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Ma i Maneskin funzioneranno ancora insieme?

02.09.2026 Scritto da Mattia Marzi

Era un segreto di Pulcinella, ormai. Ma il fatto che sulla copertina del nuovo numero di Tv Sorrisi e Canzoni Stefano De Martino, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027, annunci che tra gli ospiti del Festival ci saranno «i Maneskin e star internazionali» ha riacceso, inevitabilmente, l’interesse intorno alla reunion della band romana, prossima ad annunciare un nuovo album di inediti e un tour negli stadi italiani in programma per l'estate del prossimo anno. A onor del vero, nell’intervista De Martino non dice proprio così. A precisa domanda sulla reunion del gruppo si limita a rispondere: «Ci sto lavorando, mi piacerebbe molto». Gli annunci ufficiali, insomma, arriveranno al momento giusto. Ma state pur certi che i Maneskin a Sanremo ci saranno. È già deciso da mesi. Già lo scorso giugno Fiorello, in una puntata de La Pennicanza su Rai Radio2, aveva bruciato tutti sul tempo, raccontando di aver incontrato Thomas Raggi ed Ethan Torchio agli Internazionali di Tennis di Roma e di aver strappato loro la conferma: «Ho incontrato Ethan e Thomas e gli ho chiesto: “Ma è vero che tornerete insieme?”. E loro mi hanno risposto che è vero. La reunion sarà a Sanremo 2027». La domanda da farsi, dunque, non è più se i Maneskin torneranno insieme e nemmeno se lo faranno a Sanremo, ma se i Maneskin funzioneranno ancora insieme o no. È una domanda lecita, perché l’operazione non è semplice come sembra: nei due anni trascorsi dalla pausa i quattro componenti della band hanno preso strade molto diverse, in alcuni casi apparentemente difficili da conciliare. 

Damiano: dal rock al pop

Era il 23 agosto 2024 quando, al termine del tour mondiale legato a Rush!, i Maneskin salutarono i fan sui social: «Non vediamo l’ora di tornare sul palco, dove sentiremo di nuovo l’energia e ci avvolgeremo l’un l’altro in essa». Tempo un mese e Damiano David pubblicò a sorpresa il suo primo brano da solista, "Silverlines", (ri)presentandosi come «un mutaforma». E un mutaforma lo è stato davvero. Al rock dei Maneskin con l'album da solista "Funny little fears", uscito nella primavera dello scorso anno e poi ristampato in autunno con il titolo di "Funny little dreams", il cantante ha preferito un’immagine e un immaginario più pop, guardando a modelli come Harry Styles. Un anno fa, a Londra, durante un concerto alla Roundhouse, raccontando i motivi della sua svolta solista, aveva detto: «Un giorno qualcosa si è rotto e non mi sono sentito più felice. Non capivo perché. Ero in una band di successo che faceva tournée incredibili. Questo disco mi ha aiutato a capire cosa non andasse: la mia vita era perfetta, ma era l’idea di perfezione di qualcun altro, non mia». Parole che erano state interpretate come il segnale di una certa insofferenza nei confronti della band. Soprattutto considerando che, dei quattro, Damiano è sempre stato quello più attratto dal pop. Tanto che, agli inizi, Victoria De Angelis, cofondatrice del gruppo insieme a Thomas Raggi, lo aveva addirittura cacciato dalla band perché «troppo pop». Eppure, nei concerti successivi, il cantante ha cercato di correggere il tiro, spiegando che quel disagio non aveva a che fare con gli altri componenti: «Non riuscivo ad essere capito, ma questo sentimento non aveva nulla a che fare con gli altri componenti». A sgomberare il campo dalle ipotesi di tensioni interne ci ha pensato anche l'entourage della band, organizzando, in occasione del successivo concerto romano di Damiano, una reunion nel backstage tra i quattro. Victoria, Thomas ed Ethan sono poi comparsi sui social e sotto il palco prima dell'inizio dello show, quasi a certificare che, almeno sul piano personale, fosse tutto a posto.

Victoria, la techno e i dj set

La bassista Victoria De Angelis aveva cominciato a sperimentare una dimensione autonoma già prima della pausa. Nel febbraio 2024, infatti, aveva pubblicato un mixtape da dj, inaugurando un percorso che l'ha portata a girare il mondo con i suoi dj set, tra techno e house, facendo tappa anche su palchi di festival importantissimi come lo Sziget di Budapest. Un universo musicale, quello scelto da Victoria, lontanissimo - come nel caso di Damiano - dal rock che aveva portato i Maneskin alla conquista del mondo. Dal punto di vista discografico, però, il progetto non sembra aver prodotto i risultati sperati. A raccontarlo sono soprattutto i numeri sulle piattaforme: Damiano David conta oggi circa 5,7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, contro i circa 210 mila di Victoria. Una differenza che apre anche un interrogativo sugli equilibri interni alla band: la pausa potrebbe aver finito per ribaltare i rapporti di forza, portando il cantante in una posizione ancora più centrale rispetto a quella che occupava prima della separazione. Del resto proprio Damiano in un'intervista concessa alla youtuber statunitense Allison Hagendorf aveva spiegato di voler mostrare da solo quanto ci fosse di autentico nel suo ruolo nella band, al di là dei «compromessi» - parole sue - necessari per far «funzionare quattro cervelli insieme». 

Thomas, fedele alla linea. E Ethan che fine ha fatto?

Se c'è un componente che sembra essere rimasto più vicino alla matrice originaria della band, quello è Thomas Raggi. Il chitarrista è l'unico ad aver scelto di restare radicalmente fedele alla linea rock, pubblicando lo scorso dicembre un album solista di grande credibilità, "Masquerade". Un progetto prodotto da Tom Morello e realizzato con la partecipazione, tra gli altri, di Nic Cester, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, Sergio Pizzorno dei Kasabian, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e Matt Sorum. Nel disco Thomas ha esordito anche come cantante: chissà che non canti anche nel nuovo album dei Maneskin. «Io ero il più duro e puro della band. Sono cresciuto a pane e Led Zeppelin», ha raccontato. È forse il percorso che più di tutti sembra ricordare da dove siano arrivati i Maneskin. Ma anche per Thomas, naturalmente, questi due anni hanno rappresentato una crescita e un'esplorazione fuori dalla comfort zone della band. Più defilato è rimasto Ethan Torchio. Il batterista ha mantenuto un profilo più discreto rispetto agli altri, dedicandosi anche alla composizione. Lo scorso anno ha firmato la colonna sonora del docufilm "Ogni pensiero vola", diretto da Alice Ambrogi e presentato alla Festa del Cinema. Non si hanno notizie di suoi altri progetti.

Le condizioni della reunion

Un anno fa, intervistato dal New Musical Express, Damiano aveva anche fissato le condizioni per un eventuale ritorno. «Per tornare a suonare insieme dobbiamo essere tutti ben riposati. Penso che la prima cosa che facciamo debba essere qualcosa che sentiamo davvero dentro, e che non sembri affatto un lavoro fatto per forza. Questo è lo scenario ideale». Poi aveva aggiunto una frase ancora più importante: «Ora conosco meglio i miei bisogni, e so che loro conoscono meglio i loro. Siamo cresciuti. Insieme, possiamo comunicare meglio e rendere tutto più fattibile e sano». La pausa ha sicuramente modificato il rapporto di ciascuno con la musica e con la propria identità artistica: Damiano ha sperimentato una dimensione pop più personale e meno legata all’estetica rock della band; Victoria ha consolidato un percorso nella musica elettronica e nei dj set; Thomas ha sviluppato ulteriormente il suo legame con il rock; Ethan ha esplorato la composizione e il lavoro per il cinema. Sarà curioso capire come le traiettorie potranno convivere senza trasformarsi in una semplice somma di carriere individuali.

«Siamo come gli ingredienti di un piatto»

Già nel dicembre 2024, in un'intervista con Joel Madden, Damiano aveva offerto una metafora particolarmente significativa per spiegare il rapporto tra la propria identità e quella della band. «La band è composta da quattro individualità diverse. Sono come i diversi ingredienti di un piatto. Si uniscono per creare un piatto. Vuoi fare lo stesso fottuto piatto per 20 anni? A un certo punto, non importa quanto sia buono, a un certo punto ti stancherai. Fai in modo che la miscela di quegli ingredienti crei un altro piatto, piuttosto». È forse questa la chiave per capire cosa potrebbero essere i Maneskin dopo la pausa. Ammesso che il pubblico sia disposto ad assaggiare altre ricette. E che abbia ancora fame.


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