Il rock cantautorale delle nuove generazioni. È la strada intrapresa dagli Elephant Brain che, a tre anni da "Canzoni da odiare", escono con “Almeno per ora”: uno sfogo dettato dall’inquietudine, dall’impulsività – cioè dalla gioventù, ma anche un tentativo di crescita e di maggiore attenzione alla scrittura. Un passo verso la maturità, senza rinunciare all’urgenza dei sentimenti.
La scrittura vuole essere un tratto caratteristico di questo album. Gli Elephant Brain lavorano su testi diretti e frasi brevi: “Il nulla è già molto” apre con un'idea non tanto di rassegnazione, quanto di un adattamento poetico a un presente incerto, soprattutto per chi è più giovane; “Impareremo a perdere” tiene insieme ironia amara e pop-rock ritmato; “Solo un'altra domenica” gioca con le atmosfere più intime e la sensazione di giorni che si ripetono. La band stessa ha descritto l’album come “una manciata di canzoni per affrontare insieme quello che è, e sarà, un lungo inverno”.
Il tempo è il concept chiave per capire “Almeno per ora”. Il tempo che sfugge, quello che pesa, quello che rimane per un tratto e che poi si perde. La tracklist è una lunga riflessione attorno a questo tema, studiata per alternare momenti punk-pop e altri di introspezione più intima. Per farlo, serve mantenere il giusto equilibrio tra ruvidezza e pulizia: registrato da Marco Romanelli e prodotto da Jacopo Gigliotti, il disco cerca di ricreare l’effetto “dal vivo” negli strumenti – soprattutto chitarra e batteria – perché il live è indubbiamente la dimensione ideale del miglior rock.
Il rischio per un disco rock oggi è risultare derivativo, perché nel rock si è già detto tutto, forse anche di più, e fare la differenza è quasi impossibile. Succede anche con “Almeno per ora”, il cui debito nei confronti dell’alternative rock italiano – i Ministri su tutti – è evidente, ma nessuno ha stabilito che si debba essere originali a ogni costo. Ci sono momenti in cui si vorrebbe qualcosa di più, sentirli osare di più, ma in fondo proprio la compattezza può essere un punto di forza. A volte, è cercando l’effetto a ogni costo che si sbaglia.
Gli Elephant Brain sono un nome da tenere d’occhio, per chi segue la nuova scena rock italiana. Questo nuovo capitolo nella loro discografia inquadra bene lo spirito dei giovani oggi, tra amore, rabbia, fragilità e paura del futuro. Senza fronzoli, senza pose. Con un respiro più ampio e riflessivo rispetto ai lavori passati. La musica diventa “strumento di cura e di resistenza”, secondo le parole del gruppo stesso. Ed è bello che sia così.