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Joe Jackson: “Sono stufo degli artisti che fanno politica”

12.04.2026 Scritto da Gianni Sibilla

“Mi dispiace generalizzare, ma voi giornalisti e critici musicali sembrate sempre vedere rabbia, tristezza, amarezza o dichiarazioni politiche”: Joe Jackson è uno che non le manda a dire, nelle interviste. Il cantautore inglese pubblica “Hope and Fury”, in uscita il 10 aprile, primo album di inediti dopo anni di lavori trasversali, e torna al suo formato più riconoscibile, il pop-rock basato sul piano, quello che negli anni ’80 lo portò al successo con “Night and day”, un classico del genere.
Non ha perso una virgola del suo sarcasmo: mi ricordo di averlo intervistato tempo fa e di essermi preso, da giovane ingenuo e appassionato, un cazziatone per una domanda sul significato di “concept album” - neanche la peggiore che potevo fargli, a ripensarci. È successo di nuovo, quando gli ho chiesto lumi sui testi di questo disco, che racconta con ironia tagliente l’identità inglese in questi tempi di conflitto. Ma rivendica una differenza: “sono stufo degli artisti e delle celebrità che fanno dichiarazioni “politiche” o promuovono “cause”. di solito non sanno davvero di cosa parlano”, mi racconta.
Registrato tra Berlino e New York con la sua band storica, “Hope and Fury” si muove tra pianoforte, melodie pop, arrangiamenti orchestrali, lungo una linea che parte proprio da “Night and day”

Il titolo dell’album, “Hope and Fury” sembra richiamare ironicamente la canzone patriottica “Land of Hope and Glory”…
Sono un musicista. Non faccio grandi dichiarazioni sul “mondo di oggi”. Come osservatore, vedo molta furia ma penso che dobbiamo sempre avere speranza perché… qual è l’alternativa?!

Nella tua carriera hai frequentato molti generi e pubblicato album dal suono parecchio diverso. Questo sembra riportarti a un suono più diretto, “mainstream” — se questa parola ha ancora un senso oggi. Come nasce?
Con una sola eccezione (“Heaven and Hell”) non parto mai con un “piano”. Continuo semplicemente a mettere un piede davanti all’altro, finché arrivo da qualche parte che mi sembra eccitante e interessante. Poi sembra trovare la sua forma da solo. È un processo intuitivo.

Come decidi - se decidi - quando passare tra diverse forme e stili musicali?
C’è davvero qualche artista che prende decisioni del genere in modo deliberato?! Quando cerco di creare qualcosa, non sto pensando “che STILE è questo? Aspetta un attimo, se uso questo strumento, o quel ritmo, diventa allora questo genere o quell’altro? Ed è qualcosa che DOVREI fare oppure no? È permesso? Come lo classificheranno le persone?”
Quando mangi qualcosa, non importa da dove provengono tutti gli ingredienti, importa che sia buono. Io sono lo chef, non seguo una ricetta, butto dentro ogni tipo di ingrediente, cercando di fare qualcosa che sia mio, ma soprattutto qualcosa di delizioso.
Quello che mi stai chiedendo, per me è come: “a che genere di cucina appartiene questo? Di chi è la ricetta che hai seguito? Esattamente quali ingredienti hai usato, e perché li hai usati?” E io vorrei dire, al diavolo tutto questo… ti è piaciuto?"

“Welcome to Burning-By-Sea” sembra una cartolina molto inglese: località di mare, humour nero, nostalgia e decadenza. È un luogo reale o simbolico?
Sì, “cartolina inglese” è una buona descrizione, ed è simbolico. Ci sono elementi di Brighton e della mia città natale Portsmouth, ma in realtà riguarda l’Inghilterra. Sì, humour nero ma anche humour “leggero”. Nostalgia e decadenza ma anche tradizione e sopravvivenza. Violenza e ignoranza ma anche divertimento, sesso, cibo, bevande e musica!

Graham Maby, Teddy Kumpel e Doug Yowell: quanto è importante avere una band stabile quando lavori in studio?
Non ci sono regole. Mi piacciono questi ragazzi.

Viviamo in un contesto sempre più conflittuale. Scrivere canzoni oggi è diventato più politico rispetto al passato?
Quando si parla o si scrive di musica spesso si mette un’enfasi eccessiva sui testi… come se non potessero essere semplicemente osservazioni o espressioni di sentimenti, o anche solo un gioco con le parole, magari persino senza senso… no, devono essere qualcosa di didattico e “importante”: come se non fosse una canzone ma una lezione, o una polemica, o un manifesto. Ma è la musica che davvero muove le persone. Penso che questo non venga sottolineato abbastanza! 

Certo, ma le parole di una canzone sono importanti e inevitabilmente sono una delle prima cose che si notano.
Una canzone è una collaborazione tra musica e parole, ma di solito non è una collaborazione alla pari. Amo la musica cubana anche se conosco pochissimo lo spagnolo. Mi piace la musica balcanica anche se non capisco una parola di serbo, rumeno, ecc. Penso che le mie canzoni siano probabilmente per il 75% musica e per il 25% parole.

Oggi per un artista però è difficile non essere politico: le canzoni, a loro modo, non sono una presa di posizione?
“Canzoni politiche”? Ridicolo. “Imagine” di John Lennon non ha cambiato il mondo, se ascolti davvero il testo lo fa sembrare uno sciocco. Anche se musicalmente è molto bella, quindi mi piace ancora. Ma sono stufo degli artisti e delle celebrità che fanno dichiarazioni “politiche” o promuovono “cause”. Primo, di solito non sanno davvero di cosa parlano, e secondo, si fanno eco a vicenda, pensano di essere coraggiosi o radicali ma sono sempre le stesse opinioni di moda. Se sei così “politico”, allora impegnati e fai qualcosa - non ci sono abbastanza brave persone in politica, quindi perché non ci provi tu, se pensi di poter fare meglio? Altrimenti, se sei un musicista o un attore, ho voglia di dire: andate al diavolo e fate musica migliore, o film migliori.

L’album mescola pianoforte, groove e arrangiamenti più orchestrali. Hai pensato al suono di questo disco come a una continuazione di una linea che parte da album come “Night and Day”?
Certo che continua quella linea: io sono sempre lo stesso tizio!

Ti dà fastidio essere ancora associato soprattutto a quella dimensione piano-rock della tua musica? Alla fine è solo una parte del tuo lavoro.
Come i samurai, cerco di “non avere aspettative ma di essere pronto a tutto”. Sono contento se qualcuno è interessato.

Che rapporto hai con la nostalgia musicale, che oggi sembra una delle forme dominanti di racconto e consumo della musica?
La nostalgia è come una droga ricreativa: un po’, ogni tanto, può andare bene ma bisogna stare attenti a non esagerare.

Dopo una carriera così lunga , cosa ti spinge ancora a fare un nuovo disco invece di limitarti a portare in tour il repertorio?
Quando non avrò più nuove canzoni, o nuove idee, smetterò di registrare o di andare in tour. Questa è una promessa.


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