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Il testamento sonoro del 'colonnello' Steve Cropper

08.09.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Steve Cropper ci ha lasciato lo scorso 3 dicembre. Aveva 84 anni. Quasi interamente spesi ad inseguire il suo sogno musicale. Lo ha inseguito in ogni maniera: da musicista, da autore, da produttore. Cresciuto a Memphis, ha fatto parte della soul band di casa Stax, i Booker T. & the MG's. Per quanti seguono e conoscono meno da vicino le vicende musicali il suo nome divenne un volto quando vestì i panni di uno dei membri della band dei Blues Brothers nel memorabile film del 1980 con John Belushi e Dan Aykroyd. 'The colonel' – questo il suo soprannome – è entrato da protagonista nella storia della musica per avere firmato come autore o coautore capolavori indimenticabili dell'r'n'b quali, solo per citarne alcuni, i più noti, "Sittin' on the Dock of the Bay", "Green Onions", "In the Midnight Hour", "Knock on Wood". In ogni collaborazione il lavoro di Cropper, valente chitarrista, è sempre stato lontano dai riflettori, ma di fondamentale importanza per valorizzare la qualità del brano musicale e dei musicisti con i quali suonava per giungere al miglior risultato finale.

Guardando la marea

Nel nuovo album, "Watching the tide" (immagine evocata nel testo di "Sittin' on the Dock of the Bay"), il chitarrista è accompagnato da una band che fa del groove la sua religione, i Midnight Hour (altra citazione), composta da Jon Tiven (tastiere, basso, sassofono e voce), Roger C. Reale (voce solista), Ana Grosh (voce), Nioshi Jackson (batteria e percussioni) ed Eddie Gore (tastiere e percussioni). A questi si sono aggiunti in tre canzoni amici dai nomi altisonanti: Eric Clapton, Brian May (Queen), Billy Gibbons (ZZ Top) e Ronnie Wood (Rolling Stones). Assi che vengono calati in sequenza e in apertura, dopo la intro musicale da 'bei vecchi tempi andati' affidata a "Tandoori chicken". Il suono della chitarra di Clapton è talmente inconfondibile nel massiccio blues "Ticket first" da far pensare che sia un suo pezzo. Segue "My angels are calling", canzone scritta e cantata da Brian May, con assolo di chitarra di Gibbons (il buon Billy tornerà anche più avanti in "Stand right here"). Il brano è dedicato all'amico malato, il tutto profuma di delicatezza e malinconia, gli angeli lo stanno chiamando con tutta la dolcezza di cui sono capaci per riportarlo alla sua amata baia. La malinconia viene scacciata con decisione dalla slide di Wood imepgnata nello sferragliante blues rock da manuale intitolato "Until now". La band si è messa in moto ed è lanciata a bomba, nulla può fermarla. Che sia funky, soul, R&B, gospel, blues, rock, conta e importa unicamente lo spettacolo che Steve Cropper e i suoi amici hanno allestito per noi nei quaranta minuti e poco più di "Watching the tide". A chiudere il tutto una breve e sfumata ripresa della intro, "Tandoori chicken pt.2". Sipario. Applausi.

Buon viaggio colonnello!

Jon Tiven, che ha prodotto l'album, racconta che glielo fece ascoltare quando Steve Cropper era già ricoverato in ospedale. Steve lo chiamò la sera prima di morire per dirgli che era il miglior disco che avesse mai realizzato. Spesso, per alcuni versi molto comprensibilmente, quando si prende in esame l'ultima opera di un gigante della musica la cui dipartita è ancora fresca e recente si rischia di avere una buona disposizione e uno sguardo benevolo perché coinvolti dal dispiacere del momento. Non è il caso di "Watching the tide", questo è il testamento sonoro (se così lo si vuole considerare) davvero degno del nome del suo grande autore. Buon viaggio colonnello...e grazie di tutto!


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