A un anno e mezzo di distanza dall’ep “Potrebbe non avere un peso”, i Santi Francesi tornano con “Guerrilla”, un brano che inaugura il nuovo percorso del duo e che mostra fin da subito una direzione più rock, più spinta, più nervosa rispetto al passato. C’è un’attitudine che ricorda alcuni momenti dei Twenty One Pilots, da sempre tra i punti di riferimento dichiarati del progetto, soprattutto nel modo in cui tensione melodica ed energia convivono dentro la stessa canzone.
Nel medesimo tempo, la voce sospesa e a tratti eterea, con frasi che sembrano sparate fuori dagli auto-parlanti di un mondo distopico, entra dentro una produzione più aggressiva, richiamando a tratti certe atmosfere dei Subsonica più rock. Questo non significa che i Santi Francesi non abbiano una propria identità, anzi. “Guerrilla” funziona proprio perché riesce a usare delle reference riconoscibili senza trasformarsi in un esercizio derivativo. È un buon primo singolo, probabilmente un pezzo destinato a trovare il suo compimento migliore dal vivo, grazie a un impatto molto fisico e diretto.Il senso del brano lo spiegano gli stessi Alessandro De Santis e Mario Lorenzo Francese: “La questione è sempre la stessa. Una reazione umana che aumenta il battito e ci rende vigili: lotta o scappa. Lotti o scappi? Regola n.20 della rivoluzione: una volta ribelle, sei un ribelle per sempre. E allora per noi ‘Guerrilla’ è l’ennesimo tentativo di cercare dei compagni, del fuoco, in quello che ci sembra un posto gelido. Compagni con cui lottare, in silenzio, nei boschi, tutti pieni d’amore come una banda di irregolari”. Più che un cambio di pelle totale, “Guerrilla” sembra il primo passo di una nuova consapevolezza artistica: una scrittura più matura, una maggiore libertà espressiva e la volontà di sporcarsi maggiormente le mani con il suono e con l’urgenza emotiva del pezzo.
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