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Le migliori cover rock di Amy Winehouse

25.07.2026 Scritto da Claudio Cabona

Amy Winehouse aveva ascoltato di tutto prima di trovare la propria voce. Sinatra e James Taylor arrivavano dalla famiglia, mentre il fratello le aveva fatto scoprire Sonic Youth, Pearl Jam e Therapy?. Poi erano arrivati il soul, il jazz, i girl group e il reggae, costruendo quel miscuglio di influenze che avrebbe reso inconfondibile la sua musica. Ma Winehouse, scomparsa il 23 luglio del 2011, non si è limitata a trasformare quei riferimenti in ispirazione: spesso è tornata direttamente alle canzoni che amava, reinterpretandole dal vivo o in studio. Abbiamo raccolto le 12 migliori cover rock di Amy Winehouse, seguendo la selezione realizzata da Ultimate Classic Rock. Di molte si può trovare il video su YouTube. 

"A Song for You" – Leon Russell

Scritta e registrata da Leon Russell nel 1970, "A Song for You" è stata reinterpretata da artisti come Donny Hathaway, Aretha Franklin, Willie Nelson e Ray Charles. La versione di Amy Winehouse è stata pubblicata postuma nel 2011 all'interno di "Lioness: Hidden Treasures". Una scelta perfetta per la sua voce, capace di trasformare il brano in una confessione intima e dolorosa.

"Cupid" – Sam Cooke

Sam Cooke aveva portato "Cupid" nella Top 20 della Billboard Hot 100 nel 1961. Winehouse ne ha registrato una versione per "Back to Black", inserendosi idealmente nella tradizione soul che aveva studiato e amato fin da giovane. Da recuperare anche la sua interpretazione dal vivo a Glastonbury nel 2007.

"Hey, Little Rich Girl" – The Specials

Il legame tra Amy Winehouse e gli Specials è stato particolarmente forte. Nel 2009 la cantante sorprese persino la band salendo sul palco del V Festival per cantare con loro. La sua versione di "Hey, Little Rich Girl" mostra quanto naturale fosse per Winehouse muoversi dentro le sonorità ska e reggae che avevano influenzato la sua formazione.

"I Heard It Through the Grapevine" – Gladys Knight & the Pips

Nel 2006 Amy Winehouse portò sul palco uno dei grandi classici della Motown, "I Heard It Through the Grapevine". A renderla ancora più memorabile è la presenza di Paul Weller, con cui condivise l'esibizione. Weller avrebbe poi ricordato quanto fosse rimasto impressionato dalla sua voce e dal suo talento naturale.

"Will You Still Love Me Tomorrow?" – The Shirelles

Le girl band degli anni Sessanta, dalle Ronettes alle Crystals fino alle Shirelles, sono state una parte fondamentale dell'universo musicale di Winehouse. La sua versione di "Will You Still Love Me Tomorrow?" è comparsa postuma in "Lioness: Hidden Treasures". È una delle cover che raccontano meglio il filo diretto tra il pop-soul di quegli anni e la musica di Amy.

"All My Loving" – The Beatles

Anche Amy Winehouse, come praticamente ogni grande artista pop-rock, è passata dai Beatles. La sua rilettura di "All My Loving" mantiene la riconoscibilità dell'originale ma la attraversa con il suo modo personale di cantare. Paul McCartney incontrò Winehouse una sola volta, nel 2008, e avrebbe poi raccontato il rimpianto di non averle detto qualcosa in più sulla sua situazione difficile.

"I Love You More Than You'll Ever Know" – Blood, Sweat & Tears

Scritta da Al Kooper e pubblicata dai Blood, Sweat & Tears nel 1968, "I Love You More Than You'll Ever Know" era una canzone che Winehouse amava particolarmente. La eseguì dal vivo in diverse occasioni. Kooper, dopo aver ascoltato la sua interpretazione, rimase colpito dalla sua capacità vocale: per lui era semplicemente una cantante straordinaria.

"Beat It" – Michael Jackson

Sì, Amy Winehouse ha cantato anche "Beat It". E lo ha fatto due volte, entrambe nell'ottobre del 2006. Michael Jackson era uno degli artisti che aveva amato maggiormente da ragazza: Winehouse raccontava di essere cresciuta in una "casa di Michael Jackson" e non in una "casa di Prince". Il suo rapporto con la musica di Jackson era quindi molto più profondo di una semplice cover.

"Quinn the Eskimo (The Mighty Quinn)" – Bob Dylan

Winehouse ha cantato "The Mighty Quinn" durante lo stesso show in cui si era esibita con Paul Weller sulle note di "I Heard It Through the Grapevine". In quell'occasione sul palco c'era anche Sam Moore, voce del leggendario duo Sam & Dave. Dylan, dal canto suo, era un estimatore di Winehouse e nel 2017 la definì una delle ultime vere individualiste.

"Don't Look Back in Anger" – Oasis

Tra le cover più sorprendenti c'è quella di "Don't Look Back in Anger" degli Oasis. Winehouse prende uno degli inni più riconoscibili del britpop e lo porta completamente dalla sua parte, trasformandolo in qualcosa di più soul e personale. Una versione che dimostra quanto fosse capace di appropriarsi di una canzone senza cancellarne l'identità originale.

"Remember (Walking in the Sand)" – The Shangri-Las

Le Shangri-Las rappresentano una delle influenze più evidenti sulla sensibilità musicale di Winehouse. In una delle sue esibizioni, Amy passa con naturalezza da "Back to Black" a "Remember (Walking in the Sand)", rendendo evidente il collegamento tra il sound dei girl group degli anni Sessanta e il suo universo musicale.

"A Message to You Rudy" – Dandy Livingstone

Chiude la selezione "A Message to You Rudy", scritta e registrata originariamente da Dandy Livingstone e poi resa celebre dagli Specials. È un'altra dimostrazione del rapporto di Winehouse con ska, reggae e cultura musicale britannica. Un repertorio che Amy non ha mai considerato estraneo, ma che ha fatto profondamente suo.


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