Ci sono pochi musicisti contemporanei capaci di muoversi tra ambiti tradizionalmente separati come composizione contemporanea “colta”, cinema e serialità, senza che uno diventi subordinato all’altro. Max Richter è uno di questi. Negli ultimi anni il lavoro del compositore inglese ha raggiunto un pubblico più ampio grazie a progetti per il grande e piccolo schermo (con le colonne sonore di “The Leftovers - Svaniti nel nulla” e “L’amica geniale”) senza però rinunciare a una ricerca formale rigorosa. La sua musica continua a muoversi lungo una linea di sperimentazione che intreccia scrittura orchestrale, elettronica e uso del silenzio, spesso con una consapevolezza politica e sociale esplicita. Il cinema, in questo senso, non è per Richter una semplificazione né un terreno “pop”, ma uno spazio in cui la composizione contemporanea può espandersi e mettere alla prova le proprie forme.
È in quest’ottica che si colloca anche “Hamnet”, il nuovo film di Chloé Zhao, di cui Richter ha firmato la colonna sonora per Decca Records. Per presentarla è stata organizzata un’esecuzione dal vivo nella Cattedrale di Southwark, a Londra, con registrazione diretta su vinile. Non una cornice neutra, ma un luogo carico di stratificazioni storiche e simboliche che si riallacciano al film stesso. Qui, infatti, è sepolto Edmund Shakespeare, fratello minore di William, attore teatrale morto nel 1607 a soli ventisette anni.
Durante il concerto, una statua funeraria adornata con una corona di fiori e circondata dagli oggetti di scena originali del film ha accompagnato in silenzio l’esecuzione dell’intera partitura, con un pubblico di trecento invitati sospeso in una stasi quasi nervosa, per non rovinare l’incisione, poi seguita in diretta streaming dagli studi di Abbey Road.Hamnet, una colonna sonora fatta di musica, natura e silenzi
Richter ha raccontato che il lavoro su ”Hamnet” è iniziato in modo insolitamente precoce. Il film di Zhao, tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, immagina la morte del figlio undicenne di Shakespeare dal punto di vista della famiglia, spostando il centro del racconto su Agnes, moglie del drammaturgo. Un libro che lavora per sottrazione e risonanze, più interessato al lutto, alla memoria e alla dimensione domestica che alla figura pubblica del Bardo, la cui sceneggiatura lo ha colpito al punto da spingerlo a scrivere musica prima ancora che il film entrasse nel vivo della produzione: “io e Chloé ci siamo incontrati e abbiamo parlato delle grandi domande del film: le relazioni, la famiglia, la maternità, il lutto” ha spiegato il compositore “ma anche delle connessioni più ampie, con la terra, con il cosmo, con l’aldilà. Ho iniziato a fare schizzi musicali e lei li ha utilizzati durante tutte le riprese”. Una musica che non arriva a posteriori, dunque, ma che finisce per impregnare le immagini già sul set.
Un aspetto centrale della colonna sonora è il rapporto con il suono naturale e con il silenzio. Il lavoro di Richter dialoga costantemente con le texture ambientali (la foresta, il vento, la terra) in un equilibrio delicatissimo tra presenza e sottrazione: “è una parte fondamentale della narrazione psicologica del film”. In questo senso, decisivo è stato anche l’intervento sul suono di Johnnie Burn, sound designer ed editor per il film, che contribuisce a far “galleggiare” la musica ai margini dell’ascolto, più che a imporla.
“Hamnet", la musica rinascimentale in chiave elettronica
Dal punto di vista timbrico, ”Hamnet” si costruisce a partire da materiali vocali e strumentali d’epoca, poi trasformati elettronicamente fino a diventare una sorta di eco di sé stessi. Richter ha lavorato con un coro specializzato nella musica elisabettiana, caratterizzato da voci maschili molto pure, e con strumenti a corda antichi successivamente manipolati al computer. Il risultato è una musica che, pur essendo tecnicamente elettronica, conserva una forte componente organica. Nelle sequenze ambientate a Londra, questa materia sonora assume colori più scuri e pulsanti, che accompagnano l’angoscia e l’isolamento del personaggio.
La musica di Richter ha cambiato il finale di "Hamnet"
C’è un solo momento in cui la colonna sonora assume un carattere apertamente rinascimentale. Una scelta deliberata: “È l’unica scena in cui la musica richiama davvero quel periodo” ha raccontato Richter “l’ingresso di Agnes nel mondo del teatro ha qualcosa di universale e lì volevo usare una grammatica musicale familiare, che rimandasse a compositori come William Byrd o Thomas Tallis”.
Il cuore emotivo del film resta però “On the Nature of Daylight”, brano composto originariamente per ”The Blue Notebooks”, album del 2004 nato come risposta alla guerra in Iraq. In ”Hamnet”, il pezzo assume un ruolo strutturale nel finale. Richter ha raccontato che inizialmente il brano era stato usato come “segnaposto” e aveva pensato di sostituirlo con un inedito, poi diventato “The Undiscovered Country”: “Ma Chloé ha avuto una sorta di epifania e ha capito che 'On the Nature of Daylight' doveva restare, arrivando a cambiare il finale del film. È diventato fondativo per l’architettura della sua conclusione”.
Da Southwark ad Abbey Road, via vinile
A rendere possibile l’operazione di Southwark è stata anche una macchina tecnica tanto complessa quanto rodata. A raccontarlo è stata Laura Monks, presidente di Decca, che ha seguito da vicino l’evento: “Lavoriamo con Abbey Road Studios ogni giorno: per loro registrare in queste condizioni è la normalità” ha spiegato “Abbiamo microfonato lo spazio come per una registrazione standard. Ciò che rende tutto speciale è il taglio diretto su vinile: vedere la lacca incisa dal vivo è sempre qualcosa di straordinario”.
Una registrazione dal vivo comporta inevitabilmente una quota di imprevedibilità, dai rumori ambientali ai colpi di tosse del pubblico. Un elemento che, per Monks, non è un problema ma un valore. “Fa parte del gioco. È questo il futuro: non vuoi che una registrazione dal vivo sembri fatta in studio, è meglio che conservi le sue imperfezioni”. La scelta della cattedrale è stata centrale anche per questo: “La musica di Max ha già una risonanza naturale. Qui tutto funziona, soprattutto con il canto corale e gli archi. È quasi un ambiente perfetto”.
A colpire, alla fine, è stato soprattutto il silenzio. “Pensavo che il pubblico si sarebbe mosso tra un brano e l’altro” ha raccontato ancora Monks “Invece erano tutti immobili. Si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo. Non avevo mai visto così tante persone trattenere il respiro, consapevoli di stare partecipando a qualcosa di irripetibile”.
“Hamnet”, vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico e tra film più attesi nella corsa agli Oscar, sarà nelle sale a partire dal 5 febbraio 2026.
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