“La scena metal sta crescendo tanto, e velocemente”. Will Ramos lo dice con la naturalezza di chi, nel giro di pochi anni, è passato dall’essere il nuovo cantante di una band già rodata, a diventare uno dei volti più riconoscibili della scena estrema contemporanea, spinto da quella scossa virale che il singolo “To the Hellfire” - dall’Ep “...And I return to nothingness” del 2021 - ha innescato e che ha portato il nome dei Lorna Shore ben oltre i confini del deathcore. Ora la band è tra i nomi più influenti del genere dell’ultimo periodo, anche grazie al suo spingersi oltre i limiti tradizionali, riscrivendo cosa può essere oggi il metal estremo. A testimonianza del loro continuo cambiamento, i Lorna Shore hanno pubblicato lo scorso settembre l’album “I feel the everblack festering within me”, già presentato live in Stati Uniti, Canada e Australia alla fine dello scorso anno, e che sta per riportare il gruppo in tour. La tournée, che prende il via oggi - 23 gennaio - in Germania e proseguirà fino alla primavera, farà tappa in Italia per un'unica data il 1 febbraio 2026 presso il Gran Teatro Geox di Padova.
“È incredibile tornare già di nuovo in tour, non mentirò. Sembra che siamo appena scesi dal palco poco tempo fa, ma è perché la pausa è passata davvero in fretta”, racconta Will Ramos a Rockol: “Sono felice di tornare on the road. Suoniamo anche brani che il pubblico sentirà dal vivo per la prima volta. Quindi, qualunque cosa succeda, sarà una bella esperienza”, aggiunge il cantante, al momento della chiacchierata direttamente dall’altra parte del mondo, dalla sua casa nel New Jersey. Eppure, il suo ciuffo fucsia lo rende immediatamente riconoscibile anche in una situazione lontana dal suo habitat naturale fatto di palco, sudore, scream, growl e pogo.
Il tour è la condizione naturale dei Lorna Shore di questi anni e per Ramos è anche un modo per connettersi con le persone di luoghi lontani ed esplorare nuovi paesi. “Della prima parte del tour, i concerti in Australia sono stati uno dei miei momenti preferiti”, spiega il 31enne cantante: “Ho scoperto di avere un sacco di amici laggiù, quindi dopo i concerti mi sono fermato un paio di giorni per passare del tempo con loro e visitare alcuni luoghi. Adesso amo l’Australia ancora di più”. La nuova tournée in programma in Europa offrirà la possibilità alla band di tornare anche in Italia, a distanza di quasi tre anni dall’ultimo passaggio tricolore. Da quando Will Ramos è nei Lorna Shore, il gruppo ha avuto modo di suonare dalle nostre parti nel 2022 a Padova, in occasione del Knotfest degli Slipknot nel giugno 2023 a Bologna e a novembre di quell’anno a Milano. “Non abbiamo suonato spesso in Italia. Quindi sono super gasato di tornare”, sottolinea con entusiasmo Ramos: “Penso anche che, proprio perché torniamo dopo tanto tempo, questo spingerà le persone – soprattutto gli italiani – a scatenarsi un po’ di più. Come se sentissero ‘fossero affamati’ di vedere i Lorna Shore. E la nostra risposta è: ‘Eccoci, adesso ci siamo. Siamo qui per darvi tutto. Quindi scatenatevi, buttate fuori tutte le emozioni che vi siete tenuti dentro dall’ultima volta che abbiamo suonato qui’. Almeno, è quello che spero”.
Alla domanda inevitabile su come si porta sul palco un disco tanto denso, “drammatico” e stratificato come il nuovo “I feel the everblack festering within me”, Ramos risponde senza pose: “Onestamente è difficile dirlo perché, quando sono sul palco, cerco solo di sopravvivere. A volte queste canzoni sono davvero difficili e penso solo: ‘Dai, cazzo, facciamolo. Non so come, ma lo faremo, in un modo o nell’altro’. Arrivano comunque momenti in cui tutto si ricompone. Un pezzo come ‘Glenwood’, o ‘Pain remains I’, ha quei momenti in cui c’è il caos totale, con me che corro ovunque, e poi tutto si unisce in un istante preciso, magari su una singola linea vocale emotiva. E quello è praticamente tutto. Cerco di non concentrarmi troppo su quello che sto facendo sul palco, se non nei momenti in cui conta davvero. E non conta sempre. A volte lo show di luci fa metà del lavoro per me, e io posso semplicemente stare lì e urlare l’anima”. La voce, quindi, resta il punto più fragile e più tecnico di tutta la faccenda, e - alla domanda su come gestire le emozioni mantenendo la tecnica vocale - Ramos lo ribadisce senza mitologie da frontman invincibile: “Sto ancora cercando di capirlo ogni cazzo di giorno. A volte fai concerti fantastici, a volte concerti di merda. Fa parte dell’andamento naturale delle cose. Purtroppo, faccio tutto il possibile per gestire eventuali danni alla voce. È tutto quello che posso fare. Usare la voce, in questo modo, può essere molto logorante; quindi, si tratta solo di assicurarmi che non mi consumi troppo”. Aggiunge: “Ho passato 16 anni a padroneggiare il mio strumento, e sto ancora imparando. Continuo a scoprire nuovi modi di fare le cose. E nel farlo, a volte trovo tecniche che non fanno bene alla voce, e altre che invece sono ottime. Ma non lo si può sapere finché non si prova. Si spingono i confini per vedere cosa succede. Si deve avere la sicurezza di provare qualcosa di nuovo. Se non funziona, si prova qualcos’altro. È così che va. E soprattutto, qualunque cosa si faccia, bisogna restare in piedi sul palco e far sembrare di sapere esattamente cosa si sta facendo, anche se in realtà non si ha la minima idea di cosa cazzo stia succedendo”.
Svelando appena cosa possono aspettarsi i fan italiani dal prossimo concerto dei Lorna Shore, Will Ramos spiega quindi come la band affronta la costruzione della scaletta e di uno show: "Quando costruiamo lo show e la scaletta, ci sbattiamo parecchio la testa per trovare un flusso che funzioni davvero”, afferma il cantante: “Aggiungiamo canzoni nuove alla setlist; quindi, è emozionante non solo per il pubblico, ma anche per noi. Siamo super entusiasti di suonare musica nuova. La scaletta fino all’ultimo è difficile da definire. Ma posso dire che sarà uno degli show più grandi che abbiamo mai fatto, per produzione e per suono. La band sta crescendo e cambiando ogni giorno. Quindi quello che il pubblico vedrà non sarà quello che ha visto l’ultima volta. Mettiamola così”.
Il nuovo album dei Lorna Shore, “I feel the everblack festering within me”, è arrivato tre anni dopo “Pain remains” del 2022 per confermare la reputazione del gruppo, capace di tenere insieme la brutalità e un respiro quasi cinematografico senza perdere compattezza. Attraverso le dieci tracce del disco, si configura un lavoro attraversato da immagini di dissoluzione, conflitto interiore e perdita, in cui la dimensione emotiva si intreccia a una scrittura musicale fondata su stratificazioni orchestrali, dinamiche estreme, tensione ritmica e un uso della voce come strumento narrativo, capace di trasformare il deathcore in un linguaggio drammatico, quasi liturgico, che mette in scena il confronto costante tra oscurità e catarsi. Nel corso della chiacchierata, spiegando cosa rappresenta “I feel the everblack festering within me” per i Lorna Shore come band, Will Ramos trova che "rappresenti quanto possiamo cambiare e allo stesso tempo restare autentici con noi stessi”. Continua: “I Lorna Shore esistono da tantissimo tempo. Se confronti il primo album ‘Psalms’ del 2015, o l’EP ‘Maleficium’ del 2013, con quello che facciamo ora, è notte e giorno. In certi momenti non sembra nemmeno la stessa band. Ma lo è, assolutamente. I Lorna Shore hanno sempre quel qualcosa, che non riesco nemmeno a definire, una sorta di je ne sais quoi che mi fa dire: ‘Ok, sì, sono loro’. È diverso, certo. Stiamo tutti cambiando. Ognuno di noi sta cambiando il suono a modo suo. Qualunque cosa diventi, andiamo avanti”.
Proprio per questo, Ramos rifiuta l’idea che la musica dei Lorna Shore debba essere incasellata in una sola emozione, in una sola postura. Alla domanda sulle sensazioni provate nel suonare dal vivo i brani del nuovo album, il cantante replica con un elenco di stati d’animo che coesistono, e proprio per questo funzionano. “Alcune canzoni trasmettono sensazioni positive, altre sono tristi, altre ancora sono trionfali. Qualunque sia il caso, l’obiettivo è sentire l’emozione legata a una determinata canzone”, afferma Will:
Il termine “terapia”, nel suo discorso, non appare come un’etichetta, ma più come la descrizione concreta di un effetto che vede accadere davanti ai suoi occhi, tra commenti, messaggi, reazioni. In base ai primi concerti di presentazione dell’album, la reazione del pubblico è arrivata a Will e alla band nel modo più positivo possibile: “Ci sono canzoni molto tristi, e a volte tra i commenti, anche quelli che mi riferisce la mia ragazza, qualcuno me lo fa notare. E io penso: ‘Grazie, significa che la stai sentendo davvero’. ‘Forevermore’ è una delle nostre canzoni tristi, mentre ‘Glenwood’ è una canzone triste, ma anche felice. Mi capita quindi di sentire persone dirmi: ‘Quella canzone mi ha fatto stare malissimo, ma mi ha anche spinto a scrivere a mio padre, a mia madre, con cui non parlavo da non so quanto tempo’. Per me è incredibile. Per me, quello è sempre stato il motivo per cui ho voluto fare musica. Non voglio essere la terapia di qualcun altro, ma voglio essere qualcosa che possa guidare qualcuno, in modo naturale, verso l’idea di aiutare se stesso. Che sia una canzone come ‘Glenwood’, che ti fa venire voglia di sistemare le cose con persone che non hai più accanto, oppure un pezzo super potente che ti fa dire: ‘Oggi non mi sento bene, ho bisogno di sentirmi forte’, o un brano come ‘Forevermore’ che ti aiuta ad accettare la perdita di qualcuno”.
È un modo netto per dire che l’impatto emotivo, nei Lorna Shore, non è decorazione, ma è sostanza, è uno strumento, è parte del perché questa musica oggi trovi pubblico nuovo e più vasto. “Il metal sta diventando enorme”, insiste quindi Will Ramos, e lo spiega con un’immagine semplice:
In questo scenario, davanti alla riflessione che sembra quasi che le nuove generazioni abbiano bisogno di questo tipo di musica, di questa potenza emotiva, Will Ramos confessa: “Non lo so, sinceramente. Non penso che ci sia una sola risposta. Ogni band ha un elemento diverso che la rende valida per un motivo specifico. Non posso dire con certezza che sia una cosa piuttosto che un’altra”.
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