Sono appena passate da San Siro 165mila persone per le tre date milanesi del “After Hours Til Dawn Tour” di The Weeknd (qui la recensione della prima serata). Abel Tesfaye ha portato in scena uno show pop di altissimo livello, uno spettacolo imponente dal punto di vista scenografico e musicale, costruito su un dialogo continuo tra le sequenze elettroniche e le parti suonate dalla band. Al netto dei problemi tecnici che hanno caratterizzato la terza serata, il bilancio è quello di un live di spessore. Dentro la musica di The Weeknd c’è un’Italia molto più presente di quanto possa sembrare. Certo, ci sono le influenze dichiarate e riconoscibili che arrivano dal pop di Michael Jackson, quelle legate al cinema e alle colonne sonore minimali e oscure di John Carpenter, ma c’è anche un italiano che ha contribuito a forgiare il modo stesso in cui Abel Tesfaye pensa il suono: Giorgio Moroder (qui la nostra ultima intervista). The Weeknd ha voluto ricordarlo proprio a San Siro.
Durante la prima delle tre date milanesi, ha preso un momento per ringraziare pubblicamente il maestro della disco music italiana: “Vorrei ringraziare Giorgio Moroder. Senza l’Italia io non sarei qui e The Weeknd non esisterebbe”. Non è una frase di circostanza. Moroder è uno dei giganti della storia della musica elettronica e una delle figure che più hanno contribuito a definire il suono che sarebbe arrivato dopo di lui. The Weeknd lo sa bene. I due hanno collaborato in “Big Sleep”, contenuta nell’ultimo album di Abel, “Hurry Up Tomorrow”, ma l’influenza di Moroder attraversa molto più profondamente la discografia del canadese. Basta ascoltare “Open Hearts” per rendersene conto: quei sintetizzatori, quel modo di costruire una tensione elettronica che sembra contemporaneamente futuristica e malinconica, riportano con grande evidenza alla lezione di Moroder. È una traccia che sembra arrivare da un futuro immaginato decenni prima, quando la musica elettronica doveva ancora diventare il linguaggio dominante del pop.
E Moroder, in fondo, aveva già dimostrato di saper vedere quel futuro prima degli altri. Nel 1977, durante la lavorazione di “Heroes” negli Hansa Tonstudio di Berlino, Brian Eno fece ascoltare a David Bowie “I Feel Love” di Donna Summer, scritta da Summer, Moroder e Pete Bellotte. Bowie rimase folgorato da quel suono: era la dimostrazione di come sintetizzatori, elettronica e ritmi ossessivi potessero diventare un nuovo linguaggio. Un'intuizione che avrebbe avuto conseguenze enormi sulla musica degli anni successivi. Moroder, del resto, ha attraversato la storia della musica lavorando con alcuni dei nomi più importanti di sempre: da Donna Summer a David Bowie, da Freddie Mercury ai Daft Punk, passando per Barbra Streisand, Philip Oakey, Britney Spears, Kylie Minogue, Chaka Khan, Janet Jackson, Nina Hagen e gli Sparks.
Una carriera nella quale la sua idea di musica elettronica è diventata, progressivamente, patrimonio del pop mondiale. E oggi quella lezione arriva fino a The Weeknd. Per questo il ringraziamento di Abel Tesfaye dal palco di San Siro ha un peso particolare. In mezzo a uno degli show pop più ambiziosi e spettacolari che si possano vedere oggi, The Weeknd ha voluto fermarsi per indicare uno dei suoi maestri. Non soltanto un artista con cui ha collaborato, ma uno degli uomini che hanno contribuito a rendere possibile il suo linguaggio sonoro. L’Italian touch di Re Giorgio fa da sempre scuola.
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