai riconoscibile per libertà espressiva, tensione concettuale e continua mutazione. Il quinto lavoro della band è un disco che guarda indietro senza nostalgia, recuperando suggestioni post-punk e gotiche legate alle prime esperienze musicali dei suoi membri, ma che allo stesso tempo affonda in territori più scuri e irrequieti, dove chitarra, basso e batteria si intrecciano con elettronica e sperimentazione. "Quella sensibilità punk, quel modo di osservare il mondo di traverso e di mettere costantemente in discussione ciò che accade, è parte integrante del mio DNA. Sono ribelle per natura", racconta Maynard James Keenan a Rockol in collegamento telefonico, sottolineando come questo ritorno alle origini sia meno un’operazione di stile e più una questione identitaria, quasi genetica. Attorno al nucleo composto da Keenan, Mat Mitchell e Carina Round, il disco si arricchisce del contributo di Greg Edwards al basso, Gunnar Olsen e Sarah Jones alla batteria, oltre a ospiti come Tony Levin, Danny Carey e Ian Ross, chiamati a rafforzare ulteriormente una narrazione sonora già densa e stratificata.

Figura centrale e trasversale della musica contemporanea, Maynard James Keenan approda a "Normal isn’t" insieme ai Puscifer dopo anni in cui la sua attività artistica non ha mai smesso di interrogare il presente, diviso tra i Tool, tornati in Italia nel 2024, e gli A Perfect Circle, attesi nel nostro Paese per un concerto il 13 giugno 2026 al Ferrara Summer Festival. In questa conversazione, l’artista riflette sul concetto stesso di normalità, sull’urgenza di osservare e raccontare un mondo che appare sempre più sbilanciato, e sul ruolo della musica come spazio di interpretazione, non di risposte preconfezionate. "Il nostro lavoro è osservare e poi interpretare attraverso i nostri occhi, attraverso le nostre esperienze", spiega Keenan, chiarendo come "Normal isn’t" non cerchi soluzioni, ma metta in scena il conflitto, lasciando a chi ascolta il compito e la responsabilità di trarne un senso.

Quali sensazioni, emozioni, aspettative o paure accompagnano l'uscita del nuovo album dei Puscifer, "Normal isn’t"?
Maynard James Keenan
: Sono emozionato. E un po’ nervoso. Abbiamo passato tanto tempo a registrare questo disco. È un po’ come veder nascere un bambino. So che non è propriamente la stessa cosa, ma le emozioni sono simili - non necessariamente la sensazione in sé, ovviamente.

L’ultima nostra conversazione è stata per "Existential reckoning" nel 2020. Cosa è successo nel frattempo? Quando avete iniziato a lavorare su questo nuovo disco e come è andata?
Maynard James Keenan: Una parte del lavoro è iniziata subito dopo l’uscita di "Existential reckoning": siamo tornati subito al lavoro, facendo piccoli pezzi, scambiandoci file e cartelle con varie idee. Poi sono ripresi i tour, ci sono state nuove pause, ma quando finalmente siamo riusciti a portare "Existential reckoning" in tour, abbiamo iniziato a lavorare in modo più focalizzato. Ovviamente negli ultimi anni sono successe molte cose. E ci è sembrato un buon momento per scriverne.

Pensando al titolo, "Normal isn’t", suona diretto ma allo stesso tempo aperto. Cosa significa “normale” per voi, oggi, e perché con questo titolo vi è sembrato importante negarlo piuttosto che definirlo?
Maynard James Keenan
: Ho 61 anni, quindi ho vissuto molte cose, ho visto e sentito il mondo attraversare cambiamenti. I flussi e riflussi, gli alti e bassi del progresso, della regressione: tutte queste dinamiche. E posso dire con sicurezza che la situazione attuale è qualcosa di nuovo. Magari non nuovo per qualcuno che viveva cento anni fa. Ma è nuovo per noi. E certi comportamenti, il modo in cui ci trattiamo a vicenda: non credo siano normali.

Annunciando il nuovo album, avete dichiarato: "Stiamo decisamente tornando alle nostre influenze iniziali. È il punto in cui il goth incontra il punk. È da lì che veniamo". È più un riferimento musicale o piuttosto una mentalità, un atteggiamento verso struttura, urgenza ed espressione?
Maynard James Keenan
: Entrambe le cose.
Vengo da persone marginalizzate. È sempre stato così per me, fin dall’infanzia: mi sono sempre sentito un outsider. Quella sensibilità punk, quel modo di osservare il mondo di traverso e di mettere costantemente in discussione ciò che accade, è parte integrante del mio DNA. Sono ribelle per natura.
La mia bisnonna, la mia nonna, il mio bisnonno, il mio trisavolo e altri parenti vengono dalla Val di Susa, dove c'è Venaus, dove cercano continuamente di far passare l'alta velocità ferroviaria. Quindi, letteralmente, ci sdraiamo in mezzo alla strada per impedire che quel treno passi. Questo è il mio DNA. Siamo ribelli per natura. Protestiamo.

Ascoltando "Normal isn’t", diversi passaggi dei testi delle canzoni colpiscono per i loro messaggi. A livello narrativo, in che modo il nuovo album riflette il momento storico che stiamo vivendo? Da quale tipo di osservazione nasce questo disco?
Maynard James Keenan
: Per me è difficile cambiare il mio processo, perché faccio il mio lavoro da molto tempo. Credo che il nostro lavoro sia osservare e poi interpretare attraverso i nostri occhi, attraverso le nostre esperienze. E poi riportare tutto questo nel modo migliore che conosciamo. Per me è attraverso il cibo, il vino, la musica, le parole. Non dipingo davvero. Disegno un po’, ma la mia arte passa dal cibo, dal vino e dalle canzoni. E se le situazioni che osserviamo degenerano in modi strani e inaspettatamente, come artista devi raccontarle. Devi parlarne. Fa parte di quello che dovremmo fare. È il mio lavoro.

Osservando il mondo, per questo nuovo album, su quali elementi vi siete concentrati di più durante la scrittura?
Maynard James Keenan
: Molto ha a che fare con l’equilibrio. Ti concentri sull’equilibrio tecnico all’interno del brano come pezzo musicale. Bilanci l’emozione e la storia, e come tutto si incastra nella canzone. Ma ti concentri anche sull’equilibrio dello squilibrio che stai osservando. In molti casi, parti dal conflitto. Come nei libri o nelle storie: c’è l’impostazione iniziale, poi introduci il conflitto, e infine la sua risoluzione. In queste canzoni, non stiamo necessariamente offrendo una soluzione. Stiamo evidenziando il conflitto e chiedendo a chi ascolta di riflettere e trovare delle soluzioni.

Ascoltando questo album, cosa sperate che il pubblico tragga per sé? C’è un messaggio, qualcosa che vorreste arrivasse?
Maynard James Keenan
: Non saprei. Non voglio dire alle persone come pensare o cosa fare. Ma se queste canzoni ispirano qualcuno a rendere migliore la giornata di qualcun altro, allora va bene così. Ho una figlia di undici anni e una delle cose che cerchiamo di insegnarle - ed è difficile a quell’età, perché non vogliono sentire niente, vogliono solo fare quello che gli pare - è l’idea di lasciare le cose migliori di come le hai trovate. E questo non significa, sai, non ammazzare la gente. Significa trovare strade in avanti attraverso la diplomazia. In casa, fuori casa, nelle relazioni interpersonali e a livello globale.

Parlando invece della musica di questo album, dalle linee di basso che con vigore aprono "Thrust", alla batteria e ai pattern elettronici di brani come “Self evident”, all'ascolto si ha la sensazione che "Normal isn’t" sia più immediato rispetto ad altri dischi dei Puscifer. C’è stata una decisione consapevole sulla direzione musicale da prendere? E in che modo questa scelta ha influenzato il suono e la struttura del disco?
Maynard James Keenan
: Non siamo molto oggettivi in merito a ciò che ci ha influenzato e a come questo sia emerso. Ma io penso molto allo show dal vivo, perché non vogliamo mai ripeterci. Alcuni artisti lo fanno, rigurgitano sempre la stessa cosa perché ha funzionato già una volta. Ma i Puscifer si siedono, ascoltano quello che hanno fatto e si sfidano ad andare in una direzione diversa ogni volta. Non c’è un album che suoni come un altro. Con "Existential reckoning" c’era molto paesaggio, molta dimensione cinematografica. Per questo era perfetto fare il nostro primo concerto pay-per-view all’aperto, ad Arcosanti, nel mezzo del deserto dell’Arizona. Aveva senso per quelle atmosfere.

Avete scelto di presentare mesi fa "Normal isn’t" dal vivo a un pubblico ristretto, per poi trasformare quell’esperienza in un film concerto. Cosa raccontano il palco e lo spazio della comunità del modo in cui pensate che la musica dovrebbe circolare ed essere vissuta oggi?
Maynard James Keenan
: Il live è stato girato nel vecchio Stock Exchange a Downtown Los Angeles, l’edificio si chiama proprio “The Exchange”. E se pensi al caos, all’energia del mercato azionario, dei broker, delle contrattazioni… e poi lo colleghi al centro di Los Angeles, che attraversa continui cambiamenti strani, molto dinamici, sicuro e poi insicuro… Non è così diverso dal girare per i vicoli di Milano o di Roma. Ci sono posti in cui non vuoi finire, soprattutto di notte. Ecco, quel film riflette la musica. Era l’ambiente perfetto per presentare questo album, perché in un certo senso è molto pieno, non stressante, ma immediato.

Considerando la vostra policy “no phones” ai concerti: qual è la tua idea di esperienza musicale oggi?
Maynard James Keenan: Quando mettiamo in scena uno show, soprattutto con tutte le mie band, c’è una presentazione.
Non è gente che sale sul palco e rigurgita canzoni addosso al pubblico. E non abbiamo quel tipo di ego da vampiro per cui, sai, Taylor Swift vuole che tu filmi i suoi concerti perché non ne ha mai abbastanza di se stessa. Non è quello. I nostri show sono una presentazione, come uno spettacolo teatrale, come un’opera, come un’orchestra e, in un certo senso, come un funerale. Quindi metti via quel cazzo di telefono.
È un comportamento inappropriato per questo tipo di esperienza. E poi dai fastidio alla persona dietro di te. Stai rovinando l’esperienza di qualcun altro costringendolo a guardare il tuo telefono per qualcosa che non verrà mai davvero catturato. Questa esperienza, quello che stai vivendo in quel momento, non verrà catturato. La sensazione che provi non verrà catturata dal tuo iPhone. Alla fine del concerto, però, ti lasciamo filmare gli ultimi due brani, così hai un souvenir della serata. Ma per il resto, smettila di infastidire chi ti sta dietro. È egoista e irrispettoso.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Travis Shinn

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi