Il nuovo album di Viviana Strambelli, protagonista del progetto Lamine (qui una nostra intervista) uscirà il 30 gennaio. È stato cantato e suonato dall’artista, attrice, cantante e compositrice di origini siciliane e di stanza a Roma, che si è occupata anche della preproduzione e delle grafiche,ed è stato prodotto da Francesco “Fuzzy” Fracassi e registrato al Quadraro Basement (Roma).
Hanno suonato Flavio Galanti: chitarre e pre-produzioni e Ambra Chiara Michelangeli: violino, Le illustrazioni sono di Andrea Ciccorelli e Alida Pintus.
Il comunicato stampa segnala che l’album “colleziona frammenti, collega insieme progetti sonori interrotti, li rielabora e ne ottiene un tutto coerente e coeso, e utilizza ‘scarti’ per farli diventare arte”.
Dice Lamine:
Useremo tutto.
Gli scarti.
I frammenti.
La velocità.
L’artificio.
Anche ciò che ci disturba e ci consuma.
Anche ciò che non è puro.
Non difendiamo i mezzi.
Li usiamo per difenderci.
Se qualcosa può far passare quello che siamo,
allora può essere usato.
Anche contro se stesso. Anche contro noi stessi.
Non cerchiamo la verità dei materiali,
ma la verità di ciò che passa attraverso di essi.
Perché c’è una cosa sola che non si negozia:
la necessità di dire.
Fast Food nasce quando qualcuno prova a toccare la sorgente
da cui nascono le parole.
E le parole non si confiscano
Fast Food non è adesione, non è provocazione.
È una strategia di attraversamento.
In un sistema che consuma, accelerando,
noi acceleriamo per far passare ciò che resiste.
In un sistema che chiede forme riconoscibili,
noi usiamo le forme come veicoli, non come identità.
Fast Food difende una sola cosa, non negoziabile:
la necessità di dire come diritto assoluto, non come privilegio.
Tutto il resto è mezzo.
Tutto il resto è materia.
Tutto il resto può essere usato.
Tracklist:
Tritacarne
Secondo Disco
Pentothal
Roma
Iononhoundio
Tu spezzi le ali agli angeli la mattina
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