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Kid Yugi, dalla citazione di Lindo Ferretti ai miti: la playlist

03.02.2026 Scritto da Redazione Rockol

«Ai soldati che chiedono: "Come distingui un cataro da ogni buon cristiano?", Simone di Montfort, comandante del re in dotazione al papa per la prima crociata, risponde: "Uccideteli tutti, Dio riconosce i suoi"»: a pronunciare queste parole all'inizio di "Anche gli eroi muoiono", il nuovo album di Kid Yugi, è Giovanni Lindo Ferretti. Tutto vero: il disco che segna il ritorno del rapper pugliese si apre con un campionamento della voce del frontman dei CCCP. La fonte del campionamento non è, però, un brano della band di "Io sto bene", ma "Occitania", una canzone tratta da "Litania", l'album inciso da Giovanni Lindo Ferretti nel 2004 insieme ad Ambrogio Sparagna. «Lo speech di Giovanni Lindo Ferretti parla di una particolare crociata, che non era una crociata in Terra Santa bensì una crociata contro i catari, che non erano musulmani ma un movimento ereticale cristiano. È incredibile quanto il bigottismo, l'essere radicali sia sempre sembrato una costante per tutti gli uomini della storia, tutti gli uomini che hanno scritto la nostra storia nel bene o nel male», ha detto Kid Yugi durante la conferenza stampa di presentazione di "Anche gli eroi muoiono". Ma quella di Giovanni Lindo Ferretti non è l'unica citazione d'autore, se vogliamo definirla così, contenuta in "Anche gli eroi muoiono": nel raccontare la genesi del progetto il rapper di Massafra cita Guccini («L’ho ascoltato tantissimo mentre scrivevo»), gli stessi CCCP («Sono cresciuto con la loro musica»), Dostoevskij («I suoi antieroi-umani mi hanno cambiato la vita»), il regista Shin’ya Tsukamoto. Ad aiutare i fan a entrare nell'interessantissimo immaginario di Kid Yugi ci pensa la playlist che trovate qui sotto, che potete ascoltare cliccando su "play".

In “Gilgamesh” guarda a una delle opere letterarie più antiche dell'umanità, di cui la prima versione conosciuta fu scritta in accadico nella Babilonia del XIX secolo a.C.: il titolo evoca la mitologia di un semidio che sfida la morte. “Il conflitto con me stesso, con le aspettative e con quello che pensano di me, ha poi il suo punto più alto nella traccia finale - spiega - a volte l’uomo si sente talmente schiacciato da rifugiarsi nella violenza, come racconto nel disco, ma io non voglio certo spingere la gente a fare ‘la notte del giudizio’, spero che la rabbia e la ferocia vengano incanalate in qualche cosa di bello e di buono, nell’arte”. 

“Tristano e Isotta” chiama in causa i protagonisti della leggenda medievale messa in musica e portata in scena da Richard Wagner: «Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta», rappa Kid Yugi in un verso del brano, che fa riferimento a uno dei miti più struggenti della cultura occidentale. I due si innamorano perdutamente a causa di un filtro magico, ma questo amore segreto arrecherà numerose sofferenze ai giovani amanti, che alla fine moriranno entrambi di dolore, vittime del loro stesso amore, non potendo vivere l'uno senza l'altra.

Il disco ruota attorno ad un concept ben definito: gli eroi sono le persone comuni, che dettano la trama delle proprie storie. Ma come tutte le storie, c’è sempre un inizio e c’è una fine. «Cosa vuol dire essere un eroe? “Operare il bene con tutte le proprie forze” risponderebbero i più. “Fallire miseramente in nome di un’utopia!” tuonerebbero i malvagi. “Dare prova di coraggio e abnegazione di fronte a pericoli ed avversità” intonerebbero gli accademici. Ecco, tutte queste definizioni sono sbagliate, vecchie, obsolete, superate, adatte ad epoche passate, ad un mondo in cui la distinzione tra bene e male appariva netta e irriducibile. La società contemporanea, quella dei consumi che promuove l’individualismo e glorifica l’egoismo, la società che ha sacrificato i valori della giustizia sostituendoli con quelli del merito, è riuscita ad amalgamare i due assoluti. Ma quindi, se bene e male si somigliano, se l’essere umano opta per l’uno o per l’altro secondo un unico criterio, l’utilità, come possiamo noi riconoscere un eroe? O, ancor peggio, è possibile che questo mondo non sia più capace di crearne? Ecco che la civiltà ha sopperito a questi dilemmi nel modo più stupido e ingiusto: rendendoci tutti speciali. O almeno facendocelo credere. Ci hanno insegnato che ognuno di noi è l’eroe della propria storia, che ognuno di noi è un predestinato, un talentoso, un genio mandato su questa terra per assolvere ad un compito divino. In questo voi credete e in questo credo anch’io. Ed ora più che mai la mia missione mi appare chiara, limpida come il cielo di marzo. Io sono il vostro Memorandum. E porto un unico messaggio: Anche gli eroi muoiono». 


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