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La strada di "Ovunque proteggi" di Vinicio Capossela

20.01.2026 Scritto da Giovanni Ansaldo

Il 20 gennaio del 2006, vent'anni fa oggi, usciva "Ovunque proteggi", il disco forse più amato di una discografia vasta e importante come quella di Vinicio Capossela. Il cantautore non pubblicava album di inediti da 5 anni, e intraprese un viaggio tra luoghi e suoni che portò ad un lavoro storico: pochi giorni dopo la sua uscita portò Capossela al 1° posto della classifica di vendita degli album; "Ovunque proteggi", la canzone, ancora oggi chiude i suoi concerti.
Giovanni Ansaldo, giornalista di Internazionale, racconta la storia e i personaggi di quel disco in "La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme di Ovunque proteggi", libro di Nottetempo di cui pubblichiamo il prologo, per gentile concessione dell'editore. Dal Gigante al Mago Wonder, da Milano a Calitri alla Sardegna alla Sicilia, il libro ripercorre il viaggio - fisico e mentale - di un album storico della musica italiana.

 

“Oh, eccola”. Di fronte a Vinicio Capossela c’è una volpe, che ci guarda e poi scappa in mezzo alla vegetazione. “Da un paio di giorni la vedo che gira intorno a casa mia, mi sa che è in cerca di cibo,” dice il cantautore.

Stiamo facendo una passeggiata in mezzo alla campagna poco fuori Calitri, in Alta Irpinia. I genitori di Capossela sono nati da queste parti, e lui ogni tanto ci trascorre qualche giorno. È un pomeriggio inoltrato di un martedì invernale. All’orizzonte s’intravede il tramonto, e più in lontananza una serie di cime innevate. È il nostro primo incontro per ripercorrere la storia di Ovunque proteggi, il sesto disco di Capossela, uscito il 20 gennaio 2006. Un album al quale lui è molto affezionato, che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la musica italiana del nuovo millennio, indicando la strada a una generazione di cantautori. Un album arrivato a sorpresa al primo posto in classifica, in un’epoca in cui non c’era Spotify e i dischi – a quel tempo soprattutto i cd – si vendevano ancora per davvero.

Ovunque proteggi è stato un disco diverso dagli altri. Registrarlo è stata una specie di avventura. E poi è arrivato a tante persone, che l’hanno capito e adottato fin da subito. Si è stabilito un contatto con una nuova generazione di pubblico, che si radunava ai concerti e ha affiancato quelli che già mi seguivano. Il 2006, inoltre, è stato un anno particolare, non solo per me. Ha coinciso forse con l’ultimo periodo di euforia collettiva nel nostro paese prima della crisi finanziaria. L’Italia ha vinto i Mondiali, c’è stata la Notte Bianca a Roma, durante la quale io e i musicisti che mi accompagnavano abbiamo fatto un concerto indimenticabile sulla terrazza del Pincio. È stata una stagione unica, irripetibile,” spiega Capossela, che sopra un giacconenero indossa una grande sciarpa bianca per proteggersi dal freddo, mentre passeggia su un sentiero circondato dagli alberi. In testa, come sempre, un cappello.

Nel gennaio del 2005 Capossela era pronto a lavorare a un disco intitolato Low-life. Il suo album precedente, l’acclamato Canzoni a manovella, era uscito nell’ottobre del 2000 e da un po’ di tempo la sua casa discografica, la Warner, faceva pressione per pubblicarne un altro. A un certo punto, però, gli è scattato qualcosa in testa. Ha chiamato il suo agente dell’epoca, Ettore Caretta, e gli ha detto di non prendere impegni per il resto dell’anno. Voleva accantonare il progetto di Low-life e fare un nuovo album da capo,  registrando i provini dei brani mentre si metteva sulla strada, come dice lui, “dove ci conducono i prodigi degli insonni”. Voleva che la lavorazione si svolgesse in luoghi diversi, che fosse un disco itinerante. Un po’ come aveva fatto Pier Paolo Pasolini per Medea, un film di cui il regista e scrittore di origine friulana aveva girato alcune scene in Cappadocia, altre in Siria e altre ancora a Pisa. La Warner non solo l’ha accontentato: gli ha dato carta bianca, o quasi. E così il cantautore è partito, senza aver bene in mente dove volesse arrivare, ma convinto del fatto che avrebbe trovato la meta strada facendo.

Per la prima volta Capossela non aveva al suo fianco il manager storico, Renzo Fantini, dal quale si era allontanato amichevolmente un paio d’anni prima. Stavolta aveva deciso di fare le cose a modo suo. Nessun produttore, nessun arrangiatore, perlomeno nella prima fase di lavorazione. Al suo fianco c’era quasi sempre il fonico e produttore Marco Tagliola, già membro degli Scisma di Paolo Benvegnù, che lo ha seguito con un mini studio portatile nelle sue peripezie. A guidarli, sopra a ogni cosa, la voglia di esplorare, di sperimentare, di abbracciare più luoghi e persone possibili. Da lì il titolo: Ovunque proteggi, un’espressione  che richiama questo spirito viaggiatore, ma che fa venire anche in mente l’espressione “Ovunque proteggimi” che spesso si accompagna ai santini, perché Ovunque proteggi è un disco dove il sacro dialoga con il profano, dove il presente (quello del 2006, ma anche quello del 2026) si specchia nell’arcaico.

Lungo il percorso che l’ha portato a realizzare le canzoni Capossela ha incontrato altre persone, alcune delle quali sono diventate amiche: per esempio il sinologo ed esperto di cultura russa Marco Cervetti, detto “il  Gigante”; il mago punk statunitense Christopher Wonder, un personaggio che sembra uscito da una canzone dei Pogues; il chitarrista Alessandro “Asso” Stefana, al tempo ventiquattrenne, che ha suonato in varie parti del disco e in seguito è diventato uno dei collaboratori più fidati del cantautore; il produttore Taketo Gohara, oggi uno dei più richiesti del panorama italiano, che nel 2005 era un giovane fonico.
A questi si è aggiunta qualche vecchia conoscenza, come l’artista Jacopo Leone, che ha curato il progetto grafico del disco e ha dispensato consigli utili; il chitarrista Marc Ribot, famoso per aver suonato per anni con Tom Waits e che collaborava con Capossela dai tempi del Ballo di San Vito; i produttori Mauro Pagani – famoso per aver suonato nella pfm e per aver scrittoil capolavoro Creuza de mä insieme a Fabrizio De André – e Pasquale Minieri, senza i quali probabilmente sarebbe stato più difficile portare a termine i lavori. E il trombettista e compositore Roy Paci.

Tutto è successo in pochi mesi, in una corsa creativa e fisica a perdifiato che, vista a posteriori, ha creato una geografia ideale ancora, in un certo senso, da esplorare.

Per gentile concessione dell'editore: "La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme di Ovunque proteggi" di Giovanni Ansaldo è pubblicato da Nottetempo

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