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J-Ax: una scheggia impazzita sui binari del country

10.09.2026 Scritto da Claudio Cabona

Il cappello da cowboy di J-Ax è in qualche modo la chiusura di un cerchio, o di un recinto, sempre per restare in tema country, che abbiamo visto inaugurare con la partecipazione all’ultima edizione del Festival di Sanremo, con il brano “Italia Starter Pack”. Ax, dopo essersi confrontato con il rap, con gli Articolo 31, con il punk-rock (vi ricordate l’album “Uncool & Proud” uscito nel 2020?) e con il pop, soprattutto nel periodo di collaborazione con Fedez, arriva a un genere in cui oggi dice di riconoscersi, perché in linea con la sua età.

Un sound approfondito anche grazie a un legame familiare, visto che sua moglie è americana. Non è il primo, tra l’altro, nome del mondo rap a passare al country. In America ce ne sono stati diversi: uno dei più celebri è sicuramente Post Malone, ma anche Jelly Roll ha preso una curva simile. Questo capitolo, quindi, se vogliamo, ha una sua esigenza e spontaneità. Certo, è una trasformazione che lascia diversi punti di domanda, perché a tratti, nonostante Ax senta propria questa strada da selvaggio West, il progetto sembra più un gioco che un’esplorazione davvero profonda.

L’album parte con un pezzo in cui si attacca chiunque: si intitola “Odio la gente”. Il risultato è che, alla fine della canzone, dopo aver messo nel mirino la sinistra e la destra, “qualunque gender” e i neutrali, si ha la sensazione però che non emerga davvero un messaggio preciso: è più uno sfogo. Spuntano poi brani divertenti come “F.R.&.G.N.A.”, che è dedicata a una donna, ma in una chiave più ironica, un complimento da pub o da bar che strappa dei sorrisi. “Scusami Dio” è invece una lettera dissacrante nei confronti della religione e delle sue istituzioni. “Ciao papà” è un episodio che si distingue dagli altri: racconta le difficoltà di una persona che deve fare i conti con la vita, con le economie di tutti i giorni, con i sogni infranti e con quelli ancora vivi, e non perde però mai il confronto con un faro, suo padre.

C’è poi “Niente per niente”, che contiene un feat con Paola Folli, cantante italiana che ha lavorato con diversi artisti come gli 883, Mina, Bocelli e Celentano, e che aggiunge appunto una voce femminile al disco. La sua presenza, anche in questo caso, è come ritrovarsi al saloon dopo tanta strada: le due voci si incontrano nuovamente dopo “Domani”, brano degli Articolo 31 del 1996. Quindi, in sostanza, che album è “Vita morte miracoli”? È un disco in cui Ax galoppa dentro le praterie del country, attraversa un universo e un immaginario rappresentati anche sulla copertina, dove si mischiano paesaggi urbani e cittadini con i campi di grano e una fattoria. È un disco che ha dei momenti spontanei e intimi, altri sfacciati e ghignanti: vince a mani basse il duello per ottenere nuovamente il distintivo, rigorosamente a forma di stella, di “scheggia impazzita”, che probabilmente è quello che davvero interessava ad Ax: fare un progetto a briglie sciolte, senza pensieri o calcoli alla base. 


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