Robert Plant non è più il cantante dei Led Zeppelin da ormai 45 anni. E' nel pieno, ad onta dei suoi 77 anni, di una carriera solista che gli sta regalando immensa soddisfazione. E' proprio dell'altro ieri l'uscita dell'album "Saving grace" (leggi qui la recensione). Davvero ottimo.
Però qui si torna al suo periodo Zeppelin e a una intervista concessa al magazine Mojo in cui Plant ha parlato delle canzoni del gruppo scioltosi all'indomani della morte del batterista John Bonham nel 1980, in special modo di due brani che a suo parere sono sottovalutati. Disse: "Quali erano i successi? Come possono essere collegati al presente, dove si inseriscono? Quando la gente dice che non mi piace "Stairway to Heaven", semplicemente non mi piace l'idea. Queste cose iconiche sono semplicemente quello che sono. La maggior parte della gente si è persa alcuni dei migliori pezzi degli Zeppelin. "For your life", su "Presence", per esempio."
E ha continuato ancora affermando: "Davvero, in "For your life" Bonham e Jones hanno tirato fuori davvero tanto materiale dall'ignoto. È semplicemente folle. E Jimmy, semplicemente... L'abbiamo suonata nella reunion del 2007, senza John, ma è riuscita. L'odore di paura su quel palco era davvero notevole. Perché a volte siamo stati caotici, e altre volte grandiosi. È così che dovrebbe essere quando ti prendi rischi del genere."
"For Your Life", inclusa nel settimo album dei Led Zeppelin "Presence" pubblicato nel 1976, venne cantata in studio da Robert Plant seduto su una sedia a rotelle, poiché si stava riprendendo da un incidente d'auto. Sebbene fosse in quello stato, Plant una volta disse che era comunque in uno stato migliore rispetto al resto della band. Come detto la suonarono nella loro reunion nel 2007, in seguito Plant disse che erano consci che solo chi apprezzava per davvero i Led Zeppelin avrebbe saputo quale canzone stessero suonando. Non avevano mai suonato quel brano dal vivo prima, e non era tra i loro pezzi più famosi. Addirittura qualche recensione del live riportò che avevano suonato un brano inedito.Questo il racconto di Plant a Mojo: "Pensammo: 'Se riusciamo a farcela, la maggior parte delle persone probabilmente non saprà mai di cosa si tratta, a parte chi ama davvero i Led Zeppelin.' E, come previsto, c'erano alcune recensioni che dicevano: 'Hanno fatto una nuova canzone!' Si riferivano ovviamente a 'For Your Life'. La canzone arrivò proprio al momento giusto. Prima di allora avevamo fatto 'In My Time Of Dying', per l'amor del cielo! Anche quella non è una cosa da poco! E 'Achilles Last Stand'! Porca miseria. È semplicemente straordinario che tre persone e un cantante possano fare una cosa del genere."
Nel suo podcast "Digging Deep", nel 2019 Robert Plant ha ricordato la storia che sta dietro "Achilles Last Stand", altra canzone dall'album "Presence". "Pensate ai Led Zeppelin come a un trio, con una specie di cantante da matrimonio, in prima linea. Ho sempre visto la realtà di ciò che stava accadendo, il mio entusiasmo ha dato un buon contributo, ma in realtà quei ragazzi erano fantastici. Penso che 'Achilles Last Stand' giunse in un periodo difficile durante la registrazione dell'album 'Presence'. Era un periodo disperato, sono stato su una sedia a rotelle per sette mesi o giù di lì. Ma la musica continuava a evolversi. Anche se "Presence" non è sempre il disco più piacevole da ascoltare: del tipo, 'Penso che mi siederò con la mia ragazza, con un bicchiere di vino e ascolterò 'Presence''. Forse dovete mettervi un po' in un angolo, ma l'interazione è incredibile. La melodia e la musicalità di quei tre ragazzi in quel brano sono pazzesche. È assolutamente pazzesco, è magnifico. Così magnifico che avevo un'amica, io la stavo suonando in casa a tutto volume. Lei mi disse: 'Non voglio restare da sola in una stanza con questa cosa'. Perché è davvero intensa, è geniale."
L'ex cantante dei Led Zeppelin poi ha raccontato come nacque "Achilles Last Stand": "Ero sdraiato sul letto a Los Angeles, era Halloween del 1975. Ero da solo in una stanza in questo vecchio squallido hotel mentre il mondo fuori faceva baldoria. Era totalmente differente dal mio stato, la mia gamba e il mio braccio doloranti. Così ho iniziato a scrivere di libertà e fuga. Tutto, la preparazione, durante tutta la canzone, è come andare in un luogo che è una ricompensa estetica in termini di bellezza, spazio, aria. Fondamentalmente parlava delle montagne dell'Atlante, del ritorno in Marocco. 'Dove le braccia dell'Atlante separano i cieli dalla terra' non è una canzone degli Yes. Non è qualcosa di "Tales of Topographic Oceans" (il sesto album degli Yes del 1973, ndr). Ma ero così disperato da volermi allontanare da tutto. Dicevo 'Andiamocene da qui!'. Preferisco essere sul fianco delle montagne in Oregon o in Marocco che qui. Soprattutto, ovunque mi trovi, anche adesso, dopo tutti questi anni, vorrei davvero essere lì. Quindi, a livello di testi, credo, si tratta della dinamica della vita che conduco. Ciò a cui tutti noi ci sottoponiamo come artisti, musicisti e autori. La panacea, la cura, la soluzione, che è ciò di cui parla "Achilles Last Stand"".