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La canzone di protesta preferita da Dylan non l'ha scritta Dylan

29.07.2026 Scritto da Claudio Cabona

La canzone di protesta preferita da Bob Dylan non l'ha scritta Bob Dylan. L'ha scritta un allora poco più che ventenne ragazzo giamaicano, Jimmy Cliff, destinato a diventare un cantore di speranza e un pilastro della musica reggae mondiale. Alla fine degli anni ’60 la guerra del Vietnam è il tema centrale della musica di protesta. In tanti provano a raccontarla. Anche Jimmy Cliff decide di farlo, ma da una prospettiva diversa. Cliff non è mai stato in Vietnam e non ha fatto il militare. Inoltre non vuole fare un pezzo cupo, forzatamente struggente o con facili slogan: quello è un registro che non gli appartiene. L'ispirazione gli arriva da un amico che parte per combattere e torna profondamente segnato dal punto di vista psicologico.

La voce giamaicana sceglie di non parlare di politica o di strategie militari: racconta invece una storia. Nel brano “Vietnam” un giovane soldato scrive delle lettere alla madre dal fronte. Lei aspetta il suo ritorno, finché un giorno riceve un telegramma: il figlio è morto. È una canzone semplicissima, su ritmi in levare, con un testo che colpisce allo stomaco e un sound aperto che fa da contraltare. Proprio per questo è devastante. Invece di raccontare la guerra, racconta quello che la guerra lascia nelle case, tentando di esorcizzarlo. Ed è questo che colpisce Bob Dylan. Anni dopo il grande cantautore dirà che "Vietnam" è la più grande canzone di protesta che abbia mai sentito.

Un apprezzamento che fece rumore e contribuì ad accrescere la fama di quel ragazzo pronto a diventare un gigante. Jimmy Cliff, scomparso nel 2025, non cercò di scrivere una canzone contro la guerra. Scrisse una canzone su una madre che perde un figlio. Ed è forse questo il motivo per cui "Vietnam" continua a colpire ancora oggi: perché le guerre cambiano nome e luogo. Ma il dolore di chi aspetta qualcuno che non tornerà più, resta sempre lo stesso.


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