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Lorenzo Fragola: "Ho trent'anni e adesso faccio quello che mi va"

26.11.2025 Scritto da Adelia Brigo

La voglia di ripartire, prima di tutto da se stesso, con ritmi dettati dalla passione e non dalle logiche di mercato. Per ritrovarsi Lorenzo Fragola ha dovuto fermarsi per diverso tempo, tornare nella sua dimensione di "casa", dal punto di vista umano e artistico. Riscoprire le piazze in giro per l'Italia organizzandosi un tour in completa autonomia, accompagnato dalla sua band, durante la scorsa estate. Lasciarsi alle spalle gli anni del successo portati della vittoria di X Factor nel 2014, dire diversi no, ricostruire intorno a se un gruppo di persone fidate. La scorsa settimana è andato Tv, alle Iene, davanti a milioni di spettatori a dire "Non sono morto, eccomi qui". Pensa al prossimo Festival di Sanremo come una opportunità e oggi è pronto a presentare il suo nuovo singolo: si intitola "Storte" ed esce oggi, 26 novembre. 
Accompagnato da una cover in bianco e nero, essenziale, vede al centro l'immagine di un uomo che sembra sul punto di cadere, ma forse inizia a volare. Un brano piano e voce, con una melodia semplice, sonorità indie e una produzione pop, molto vicino alla nuova generazione di cantautori. Come già successo in passato, anche in questo brano nella scrittura c'è la collaborazione di Mameli (oltre che di Andrea Bonomo), artista che con Fragola condivide un sodalizio artistico iniziato diverso tempo fa, oltre alla terra d'origine, la Sicilia. "Storte" è un singolo distante dai tormenti come "Fuori c'è il sole" o "Infinite volte", il brano che gli regalò un disco di platino e fu inserito in un album, “Bengala”, dove ricordiamo il pezzo "Super Martina", cantato in duetto con Gazzelle. Un primo indizio, forse, di una strada musicale che oggi sembra tornare a percorrere.

Lorenzo, da dove hai ricominciato?
"Sono ripartito facendo quello che mi piace e questo non è per nulla scontato, è un traguardo che si raggiunge dopo tanti anni, dopo tante cose che non ti convincono. Dopo aver vinto X Factor sono stato travolto dalle cose. Mi sentivo come messo su un razzo, sparato alla velocità della luce: bellissimo, perché non capita a tutti di volare così in alto, ma allo stesso tempo non avevo il controllo, non potevo guardare fuori dal finestrino e capire dove stavo andando. Non era una questione di sentirsi costretto a scrivere o a produrre, semplicemente non avevo coscienza piena di quello che stavo facendo. Ho sempre sperato che sarebbe arrivato un momento in cui avrei potuto fermarmi e riflettere davvero su ciò che stavo facendo. Quel momento è arrivato solo più tardi ma oggi so da dove voglio ripartire".

Hai trent'anni, sei arrivato al successo molto giovane. Hai partecipato due volte al Festival di Sanremo, hai vinto Dischi d'oro e di platino. Cosa significa riaffacciarsi al mondo della musica?
"Ho iniziato oramai quasi 11 anni fa, ho vissuto diversi momenti della mia carriera, da allora sono cambiate tante cose, anche a livello di comunicazione. Quando ho iniziato, la radio o la TV avevano un peso enorme: se un pezzo passava in radio o venivi invitato in TV, era un passaggio fondamentale per il successo. Oggi invece il potere di far arrivare una canzone al pubblico è frammentato, non c’è più un canale unico per far ascoltare la musica. Questo cambia molto il modo in cui si lavora e come si percepisce il successo".

Stai lavorando ad un album, oltre a questo singolo?
"Sono molto contento perché ho stretto intorno a me persone che hanno la mia stessa visione sulla musica, ad iniziare da Mameli (Mauro Castiglione) con il quale c'è una grande intesa artistica. Oggi mi trovo a lavorare con una realtà diversa, la Numero Uno (legata alla Sony Music Italia), che è più piccola, quasi indipendente, e funziona un po’ come una factory. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno sposato completamente la mia visione, cosa che nel passato non era sempre scontata. Questo per me oggi è un vero traguardo".

Hai un approccio diverso nel lavorare a questo album? Quale direzioni vorresti prendesse?
"Non so dove vorrei collocarlo, posso dirti dove non lo vorrei. Mi piacerebbe essere fluido dal punto di vista musicale. Non so come dirlo meglio: vorrei riuscire a trasmettere la mia personalità in ciò che faccio, lasciando che ogni progetto rispecchi il momento della mia vita in cui nasce. Se chi ascolta riuscisse a percepire che, anche quando mi muovo in direzioni diverse, c’è sempre un po’ di me, ne sarei felice".

Oggi rifaresti X Factor?
"Sono grato a quell’esperienza, perché in fondo mi ha cambiato la vita e mi ha permesso di iniziare a fare davvero ciò che ho sempre desiderato: musica. A X Factor ci sono finito un po' per caso, con una canzone e una chitarra, oggi chi va su quel palco è più preparato. Ma se dovessi consigliarlo oggi a un ragazzo, direi di no. Semplicemente perché credo che esistano altri spazi, più sicuri e più liberi, per muovere i primi passi: il web, i propri canali social, il lavoro indipendente. X Factor, da spettatore, mi piace ancora: è un bello show, rimane piacevole da guardare. Però la sua formula, a mio avviso, è un po’ datata. Oggi uscire da X Factor non garantisce più un certo tipo di visibilità, non offre quel vantaggio che un tempo derivava dal mezzo televisivo. Una volta ti dava l’idea di entrare nel mondo professionale dalla porta principale. Oggi non è più così: finito il programma, devi comunque ricominciare da capo".

Hai partecipato due volte di fila al Festival di Sanremo, da allora sono passati dieci anni. Oggi ti piacerebbe tornare sul palco dell'Ariston?
"Abbiamo proposto una canzone, vediamo cosa succederà, ad ogni modo sarò tranquillo. Mi piacerebbe tornare soprattutto per potermi vivere quell'esperienza al meglio e con più tranquillità. Ci sono stato due volte, ero molto giovane, ora tornerei per godermi quelle giornate. Possono essere molto impegnative tra la gara e le interviste e tutto il resto ma oggi lo so e l'affronterei con un approccio diverso. Durante il mio percorso ad un certo punto ho detto basta, ho trent'anni e adesso faccio quello che mi va. Anni fa non sarebbe stato così, mi sarei fermato a pensare a cosa volevano le radio, il pubblico, le case discografiche".

(Articolo originale su Rockol.it)

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