A tre anni da "UK Grim", gli Sleaford Mods tornano il 16 gennaio con "The Demise of Planet X", un album che non è soltanto il nuovo capitolo della loro discografia. Per il duo inglese, formato da Jason Williamson e dal produttore Andrew Fearn, il prossimo disco deve essere un dispositivo narrativo, politico e simbolico che prova a dare forma a un presente già collassato. Non su un'apocalisse che deve avvenire, bensì sul dopo, su ciò che resta quando la fine non arriva in modo spettacolare ma si deposita lentamente nella vita quotidiana, tra abitudini intatte e nervi scoperti. Williamson e Fearn ripartono da quel terreno ambiguo in cui il disastro è già avvenuto e tuttavia tutto continua a funzionare, almeno in superficie.
"Stiamo vivendo nel post-apocalisse", ha raccontato Jason Williamson nell'intervista per il britannico "Evening Standard". Riflettendo sugli eventi mondiali che hanno ispirato il nuovo "The Demise of Planet X", il frontman ha aggiunto:
È una dichiarazione che funziona come manifesto dell’album e, più in generale, dell’intero percorso degli Sleaford Mods, duo che da oltre un decennio osserva il Regno Unito dal basso, raccontando l’erosione della classe lavoratrice, la normalizzazione del collasso sociale e l’assurdità di un sistema che continua a produrre consumo mentre tutto intorno si sbriciola. Dove eravamo rimasti? A "Spare Ribs" e "UK Grim", dischi che avevano fotografato la stagnazione, la paralisi e il rancore post-Brexit, trasformando Williamson e Fearn da voci marginali a punti di riferimento quasi mainstream. "The Demise of Planet X" riprende quel filo e lo tende fino al limite, spostando lo sguardo dalla stasi alla devastazione aperta.
Leggendo il racconto del duo e le impressioni dell'"Evening Standard" sul nuovo album, le basi di Andrew Fearn restano fedeli a una grammatica essenziale riprendendo loop post-punk, ritmi martellanti, una fisicità minimale ma ballabile che sostiene le invettive di Williamson, ancora una volta al centro della scena con una vocalità ruvida, ironica, affilata. È su questo impianto che si innestano brani come "Flood the Zone", attacco frontale al mondo MAGA e alla sua estetica muscolare e regressiva, e "The Good Life", che cattura la precarietà della stabilità contemporanea e ospita la partecipazione inattesa di Gwendoline Christie. "È impressionante, sto molto attento all’ortografia quando le scrivo", ha affermato Williamson, sottolineando con ironia il corto circuito tra cultura pop, fandom e critica sociale. Il brano diventa un dialogo conflittuale tra desiderio di benessere e consapevolezza del caos, tra aspirazione e collasso.
"Bad Santa" spinge invece sull’acceleratore della satira, nominando i quattro cavalieri dell’apocalisse secondo Williamson: Donald Trump, Andrew Tate, Dapper Laughs, e un generico padre qualunque su Instagram, figura emblematica di un’autorità svuotata ma rumorosa, amplificata dall’ecosistema digitale. È qui che "The Demise of Planet X" mostra con maggiore chiarezza la sua ossessione per l’ingegneria sociale dei social media, per quella dimensione performativa e compulsiva che trasforma ogni conflitto in contenuto. Nel disco c'è spazio anche per una riflessione, contenuta in "Elitist G.O.A.T" con Aldous Harding, in risposta agli attacchi subiti da Williamson dopo il concerto di Madrid del novembre 2023, quando una kefiah palestinese venne lanciata ripetutamente sul palco e lui decise di andarsene, prima di chiarire in seconda battuta di aver condannato le morti dei civili e di volere un cessate il fuoco, pur venendo duramente attaccato sui social.
"The Demise of Planet X" è così un album che non alza bandiere di salvezza, ma scava tra le macerie con lucidità e sarcasmo, riaffermando il ruolo degli Sleaford Mods come cronisti di un presente esausto.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Ewen Spencer
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link