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Madonna è ancora sul trono: la recensione di "Confessions 2"

03.07.2026 Scritto da Mattia Marzi

La notizia migliore è che "Confessions on a dance floor 2" è probabilmente il disco più coeso che Madonna abbia pubblicato negli ultimi dieci anni. Dopo lavori come "Rebel heart" del 2015 e "Madame X" del 2019, caratterizzati da una forte voglia di sperimentare ma da risultati alterni, Lady Ciccone torna con un progetto che ha una direzione ben definita. Una scelta significativa per un'artista che, nel corso della sua carriera, ha spesso anticipato le tendenze più che seguirle. Il nuovo album guarda apertamente al passato, recuperando le atmosfere dance che avevano decretato il successo di "Confessions on a dance floor" nel 2005, il disco di "Hung up" e "Sorry", di cui questo lavoro si presenta come un ideale seguito. Una scelta che potrebbe apparire poco coraggiosa, ma che molti fan accoglieranno con favore, considerando che proprio "Confessions" viene ancora indicato come l'ultimo grande classico della sua discografia. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, insomma, il ritorno funziona.

Il messaggio alla base dell'operazione

Naturalmente il progetto non è privo di qualche limite, però. Dopo oltre quarant'anni di carriera è fisiologico che l'ispirazione attraversi fasi diverse e il ritorno a un'estetica così legata al passato comporta inevitabilmente qualche rischio. Nel 2005 Madonna aveva 46 anni, oggi ne ha 67: alcuni passaggi dei testi, come quelli di "I feel so free («dammi dello champagne così posso scatenarmi stasera») o "Love sensation" («baby, vieni e stai con me»), possono suscitare qualche perplessità. La Material Girl, però, rivendica apertamente il senso del progetto: dimostrare che una donna non perde sensualità, autorevolezza e forza dopo i sessant'anni. Un messaggio difficile da contestare. Qualche riserva nasce anche dalla durata dell'album: sedici brani per oltre un'ora di musica (63 minuti in tutto) rappresentano una scaletta a dir poco generosa e non tutti gli episodi hanno lo stesso peso. Viene spontaneo chiedersi se fossero davvero tutti indispensabili. L'impressione è che Madonna e Stuart Price abbiano voluto ricreare il flusso continuo di una lunga notte in discoteca, privilegiando l'esperienza d'ascolto nel suo insieme rispetto alla sintesi (anche nel primo "Confessions" le tracce erano mixate senza soluzione di continuità). 

I momenti migliori

Tra i momenti migliori spicca senza dubbio il singolo "Bring your love", realizzato insieme a Sabrina Carpenter e presentato in anteprima durante il Coachella dello scorso aprile. È già diventato uno dei maggiori successi di Madonna degli ultimi vent'anni: su Spotify ha superato quota 34 milioni di ascolti, facendo meglio di undici delle tredici tracce contenute in "Madame X" (per dire). È anche uno dei tre pezzi con un'anima italiana, grazie al contributo dei fratelli Marco e Giampaolo Parisi, produttori che negli anni hanno collaborato con artisti come Ed Sheeran, Fred Again e Black Eyed Peas. Funziona anche "Danceteria", omaggio al celebre locale newyorkese frequentato da Madonna agli inizi della carriera. Il brano alterna nostalgia e autobiografia, evocando l'atmosfera della New York tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta e inserendo anche una citazione del ritornello di "Walk on the wild side" di Lou Reed. Madonna canta dell’emozione provata quando il DJ Mark Kamins mise per la prima volta sul pianno il suo demo di “Everybody” davanti a 300 persone e ripete il ritornello: «Qui tutti sono un’opera d’arte”». Anche la collaborazione con Feid in "Read my lips" si inserisce nel progetto senza risultare fuori contesto, mostrando un equilibrio maggiore rispetto ad alcune scelte "latin" del passato. Più in generale, "Confessions on a dance floor 2" restituisce l'immagine di un'artista che sembra aver ritrovato una direzione chiara, senza rinunciare alla propria identità. Tra gli episodi più personali c'è "The test", secondo duetto con la figlia Lourdes "Lola" Leon dopo "Superstar" del 2012. Il dialogo tra madre e figlia affronta il tema dell'esposizione mediatica vissuta da Lourdes fin dall'infanzia, aggiungendo una dimensione intima a un disco prevalentemente orientato alla pista da ballo. «Non ho pensato a quanto potesse pesarti», ammette la madre. Lourdes risponde con il perdono.

Le citazioni nascoste

In "Hung up", nel primo "Confessions", Madonna campionava "Gimme! Gimme! Gimme!" degli ABBA. Delle citazioni ci sono anche in questo "Confessions 2", oltre a quella di "Walk on the wild side" contenuta in "Danceteria". "I feel so free" campiona "French kiss", hit house del 1989 firmata dal dj e produttore statunitense Lil Louis. "Bring your love" contiene un'interpolazione di "Good life" degli Inner City, datata 1988. "My sins are my savior" campiona "My army of lovers" degli Army of Lovers, uscita nel 1991. Il mondo di riferimento è la house e la disco music di fine Anni '80-primi Anni '90. La scelta ha una sua coerenza storica. Se il primo "Confessions on a dance floor" celebrava le radici della disco, questo seguito sembra guardare al momento in cui la musica dance si spostò definitivamente nei club: la house di Chicago, la techno di Detroit, l'house britannica e l'eurodance delle origini. È anche l'epoca che ha profondamente influenzato Madonna stessa, soprattutto negli anni di "Erotica" e "Bedtime stories", quando collaborava con produttori provenienti da quella scena.

La Regina non abdica, tutt'altro

A perdonarla, c'è da scommetterci, oltre alla figlia Lourdes saranno anche i fan che in questi anni l’hanno vista offuscare lo status di Regina del Pop con mosse non degne di una sovrana, tra collaborazioni discutibili con trapper e rapper, provocazioni spesso gratuite e scelte poco all'altezza della sua grandezza. Con "Confessions on a dance floor 2", Madonna torna a occupare il posto che le compete. E, come canta in "My sins are my savior", non sembra avere alcuna intenzione di rinunciare alla corona: «Hanno cercato di buttarmi giù, hanno cercato di prendermi la corona, ma io non mi sono arresa».


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