Quello che era nato come un esercizio privato di sopravvivenza musicale, concepito da Dave Grohl per ritrovare una voce dopo la fine traumatica dei Nirvana, si trasformò rapidamente in un organismo collettivo, costretto dalla forza dei fatti a presentarsi al mondo come una band vera. Dopo un primo tour che diede sostanza a un progetto nato in totale solitudine, Grohl e i suoi nuovi compagni di viaggio si ritrovarono davanti a un pubblico più vasto e trasversale, quello televisivo. Nonostante un’apparizione preliminare al “Late Show with David Letterman” il 14 agosto 1995, furono però la cornice e la risonanza del “Saturday Night Live” a consegnare i Foo Fighters alla cultura popolare americana. Il 2 dicembre di quell’anno, il gruppo debuttò come ospite musicale e inaugurò un rapporto duraturo con lo storico show televisivo della NBC, un legame che avrebbe attraversato decenni, trasformazioni interne, lutti e rinascite.
La rinascita di Dave Grohl, la nascita dei Foo Fighters
La morte di Kurt Cobain, nell’aprile del 1994, segnò per Dave Grohl un periodo di sospensione in cui la possibilità stessa di una rinascita personale e musicale sembrava dissolta. Lo shock non colpì soltanto una generazione intera, ma impose a Grohl un lungo silenzio, fatto di fughe e tentativi di sottrarsi a un passato troppo ingombrante per essere affrontato. Dopo aver contribuito alla rivoluzione culturale dei Nirvana con una batteria che univa potenza e istinto, Grohl lasciò gli Stati Uniti per un luogo remoto dell’Irlanda, alla ricerca di protezione e distanza. Lì, un incontro casuale con un autostoppista con la faccia di Kurt stampata sulla maglietta lo riportò all’evidenza che la musica, più dell’isolamento, poteva offrirgli una via d’uscita.
Rientrato a Seattle, Grohl scelse di non unirsi a nessun altro gruppo e di passare direttamente all’azione. Così, nell’ottobre del 1994, Dave entrò nei Robert Lang Studios e registrò da solo quindici brani scritti nei mesi precedenti, suonando ogni strumento e cantando ogni parte, con l’unica eccezione di un assolo di chitarra affidato a Greg Dulli degli Afghan Whigs. In cinque giorni prese forma un intero album, ancora privo di un nome e di un volto. Per mascherare l’origine solitaria del progetto, Grohl adottò uno pseudonimo, Foo Fighters, un riferimento ironico ai presunti avvistamenti di oggetti non identificati durante la Seconda guerra mondiale. Solo quando divenne evidente la necessità di portare quei brani sul palco, e quindi di trasformare quel gesto privato in una dimensione condivisa, Grohl iniziò a costruire una vera band. Esclusa l’ipotesi di coinvolgere Krist Novoselic per evitare qualsiasi eco dei Nirvana, vennero arruolati il bassista Nate Mendel e il batterista William Goldsmith, da poco usciti dallo scioglimento dei Sunny Day Real Estate, e Pat Smear, già con lui nei tour di Cobain e soci. Il progetto acquisì quindi corpo, volto e dinamica interna. Il debutto live arrivò il 23 febbraio 1995 al Jambalaya Club di Arcata, in California, seguito da altri concerti nei piccoli club di Portland e Seattle. Il 19 giugno 1995 uscì “This is a call” (qui la storia del brano), manifesto del ritorno di Grohl, che anticipò l’album eponimo pubblicato il successivo 4 luglio dalla neonata Roswell Records. Fu proprio quel primo singolo a venir eseguito dai Foo Fighters al “Late Show with David Letterman” il 14 agosto 1995 sulla CBS, che segnò il loro primo passaggio su una rete nazionale.
Il debutto al "Saturday Night Live"
Il 2 dicembre 1995, durante il settimo episodio della ventunesima stagione del “Saturday Night Live”, in quell'occasione condotto da Anthony Edwards, allora volto di "ER", i Foo Fighters si presentarono per la prima volta al pubblico della NBC come ospiti musicali, portando nel cuore di uno dei programmi più iconici della televisione americana l’energia di un progetto nato ai margini e poi rapidamente proiettato verso il centro della cultura pop.
In quella occasione la band eseguì “I’ll stick around” e “For all the cows” (su Reddit disponibili in buona qualità), due brani tratti dall’album di debutto, offrendo a milioni di spettatori la prova che il progetto solitario di Grohl si era trasformato in una vera entità collettiva, capace di reggere la dimensione della diretta nazionale e di inserirsi con naturalezza nella tradizione musicale del programma.
I Foo Fighters e Dave Grohl al “SNL”
Negli anni successivi, il rapporto tra i Foo Fighters e il “Saturday Night Live” assunse la forma di una presenza ricorrente, quasi rituale, che accompagnò l’evoluzione della band e scandì il ritmo delle sue uscite discografiche. La seconda apparizione arrivò il 6 novembre 1999, nel quarto episodio della venticinquesima stagione condotto da Dylan McDermott, quando il gruppo presentò “Learn to fly” e “Stacked actors”, offrendo un quadro del suono più maturo di "There is nothing left to lose". Alla batteria c'era ormai l'amico fraterno di Dave, oltre che compagno di band, Taylor Hawkins. Il 22 febbraio 2003, con Christopher Walken alla conduzione, la band tornò sul palco dello Studio 8H per eseguire “All my life” e “Times like these”, testimonianza dell’impatto del disco "One by one".
Il 12 novembre 2005, durante un episodio della trentunesima stagione guidato da Jason Lee, i Foo Fighters interpretarono “DOA” e “Best of you”, inserendosi nella promozione di "In your honor". Due anni dopo, il 13 ottobre 2007, con Jon Bon Jovi come host, arrivò la quinta partecipazione, segnate dall’esecuzione di “The pretender” e da un cameo di Grohl e Taylor Hawkins in un Digital Short: un traguardo che collocò la band nel ristretto “Five-Timers Club”.
La presenza continuò con costanza anche negli anni successivi. Il 9 aprile 2011, con Helen Mirren a condurre, il gruppo presentò “Rope” e “Walk” in occasione dell’uscita di "Wasting light", mentre Grohl apparve anche in due sketch, a conferma di un rapporto ormai familiare con il programma. Il 19 maggio 2012, nella puntata finale della trentasettesima stagione, i Foo Fighters tornarono come ospiti speciali per un medley insieme a Mick Jagger, in un episodio segnato anche dagli addii di Andy Samberg, Kristen Wiig e Abby Elliott.
Il 16 dicembre 2017, con Kevin Hart sul palco, la band eseguì “The sky is a neighborhood” e un medley natalizio che mescolava “Everlong”, “Christmas (Baby please come home)” e “Linus and lucy”. Mentre il 7 novembre 2020, in un’America appena uscita dalle elezioni presidenziali, Grohl e soci tornarono per presentare a sorpresa l'allora nuovo singolo “Shame shame”, insieme a “Times like these”, per annunciare l'album "Medicine at midnight". L’apparizione prevista per il 20 maggio 2023 venne cancellata a causa dello sciopero degli sceneggiatori, un’assenza che avrebbe rappresentato il ritorno della band nello studio dopo la morte di Taylor Hawkins. Il 28 ottobre 2023, infine, con Nate Bargatze alla conduzione, i Foo Fighters celebrarono la loro nona partecipazione, eseguendo “Rescued” e “The glass” con H.E.R. e confermando Dave Grohl come l’artista con il maggior numero di apparizioni musicali nella storia del programma. Il frontman sarebbe poi tornato al "SNL" in altre vesti, in occasione della seconda "reunion" con Krist Novoselic e con il musicista aggiunto all’epoca di "In Utero" Pat Smear come ex Nirvana, esibendosi con Post Malone alla voce per l'evento "SNL 50: The Homecoming" in occasione del 50esimo anniversario di uno dei più grandi show della tv statunitense.