Sì a un nuovo tour nel 2027, che la band e il suo entourage stanno già pianificando (e che dovrebbe essere annunciato tra agosto e settembre: dovrebbe fare tappa anche a Roma, per due date allo Stadio Olimpico). No a un nuovo album di inediti degli Oasis. Liam Gallagher, sempre attivissimo sui social, ha risposto in modo categorico a chi su X gli ha chiesto se con il tour 2027 bisogna aspettarsi anche un nuovo album di inediti dei fratelli Gallagher: «NO», scritto così, in blocco maiuscole. Il motivo? «Non sono pronto ad affrontare le critiche se non vende 100 milioni di copie nella prima ora, se non cura l'alito cattivo e la stitichezza di tutta la nazione, se non riporta indietro il tempo per Cher e altre stronzate». Insomma, un nuovo album degli Oasis non ci sarà non perché ai fratelli Gallagher manchino necessariamente idee o perché la reunion non abbia prodotto abbastanza entusiasmo (tutt'altro, parlano i numeri del tour dell'anno scorso: 405,4 milioni di dollari di incassi e 2,23 milioni di biglietti venduti), ma perché - stando alla riflessione del cantante - l'attuale contesto culturale renderebbe quasi impossibile affrontare il peso delle aspettative. Dichiarazioni, quelle di Liam, che aprono una riflessione sull'industria discografica contemporanea, su come la corsa ai numeri, ai record e alle performance sulle piattaforme stia cambiando il modo di fare musica.
Basterebbe realizzare un buon disco?
Liam, come al suo solito, si è lasciato andare a una provocazione, dicendo di non essere pronto alle critiche se il disco non riuscisse a vendere «100 milioni di copie nella prima ora». Il senso è: non basterebbe realizzare un buon disco, perché il metro di paragone sarebbe inevitabilmente il mito costruito negli Anni '90, quando i dischi si acquistavano ancora in formato fisico, anni prima dello streaming, che ha stravolto il mercato e le leggi che lo regolano. Basti pensare che nel 1995, trent'anni fa, nella prima settimana di vendita "(What's the story) Morning glory?" vendette 345 mila copie, naturalmente tutte in formato fisico. "Dig out your soul", che rimane ad oggi l'ultimo album di inediti degli Oasis, nel 2008 solo nel giorno dell'uscita vendette 90 mila copie fisiche: oggi i dischi non arrivano a quelle cifre neanche in un anno. Nella prima settimana si portò a quota 200 mila copie vendute. Numeri impensabili, per il mercato di oggi. Ma tra le righe le sue dichiarazioni intercettano una frustrazione tangibile nell'industria musicale contemporanea, oggi che il successo di un album viene valutato attraverso una serie di indicatori come debutti in classifica, record di streaming, visualizzazioni, posizionamenti nelle playlist e reazioni sui social e che la musica è sempre più inserita in una logica di performance continua, dove ogni nuova uscita deve necessariamente diventare un evento globale nel giro di poche ore.
Un album oggi a che tipo di longevità può ambire?
Peraltro c'è un ulteriore fattore di differenza. Negli Anni '90 un album poteva crescere nel tempo, costruire il proprio significato, diventare importante anche attraverso il passaparola e la permanenza nelle abitudini degli ascoltatori. Prendendo a modello lo stesso "(What's the story) Morning glory?", oltre ai tre singoli che ne anticiparono l'uscita, ovvero "Some might say", "Roll with it" e "Morning glory", dal disco furono estratti altri tre singoli, "Wonderwall", "Don't look back in anger" e "Champagne supernova". Per un totale di sei singoli complessivi. L'album trascorse dieci settimane al primo posto della Official Charts Company britannica e altre 145 settimane tra le prime cento posizioni. Quanti album contemporanei possono vantare una longevità del genere, oggi che molte uscite vengono giudicate nelle prime ore, quando il loro destino commerciale sembra già determinato dai dati, e nel giro di un paio di New Music Friday scompaiono dalle classifiche?
Un'idea romantica
E quindi sì, forse Liam Gallagher ha ragione. Meglio lasciar perdere. Ma resta una domanda, forse più romantica che razionale: quanto sarebbe bello ascoltare oggi un nuovo album degli Oasis e tornare indietro nel tempo di trent’anni, quando un disco poteva ancora ambire a diventare la colonna sonora di una generazione?
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