Lady Gaga è piegata sulle ginocchia, circondata dal suo corpo di ballerini, sul palco al centro del Forum. Rimane ferma per diversi secondi, si alza e urla: “My name is Stefania Joanne Angelina Germanotta and this is my house”. Il pubblico risponde con un boato. Sul palco compare, per la prima volta, il suo doppio: una donna mascherata con una corona bianca. “What are you doing in my house?” urla ancora Gaga. È lì, alla fine del primo atto del concerto, che si rivela in tutta la sua ambizione e potenza la storia raccontata dal “Mayhem Ball Tour”: una lotta tra luce e oscurità, presente e passato, successo e intimità, messa in scena da due versioni di Gaga che si rincorrono in trenta canzoni, due ore e mezza e quattro atti di uno spettacolo gigantesco che è un'installazione artistica dal vivo.
Si viene travolti da una produzione unica e fuori scala in un periodo in cui il gigantismo dei concerti è la norma. Ma anche che si svolge in un palazzetto e non in uno stadio – il che rende il racconto ancora più travolgente e intenso.Uno show dove tutto è fuori scala
L’appuntamento era per le 8: arrivando, si nota subito sul palco un enorme edificio con piani e balconate, dove si posizioneranno la band e, a tratti, la stessa Gaga. Lo stage design è di Es Devlin, artista che ha curato i tour di U2, Beyoncé e The Weeknd (ma anche installazioni come la biblioteca rotante vista all’ultima Milano Design Week): insomma, la più brava che c’è. E infatti lo spazio del palco viene usato in ogni modo possibile attorno a quel palazzo. Durante l’attesa del concerto - che inizia con 40 minuti di ritardo - scorrono i messaggi dei fan, compresa una proposta di matrimonio; poi un video con una Gaga gigantesca che scrive per diversi minuti, fino a quando quella vera entra in scena da un arco, in cima a un enorme vestito d’altri tempi. È solo il primo oggetto di scena di uno show dove tutto è fuori scala: a un certo punto arriva anche un enorme teschio, una sorta di tomba di sabbia dove una delle due Gaga canta assieme a uno scheletro.
Un musical che attraversa i generi musicali
Lo spettacolo è costruito come un musical, con una struttura narrativa compatta: le canzoni si fondono l’una nell’altra e gli intermezzi servono da raccordo per i cambi di palco e di scena. Il paragone inevitabile è con l’altro mega-show degli ultimi anni, l’Eras Tour: ma lì Taylor Swift raccontava se stessa, mentre qui Lady Gaga indossa diverse maschere, prova a raccontare identità e diversità attraverso il tema del doppio, dell’alter ego. È sempre Lady Gaga, ma è sempre diversa. Anche musicalmente: dall’iperpop di “Abracadabra” e “Poker Face” in apertura, passa al rock – imbraccia più volte una chitarra elettrica – al pop più classico, alle ballate. E ad accompagnarla c’è una band con un batterista che pesta come un fabbro.
Impossibile raccontare tutto quello che succede sul palco: si viene travolti dagli eventi, ti distrai un attimo e compare qualcosa di nuovo. Ma Lady Gaga ha una presenza scenica e un carisma che le permettono di tenere insieme una storia, in cui anche le deviazioni sono programmate: “Joanne” al piano per le nonne, una lunga intro parlata di “The Edge of Glory” per ringraziare Donatella Versace per il sostegno anche nei momenti meno fortunati della carriera.Lady Gaga al piano e il finale
Il culmine dello show è quando Lady Gaga fa pace con il suo doppio e canta due versioni minimali di “A Million Reasons” e “Shallow”. Insieme, Gaga e l’alter ego navigano su una barca verso il centro del palco: una trovata teatrale minimale che prelude a un momento ancora più intimo, le canzoni al piano – che Gaga fa sempre, ma che sempre lasciano a bocca aperta per l’intensità della performance. Questo show è un kolossal, ma un giorno vorremmo vederla in concerto così, solo piano, voce e pochi strumenti.
La dimensione colossale ritorna per l’atto finale: un lungo intermezzo con una sorta di tempesta di sabbia sullo schermo, il corpo di ballo che ritorna e l’edificio che si riapre per “Bad Romance”, a cui segue ancora il bis.Cultura pop
Se questo concerto ha un difetto, è il suo stesso pregio: una scrittura drammaturgica precisissima, un incastro millimetrico di oggetti reali, coreografie e megaschermi. In diversi momenti Gaga guarda più le telecamere che il pubblico, e lo show si segue sullo schermo più che dal vivo. La scelta di portare uno spettacolo del genere nei palazzetti lo rende allo stesso tempo più inaccessibile – meno biglietti, spariti in un attimo, con molta gente fuori dal Forum a sperare in un miracolo – e più accessibile: la diva è lì, umana e vicina, sul palco, assieme a un pubblico di fan fedelissimi con cui ha un rapporto viscerale. Lady Gaga è una popstar anomala: ambiziosa e fragile allo stesso tempo, diva e antidiva che racconta la diversità più che lo star system, credibile anche quando mette in scena personaggi apparentemente irreali.
È difficile inserire il “Mayhem Ball Tour” in una sola categoria: è un concerto, è un musical itinerante, è un film dal vivo, è design e installazione artistica. È cultura pop, in una delle sue migliori manifestazioni.Scaletta
Act I: Of Velvet And Vice
Bloody Mary
Abracadabra
Judas
Aura
Scheiße
Garden Of Eden
Poker FaceAct II: And She Fell Into A Gothic Dream
Perfect Celebrity
Disease
Paparazzi
LoveGame
Alejandro
The BeastAct III: The Beautiful Nightmare That Knows Her Name
Killah
Zombieboy
Love Drug
Applause
Just DanceAct IV: Every Chessboard Has Two Queens
Shadow Of A Man
Kill For Love
Summerboy
Born This Way
Million Reasons
Shallow
Die With A Smile
Joanne
The Edge of Glory
Vanish Into YouFinale: Eternal Aria Of The Monster Heart
Bad RomanceEncore
How Bad Do U Want Me