È difficile, nel panorama musicale ipercompresso e digitale del 2026, trovare un artista che decida di fermare le macchine per mettersi ad ascoltare il rumore del nastro che gira. Con L'ornamento delle cose secondarie, Max Gazzè firma un manifesto di resistenza analogica, un’opera che richiede tempo - e un paio di orecchie disposte a vibrare fuori dalle frequenze ordinarie - per essere compresa fino in fondo.
Un disco prog: in che senso?
Il disco si presenta come atipico per varie ragioni; tra queste, anche una certa anima prog. Il prog sta da un lato nell'intento sperimentale che guida tutta l'opera, dall'altro, a livello più strettamente musicale, si sente nelle prime tracce, la prima, la seconda e la quarta (spezzate da un Intermezzo bianco, una pausa guidata dal pianoforte della concertista coreana Sun Hee Yoo); i suoni sono effettivamente insoliti, "ma non campionati", ci tiene a ribadire Gazzè, come lo strumento armeno Oud in Facce da vecchi. Un preambolo fuori dagli schemi che sembra quasi un trucco per incuriosire e attrarre chi ascolta verso gli abissi, cioè verso la profondità emotiva che sta al centro dell'album, rappresentata in copertina dall'uomo-pesce che fuma davanti a un'Atlantide sommersa.
Franco Battiato era un maestro in questo (oltre che in tanto altro): rivestire di musiche stravaganti, allettanti, certe volte pop e ballabili concetti inarrivabili come il pensiero di Gurdjieff o citazioni colte come il cinema di Ėjzenštejn. Infatti L'ornamento delle cose secondarie è chiaramente, felicemente evidente, dal modo di cantare all'inclinazione spirituale del disco; un'assonanza già riconosciuta dallo stesso Battiato, che nel 1996 chiese a Gazzè di aprire l'intero tour di L'ombrello e la macchina da cucire. Questo ultimo lavoro porta avanti la sinergia intellettuale tra i due e soddisfa chi cerca spessore nella musica italiana.
Passato e futuro
Un altro aspetto importante da rimarcare è la scelta dell'accordatura a 432 Hz, quella dei grandi nomi della musica colta come Mozart e Verdi, che, secondo diversi studi cui si rifà l'artista, ha effetti benefici sullo stato psicofisico di chi ascolta. La ricerca sonora passa anche da qui: un artigiano di Bogotà, per esempio, ha costruito appositamente un vibrafono accordato a quella frequenza. Ma passa anche dai sintetizzatori di Da piccolo, dal Mellotron di Cherubini scalzi, dal flicorno di Attriti o dal Korg Vocoder di La forma.
L'ornamento delle cose secondarie nasce quindi dal passato, sia dal punto di vista musicale sia lirico (alcuni testi sono stati ripresi dall'archivio del fratello, Francesco Gazzè), ma è anche un balzo in avanti nella concezione del suono, perché non c'è niente di più futurista del conflitto, e il conflitto, oggi, è il rifiuto della musica banale, sciatta, vuota; l'antitesi di queste 20 tracce.
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