News

La svolta metal di John Carpenter è ciò di cui avevamo bisogno

25.05.2026 Scritto da Lucia Mora

C'è chi esaurisce in fretta la propria vena creativa... e poi c'è John Carpenter. L'annuncio di Cathedral, progetto in arrivo ad agosto 2026 (ma è già uscito un assaggio, Lord of the Underground), rappresenta l'ennesima trasmutazione di un autore che rifiuta di essere confinato ai limiti della celluloide. L'opera è un ibrido narrativo: una graphic novel edita da Storm King Comics e un album musicale pubblicato da Sacred Bones Records, concepiti per esistere in rigorosa simbiosi; ogni brano dell'album corrisponde a un capitolo della graphic novel

Parliamo quindi di un'opera multimediale totale: non una colonna sonora aggiunta a posteriori a un'opera narrativa preesistente, né un fumetto nato come spin-off di un prodotto musicale, ma un sistema progettato unitariamente in cui testo visivo e testo sonoro si generano a vicenda. La graphic novel è stata co-scritta da Sandy King e Sean Sobczak, illustrata da Federico De Luca e Luis Guaragna, con colori di Ryan Winn e lettering di Marshall Dillon. L'album nasce invece da Carpenter insieme ai suoi collaboratori di lunga data Cody Carpenter e Daniel Davies.

La storia si fonda su una chiesa abbandonata nel centro di Los Angeles, che da edificio dimenticato diventa teatro di un incubo. L'uccisione di un agente di polizia richiama l'attenzione sulla cattedrale a lungo ignorata: la tenente Christine Marks e i detective Paul Hernandez e Steve Mayfield vengono trascinati in un'indagine che li conduce nelle catacombe dell'edificio e verso un'entità maligna di secoli fa, imprigionata nel sottosuolo. La scintilla creativa è stata onirica nel senso più letterale del termine: l'intero album è stato direttamente ispirato dalla storia della graphic novel, che a sua volta nasce da un sogno che Carpenter ha fatto nel 2024. "Era così cinematografico e vivido. Ho pensato: devo scrivere la partitura. È il nostro primo album heavy metal".

Contro il sistema, ancora

Per comprendere la grandezza di questa svolta transmediale, bisogna ricordare che John Carpenter è più filmmaker che regista. Come spiega Federico Greco nel suo Cinema e potere, il regista tradizionale è, di fatto, un impiegato del capitale: inseguendo il profitto in progetti su commissione, finisce per assorbire e riprodurre i valori, i compromessi e le rassicurazioni della struttura di potere che firma gli assegni. Al contrario, il filmmaker - come, appunto, John Carpenter - si muove con una logica opposta: sfrutta i meccanismi del mercato per trovare il denaro necessario a materializzare la sua arte, imponendo condizioni in cui l'ideologia dominante non possa annacquare il risultato finale.

Per questo l'assenza di Carpenter dalla regia cinematografica tradizionale (il suo ultimo lungometraggio, The Ward, risale al 2010) non è declino creativo, ma atto di resistenza. Piuttosto che piegarsi alle logiche algoritmiche della Hollywood dei franchise, Carpenter cambia campo di battaglia. Autoproducendo fumetti con la Storm King Comics (guidata dalla moglie e produttrice Sandy King) e incidendo dischi con un'etichetta indipendente come Sacred Bones, dimostra che un filmmaker non ha bisogno di un set per esercitare il suo potere espressivo. Se il sistema non gli permette di girare un film alle sue condizioni, lui lo gira lo stesso, usando inchiostro, sintetizzatori e chitarre distorte.

Perché il metal è perfetto

La transizione dal minimalismo elettronico all'heavy metal puro di Cathedral è la più coerente delle evoluzioni, perché le caratteristiche strutturali e tematiche del metal si sovrappongono perfettamente alla poetica cinematografica di Carpenter. Il suo cinema si basa sulla tensione perenne, su un senso di minaccia ineluttabile; dal punto di vista musicale, questo si è storicamente tradotto nell'ostinato: pattern metodici ripetuti ossessivamente (il celebre tempo in 5/4 di Halloween, le pulsazioni di basso di Distretto 13 - Le brigate della morte). L'heavy metal condivide questa identica architettura, fondandosi sul riff. Sostituire le sequenze algide di un synth con la spinta di una chitarra elettrica può addirittura potenziare la grammatica del terrore carpenteriano, dandole un peso specifico superiore, perfetto per evocare mostri sotterranei. Del resto, non è un mistero che l'autore di Essi vivono sia innamorato dei Metallica anni Novanta.

Tanto le colonne sonore di Carpenter quanto il metal (specialmente nei filoni doom che omaggiano i Black Sabbath) attingono a scale minori, cromatismi claustrofobici e al tritono, storicamente noto come diabolus in musica. Questa precisa scelta armonica impedisce la risoluzione degli accordi, instillando nell'ascoltatore un profondo senso di disagio e di instabilità. A livello concettuale, Il metal ha una tradizione consolidata nell'esplorazione del soprannaturale, dell'occulto e del cosmico. Dal black metal scandinavo al doom epico, il metal ha sviluppato un immaginario molto simile a quello carpenteriano: entità antiche, spazi chiusi e claustrofobici, la violenza come manifestazione del male metafisico oltre che sociale. L'heavy metal è l'epicentro culturale della marginalità e della disillusione; è un genere che canta di apocalissi imminenti, orrori cosmici e collassi sociali — gli stessi identici temi esplorati nella "Trilogia dell'Apocalisse" carpenteriana (La cosa, Il signore del male, Il seme della follia) — e che rigetta il perbenismo e la superficialità del pop mainstream, preferendo guardare dritto nel baratro.

Per chi non lo sapesse, John Carpenter non sa leggere la musica: "Suono tutte le tastiere, ma non so scrivere una nota", ha ammesso più volte. L'ignoranza tecnica è paradossalmente una chiave interpretativa fondamentale: vuol dire che il suo linguaggio sonoro è del tutto empirico, costruito sull'intuizione timbrica e sull'economia dei mezzi. Scegliendo l'heavy metal per Cathedral, Carpenter ha semplicemente trovato il linguaggio definitivo per il suo ruolo di filmmaker ribelle: un suono implacabile, massiccio e incorruttibile, costruito appositamente per chi non ha intenzione di abbassare lo sguardo di fronte ai mostri, siano essi nascosti nel sottosuolo di Los Angeles o negli uffici dirigenziali di Hollywood.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi