Tra le ombre delle fabbriche e il fumo delle acciaierie, Birmingham si staglia non soltanto come cuore pulsante dell’Inghilterra industriale. È anche la città che ha visto nascere l’heavy metal, cullando una rivoluzione musicale che ha cambiato per sempre la storia del rock. Partendo da qui, nel capoluogo del West Midlands, i Black Sabbath hanno plasmato un linguaggio sonoro oscuro e potente che ancora oggi risuona come identità collettiva della città. Negli ultimi mesi, questo legame si è fatto ancora più intenso, tra le celebrazioni dell’evento “Back to the Beginning” e il lutto per la scomparsa di Ozzy Osbourne, avvenuta lo scorso 22 luglio. Birmingham si è quindi trasformata in un luogo di memoria e di devozione, accogliendo un nuovo imponente murale lungo 40 metri realizzato da Daniel Russell-Ahern (Mr Murals) nei pressi di New Street Station e una galleria fotografica gratuita in Victoria Square, entrambi dedicati alla band di “Paranoid”, oltre alla prima mostra al mondo dedicata a Ozzy, intitolata “Working class hero” e allestita al Birmingham Museum & Art Gallery. In questo contesto di omaggi e identità culturale, la città torna quindi ad accogliere un tributo ai Black Sabbath che unisce due mondi apparentemente lontani: quello della visceralità e immediatezza dell’heavy metal, e quello rarefatto e disciplinato della danza classica.
Raccogliendo la lezione di Roland Petit con i Pink Floyd, di Maurice Béjart con i Queen, di Martha Clarke con Vasco Rossi e, più recentemente, di Philippe Kratz con Thom Yorke e i Radiohead, prende vita “Black Sabbath – The Ballet”. La musica della band di Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward viene quindi spinta oltre i confini del rock, in dialogo con l’eleganza del balletto. La potenza dei Black Sabbath si trasforma così nella colonna vertebrale di uno spettacolo che si propone di tradurre nei movimenti dei danzatori del Birmingham Royal Ballet l’essenza del metal insieme alla storia della band.
Dopo aver debuttato il 23 settembre 2023 con uno show che ha visto partecipare da protagonista Tony Iommi, il quale è stato coinvolto direttamente nel progetto come consulente musicale, “Black Sabbath – The Ballet” è stato accolto con entusiasmo non solo nella sua casa natale, presso il teatro in stile vittoriano Birmingham Hippodrome, ma anche dal pubblico di Londra e Oltreoceano.
Due anni dopo l’esordio, lo spettacolo è ora tornato in scena per una nuova serie di date a Birmingham, conclusa ieri, 27 settembre, prima di un tour nel Regno Unito in programma fino al prossimo novembre.
Nato dalla collaborazione tra il compositore britannico Christopher Austin e il coreografo svedese Pontus Lidberg, lo spettacolo si compone di tre atti costruiti su otto brani dei Black Sabbath in una versione riorchestrata ed eseguita dal vivo dall'orchestra Royal Ballet Sinfonia. Ogni momento dello show trasforma in danza un aspetto, una storia o una parentesi dei Sabbath, accostando il lavoro di tre compositori e tre coreografi diversi.
Il primo atto, su una composizione di Marko Nyberg, è un’ode all’heavy metal. La coreografia è del giovane ballerino cubano Raúl Reinoso, che fa propria la lezione di danza neoclassica e contemporanea del grande William Forsythe, per cui il balletto classico si svincola qui dalla rigidità accademica per abbracciare energia e velocità esecutive. È la sola voce di Ozzy Osbourne che intona “War pigs”, trasmessa dagli altoparlanti, a segnare l’inizio dello spettacolo. La prima parte dello show racconta il suono, lo spirito, l’oscurità e la gioia che si rivelano dalla musica attraverso sedici danzatori vestiti di nero. I brani dei Black Sabbath mutano forma, trasformandosi in una versione strumentale con l’orchestra dal vivo, la quale tra i fiati e gli archi accoglie anche la magica triade chitarra-basso-batteria. Sul palcoscenico, nella cornice di una scenografia inesistente, le danzatrici seguono l’essenza del suono in punta di piedi, mentre i danzatori uomini sfogano la propria forza con salti virtuosi. Sul giro di chitarra inconfondibile di “Iron man”, in scena compare addirittura un chitarrista che, interpretato da un danzatore, rappresenta una sorta di “Guitar Spirit”, grazie al quale l’essenza del suono unico della band prende vita. Successivamente, una versione orchestrale di “Solitude” porta alla delicatezza e all’intimità di un passo a due, prima che “Paranoid” richiami sul palco tutti i ballerini per il momento corale finale.
Il secondo atto, affidato alla coreografa brasiliana Cassi Abranches e con le composizioni di Sun Keting, si concentra invece sulla storia di Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward. Per onorare l’eredità dei Black Sabbath, le voci registrate dei quattro musicisti e di Sharon Osbourne, tratte da diverse interviste, riecheggiano nella sala del teatro. In contrappunto ai movimenti di danza contemporanea, la narrazione fuori campo dei membri del gruppo offrono squarci delle loro vite e delle origini dei Black Sabbath. L’orchestra rielabora qui il brano “Black Sabbath”, accompagnando dodici ballerini che rappresentano metaforicamente sia i giovani di oggi sia i membri della band. Sullo strumentale delicato di “Orchid”, la voce di Tony Iommi ricorda la sua vita, quel terribile incidente in fabbrica che gli mutilò le dita e il suo rivoluzionario modo di suonare la chitarra, mentre un ballerino solista risponde ai ritmi del suo respiro e delle sue parole. Segue un assolo per una ballerina, mentre si sente una registrazione di Ozzy Osbourne che cerca di descrivere i meccanismi interiori della sua mente: impossibile per il pubblico trattenere risate e applausi. In questa seconda parte dello spettacolo, arrivano anche le riflessioni dei membri della band e Sharon su cosa significasse imparare a convivere con la fama, il successo, il denaro e tutto ciò che ne conseguiva. Il secondo atto propone inoltre un arrangiamento orchestrale di “Planet Caravan”, prima della conclusione affidata a una versione per orchestra di “Sabbath Bloody Sabbath”.
Il terzo e ultimo atto, intitolato “Everybody is a fan”, vuole incarnare l’eredità della band e trasmettere cioè che significa oggi per le persone. Sulla coreografia di Potus Lidberg, un numeroso gruppo di ballerini invadono la scena indossando magliette dei Black Sabbath, danzando le loro canzoni. Alcuni brani dei primi due atti sono nuovamente protagonisti, in nuove forme riarrangiate da Christopher Austin. Temi tratti da “Iron man”, “Sabbath Bloody Sabbath”, War pigs” e “Paranoid” tornano a farsi sentire, ma c’è spazio anche per “Laguna sunrise” in un dialogo di musicalità tra due strumenti, la chitarra stessa e il corpo di una danzatrice. La conclusione arriva poi in un’esplosione di celebrazione, chiudendo un affresco in cui prende forma un vero e proprio tributo alla storia e all’eredità dei Black Sabbath.
Ecco i brani dei Black Sabbath inclusi nello spettacolo:
- War Pigs (Paranoid, 1970)
- Iron Man (Paranoid, 1970)
- Solitude (Master Of Reality, 1971)
- Paranoid (Paranoid, 1970)
- Black Sabbath (Black Sabbath, 1970)
- Orchid (Master Of Reality, 1971)
- Sabbath Bloody Sabbath (Sabbath Bloody Sabbath, 1973)
- Laguna Sunrise (Vol. 4, 1972)