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Le nuove acrobazie musicali di Sondre Lerche

31.08.2026 Scritto da Michele Boroni

L’ultimo album di Sondre Lerche di quattro anni fa - “Avatar of love” che recensimmo qui - era un piccolo capolavoro pop di scrittura e arrangiamento, suoni sofisticati e grandi melodie. Era quindi difficile per il 43enne cantante di Bergen confermare quel livello di qualità. 
Sebbene “Acrobats” non raggiunga i livelli di equilibrio del precedente, il cantante norvegese non si siede sugli allori, ma spinge ancora di più i confini sonori, continuando a sperimentare, esplorare e innovare, pur mantenendo intatto il suo nucleo musicale in quella brillante intersezione tra Prefab Sprout e Bacharach, Elvis Costello e Brian Wilson. 

Massimalista e sentimentale

Questo suo dodicesimo disco è ancora più ambizioso e opulento. Anche in questo caso Lerche realizza un album pop sofisticato muovendosi tra diversi generi, incorporando però anche elementi di techno, disco, jazz, e musica ambient, fregandosene altamente delle regole imposte dall’algoritmo delle piattaforme streaming (due canzoni durano oltre gli 8’:50’’). 
I testi sono sempre legati a temi sentimentali, con un tono colloquiale e introspettivo: ma in questo disco, ancora di più, l’amore e i sentimenti tra le persone si scontrano con un tempo e un contesto esterno sempre più malvagio e distopico. Da questo punto di vista la title track - forse la traccia più minimalista, in un disco che possiamo definire flamboyant e massimalista - rappresenta il manifesto tematico e la metafora dell’intero disco, raccontando la gioia e le numerose sfide degli innamorati-acrobati per accogliersi e comprendersi a vicenda contro le storture del mondo e le bizzarrie della vita.

Un suono traboccante di idee 

Ma ovviamente è la parte delle idee e delle trovate sonore che affascinano di più in questo “Acrobats”. Ad esempio, nell’iniziale “How Much Of This Was Planned” sul potere del caos tra le orchestrazioni dei Prefab Sprout di “I Trawl The Megahertz” e il beat ossessivo stile Underworld. Il singolo già edito “Little Kids” è un delizioso brano pop impreziosito dai 17 archi degli Stockholm Studio Strings, arrangiati da Sean O'Hagan (The High Llamas) e che potrebbero star bene nel canzoniere di The Divine Comedy. Anche in “Drive me away from you” sono proprio le orchestrazioni a caratterizzare il pezzo tra il Wall of Sound di Phil Spector e certi arrangiamenti di Morricone quando era al servizio del gran pop italiano anni 60.
I quasi nove minuti “All is love” fanno emergere il lato più ambient, rarefatto ed emozionante di Lerche come un Robert Wyatt più pop, mentre “Follow the river” ci porta dentro le sonorità disco per quello che sembra un profondo omaggio ai Pet Shop Boys, con una coda giocosa e gospel.

Come dicevamo, "Acrobats" è un disco più discontinuo e meno omogeneo del precedente “Avatars of Love” che però riflette la grande versatilità del cantautore di Bergen, dove trovano posto (“In the time before I know you well”) anche le sue recenti esperienze nel musical - ha interpretato il protagonista maschile di “Moulin Rouge” tratto dal film di Paz Luhrmann - e la sua nuova passione per gli ottoni, considerando i brillanti interventi di tromboni, clarinetto e sax.
Nella versione cd sono presenti anche le tre canzoni contenute nell’EP “Turning Up The Heat Again”  anch’esse di grande spessore compositivo. 


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