Arrivati alla fine dell’ascolto della deluxe di “Sono un grande”, che uscirà venerdì, sorgono delle domande: “E ora? E se fosse questo il vero Tiziano Ferro?”. Perché si ha la sensazione che queste nuove tracce siano l’inizio di una trasformazione, siano una finestra su un nuovo mondo, più che una prosecuzione del suo ultimo album. Fa “Perdono” 2.0, pimpato con Lazza, emoziona con Ariete su un pezzo che indaga le crepe famigliari, continua a collaborare con il mondo rap, manda “affanculo i fasci” insieme a Ditonellapiaga, si muove su ritmi caldi r&b: è come se nei panni del Peter Pan di “Hook”, interpretato da un Robin Williams ormai cresciuto, non più un bimbo dell’Isola che non c’è, Ferro avesse trovato un nuovo pensiero felice, e anche un po’ “XXverso”, per tornare a volare. Apre le braccia e si tuffa, fregandosene totalmente di quello che accadrà.
“Sono un grande”, uscito nell’ottobre del 2025, è stato un album di cambiamenti umani e lavorativi, come ci aveva raccontato lo stesso artista in una lunga intervista. Questa deluxe invece è qualcosa di diverso. È quasi un mondo separato. Nel disco aveva scelto di essere una voce sola, mentre qui Tiziano vuole giocare maggiormente con la musica, lasciando cadere ulteriori pesi. E decide di farlo aprendo il cerchio, attraverso collaborazioni nuove e inattese. “Superstar”, che già conosciamo, con Giorgia, è un pezzo pop scritto bene, che infatti sta andando fortissimo in radio. Tra le sue pieghe ha diverse sfaccettature e chiavi di lettura, per questo è interessante. Non è scontato: parla di che cosa succede quando si spengono i riflettori e una star rimane sola a consumarsi.
“Felici a metà” con Shiva segue idealmente un’altra collaborazione tra i due, “Bacio di Giuda”, contenuta nel disco del rapper “Vangelo”. Qui cantano: “Per noi che siamo nati soli è più facile mentirsi che fidarsi”. La chitarra acustica solca la produzione urban, dando al pezzo una malinconia essenziale che sembra tenere incollati i due protagonisti, pur separati da un gap generazionale e di vissuto. Poi c’è “XXdono” con Lazza, che di fatto è un “Perdono” pimpato. Un modo per far conoscere uno dei brani più famosi di Ferro alle nuove generazioni, senza stravolgerlo. Piuttosto, "allargandolo". Ed è esattamente quello che succede. Se quest’ultimo non poteva essere ribaltato, con “Perverso” del 2003 tutto cambia e si arriva alla nuova “XXverso” con Ditonellapiaga. Un pezzo funk con Tiziano che canta “suona funk, suona Wu-Tang” e in cui si lascia andare completamente: “sono un padre perso, dico ciò che penso”, fino a mandare apertamente “affanculo i fasci”. È il momento più spiazzante del progetto.
“Ti sognai” con Ariete, già presente in “Sono un grande” con la sola voce di Ferro, resta uno dei brani emotivamente più forti del disco. È dedicato al difficile rapporto con la madre e punta tutto sulla vulnerabilità. Ed è significativo che l’artista di Latina abbia deciso di condividere un pezzo così difficile, uno di quelli che ci aveva confidato di non sapere nemmeno se sarebbe riuscito a cantare dal vivo, con un’artista di nuova generazione che ha una sensibilità fortissima nel racconto dei sentimenti. La loro collaborazione ha il sapore di una dolce spartizione del peso. In “A Napoli” Tiziano dice di aver toccato il fondo e aggiunge di non avere più rimorsi “dal novembre dell’anno scorso”. Non cerca pose: mette semplicemente sul tavolo le macerie e prova a cantarci e a ballarci sopra. “Unico” non è la classica ballata sdolcinata che ci si potrebbe aspettare. È un brano energico, vitale, dedicato a uno dei due figli. La produzione, però, convince meno rispetto ad altri momenti del progetto. La natura “perversa” di questa deluxe è nel tentativo di Ferro di sabotare, in parte, l’immagine che abbiamo idealizzato di lui in questi ultimi anni. Ci aveva già provato in passato. Ma questa volta sembra la prima scintilla di un cortocircuito, di un nuovo fuoco.
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