Nuova puntata dell'eterna lotta tra la musica pop-rock e l'attuale amministrazione degli Stati Uniti. Nel giro di poche ore due delle più note rock e popstar americane si sono ritrovate ancora una volta coinvolte nello scontro tra musica e politica negli Stati Uniti.
Perry ha protestato dopo che l’account TikTok ufficiale della Casa Bianca ha utilizzato “Firework”, uno dei suoi maggiori successi, per accompagnare un video di nove secondi con immagini non classificate di missili statunitensi che colpiscono obiettivi portuali in Iran. La didascalia del post recitava: “Iran has been warned”, “L’Iran è stato avvertito”. “Sono profondamente sconvolta e arrabbiata nel vedere ‘Firework’ usata sull’account TikTok della Casa Bianca come colonna sonora di immagini di attacchi militari”, ha scritto Perry. “Non l’ho approvato, non mi è stato chiesto e non lo approvo assolutamente”.
Esponenti dell’amministrazione Trump hanno in passato dichiarato esplicitamente di usare nei video social anche canzoni di artisti “liberal” come forma di provocazione, sfruttandone poi le reazioni per amplificare i contenuti.
E infatti la cantante ha poi spiegato il motivo della sua reazione, tornando al significato originario del brano: “Ho scritto questa canzone perché fosse un inno alla speranza, alla guarigione e alla forza interiore per le persone che attraversano i momenti personali più bui. Vedere un messaggio di autostima e incoraggiamento trasformato in un’arma per fare da colonna sonora a distruzione e violenza è una completa violazione di tutto ciò che la mia canzone rappresenta. La mia musica serve a unire le persone, non a celebrare la guerra”.
Trump contro Springsteen (ancora)
Nelle stesse ore è stato invece Trump a tornare su uno dei suoi bersagli musicali preferiti, Bruce Springsteen. Il presidente ha attaccato il Boss durante la cena della White House Correspondents’ Association, tornando sulla lunga contrapposizione tra i due. La serata si è svolta al Waldorf Astoria Hotel, dopo che ad aprile era stata annullata per un attentato al presidente. Solitamente in queste occasioni, anche prima di Trump, il presidente mantiene un tono scherzoso nel suo discorso, ricco di battute. Cosa che ha provato a fare anche Trump, che però non ha rinunciato alla sua consueta dose di attacchi e affermazioni prive di fondamento.
Lo scontro tra Springsteen e Trump si è intensificato negli ultimi tempi, con il musicista che ha criticato ripetutamente il presidente e la sua amministrazione dal palco dell'ultimo tour in cui - come nelle date europee dello scorso anno - erano previsti dei passaggi in cui il cantante criticava le politiche dell'amministrazione, pur senza mai nominare direttamente Trump. Trump ha scelto un altro approccio, attaccando direttamente il cantante anche sul piano personale.
L'ultimo riferimento è ovviamente a “Born in the U.S.A.”. La nuova uscita arriva peraltro proprio mentre Springsteen continua a rendere esplicite le proprie posizioni anche attraverso la musica. Nelle stesse ore il Boss ha partecipato a un evento dell’ACLU, dove è stato premiato insieme a Colin Kaepernick, e ha suonato “Streets of Minneapolis”, il brano con cui quest’anno è intervenuto direttamente sul clima politico americano e dedicato ai due cittadini uccisi dall'ICE nella città del Minnesota.
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