Al tempo Bruce Dickinson era il cantante dei Samson, una band con un discreto successo e altrettanta confusione al suo interno. Nonostante una bella esibizione al Reading Festival del 1981, Bruce ne aveva piene le scatole. Nello stesso periodo gli Iron Maiden avevano qualche problema con il cantante Paul Di'Anno. Il boss dei Maiden, il bassista Steve Harris, e il manager Rod Smallwood sapevano che – questione di tempo – le strade di Di'Anno e della band avrebbero preso direzioni diverse. Dickinson poteva essere una soluzione, così si recarono a Reading per vederlo all'opera. Harris ne fu molto colpito, così la sera stessa Smallwood parlò con Bruce paventandogli l'eventualità di poter entrare nel gruppo. Solo qualche giorno più tardi gli venne offerto il microfono degli Iron Maiden. La settimana successiva, a Copenaghen, in Danimarca, Paul Di'Anno fece il suo ultimo concerto con la band.
Il debutto di Dickinson dal vivo con gli Iron Maiden ebbe luogo al Palazzo dello Sport di Bologna il 26 ottobre 1981, una data del loro 'Killer World Tour'. Il rapporto di Bruce con Steve Harris non sarebbe stato sempre dei migliori, ma Harris rimase colpito dal nuovo cantante: "È un professionista assoluto... si prende cura di sé, vuole andare là fuori ed essere il migliore. È tutto ciò che si può chiedere a un frontman. Siamo stati fortunati con lui."
Erano pronti per lavorare al terzo album. Ha ricordato Dickinson: "Eravamo al settimo cielo durante la scrittura e la registrazione di "The Number Of The Beast". Eravamo tutti semplicemente entusiasti. Non c'era alcun tipo di stress legato a quell'album... Ci stavamo solo divertendo un mondo." All'inizio del 1982 gli Iron Maiden tornarono ai Battery Studios di Londra, dove avevano registrato il precedente "Killers". Avevano poco più di un mese per dargli un seguito. Harris spiegò: "Ci mettemmo sotto pressione di proposito. Ci concedemmo un periodo di tempo specifico per scrivere... Non siamo una band che scrive venti canzoni e ne usa dieci. Quando ne abbiamo abbastanza, ci fermiamo."
Alla produzione, come per "Killers", c'era Martin Birch, che disse: "Ciò che faccio è piuttosto semplice, il fatto di essere abituato alle band con cui ho lavorato mi aiuta a capire immediatamente cosa vogliono... anche se loro stessi non lo comprendono con chiarezza". Riguardo Birch Steve Harris dichiarò: "Ci ha aiutato a far emergere la potenza di ogni canzone, sapeva come ottenere il meglio da tutti noi". Tra i brani che i fan poi preferirono ci furono "Children Of The Damned", ispirata a un film horror del 1964; "Hallowed Be Thy Name", una canzone di sette minuti su un uomo che affronta l'esecuzione; la title track, ispirata alla poesia del poeta scozzese Robert Burns "Tam O'Shanter" e "Run To The Hills".
Parlando della copertina dell'album Rod Smallwood disse: "Inizialmente la copertina era pensata per il singolo "Purgatory" (canzone inclusa nell'album "Killers", ndr) con Paul (Di'Anno, ndr), l'idea di base era chiedersi chi muovesse i fili di chi, Eddie o il Diavolo? Doveva essere molto ironica. Ma la copertina creata da Derek era così brillante che abbiamo deciso di tenerla per l'album successivo, e abbiamo chiesto a Derek di crearne una nuova per "Purgatory" su un tema simile: il Diavolo che si trasforma in Eddie. Quindi praticamente avevamo la copertina del nuovo album prima ancora che la band iniziasse a scriverlo. Poi Steve scrisse la canzone "The Number Of The Beast" e, come si dice, il resto è storia."
"Run To The Hills" uscì l'8 febbraio 1982 e fu il primo singolo della band a entrare nella Top 10 del Regno Unito, raggiungendo il settimo posto. Come per molti testi dei Maiden, l'argomento era insolito, riguardava il conflitto tra i nativi americani e la cavalleria statunitense. Il lato B, "Total Eclipse", era così travolgente che il gruppo si pentì di non averlo incluso nell'album preferendogli "Gangland".
Il successo di "Run To The Hills" fece da prologo all'uscita dell'album che, uscito a marzo del 1982, il mese successivo raggiunse la vetta della classifica degli album in Gran Bretagna. "The Number Of The Beast" fu un disco importante non solo per gli Iron Maiden, ma anche per il metal. Il batterista dei Metallica Lars Ulrich sentenziò: "Ha cambiato tutto per noi. Mostrò cosa poteva essere il metal".
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