Da "David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo" di Paul Morley (Hoepli, 2026), per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo la prefazione scritta a quattro mani da Manuel Agnelli e Paolo Fresu.
Sono artisti assai diversi tra loro, ma forse solo apparentemente perché, conoscendoli, si finisce per scoprire parecchie e insospettabili affinità. Come, per esempio, il modo di vivere la musica, di comunicarla, di divulgarla, di seguirla con attenzione nelle sue forme attuali. Addirittura dimostrando la stessa voglia e determinazione nel valorizzare quei giovani che la interpretano con coraggio e originalità. In comune, hanno curiosamente anche il fatto di avere realizzato due progetti artistici dedicati a David Bowie: “Heroes” (Paolo Fresu) e “Lazarus” (Manuel Agnelli).
Paolo Fresu
“Non molti sanno che, nel luglio del 1969, David Bowie partecipò a una manifestazione musicale (Il Festival Internazionale del Disco, una sorta di competizione canora) a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Bowie aveva già inciso ‘Space Oddity’ ma, di fatto, era ancora sconosciuto. Cantò ‘When I Live My Dream’ e, incredibilmente, giunse secondo dietro la vocalist catalana Maria del Carmen.
Nel 2019, per il cinquantesimo anniversario di quell’evento, il comune di Monsummano mi ha chiesto di ideare un concerto dedicato a lui. Mi sono sentito onorato nel ricevere quella proposta, che confesso mi ha emozionato, anche se non conoscevo in profondità l’artista inglese; in famiglia la vera fan del Duca Bianco era mia moglie… Ma dopo aver visitato a Bologna la mostra David Bowie Is, che mi è piaciuta moltissimo, mi sono buttato a capofitto nella sua musica e nella sua arte e iniziato a preparare il progetto Heroes. Da subito ho avuto chiara una cosa: non volevo arrangiare i suoi brani più famosi solo in chiave jazz. Ero convinto che dovesse esserci una voce diversa, quasi in sintonia con il suono della mia tromba. Ecco perché la mia scelta è caduta su Petra Magoni. Quindi ho cercato i musicisti giusti per il resto della band partendo da Christian Meyer, batterista pop ma di scuola jazz. Poi sono venuti il basso di Francesco Ponticelli, la chitarra acida di Francesco Diodati, il trombone e l’elettronica di Filippo Vignato. Quindi, è iniziata la ricerca dei brani adatti a ciò che avevo in mente e Petra in questa fase è stata determinante. Approfondendo il tutto mi sono reso conto che la musica di Bowie è tutt’altro che semplice. Per questo, l’arrangiamento dei pezzi è stata la parte più ostica tanto che, fino al giorno del concerto, non ero convinto al cento per cento delle nostre scelte.
Ma, come spesso capita, una volta giunti sul palco è scattata la magia. Lo spettacolo è andato benissimo, tanto che abbiamo deciso di portarlo avanti facendo prima altri concerti e poi entrando in studio (in pieno Covid) per registrare un album inserito successivamente nel cofanetto celebrativo dei miei 60 anni.
Ancora oggi, il progetto Heroes continua a girare in Italia e in diversi Paesi europei.”
“La mostra David Bowie Is mi ha aperto gli occhi sulle doti visionarie, sulla versatilità, sul gusto estetico e le capacità teatrali di un artista unico che, fino ad allora, conoscevo quasi esclusivamente per la sua musica.” PAOLO FRESU
Manuel Agnelli
Nel 2022 sono stato contattato da Valter Malosti, regista e produttore della versione italiana di Lazarus. Valter sentiva l’esigenza di avere un protagonista conosciuto per convincere il resto della produzione a investire in uno spettacolo che, tra l’altro, era piuttosto costoso. Aveva pensato a me un po’ per la mia anima rock e un po’ perché riteneva che avessi l’immagine adatta per interpretare il ruolo. Quello cioè di una persona non più giovanissima che, intrappolata in un certo tipo di contesto, non riesce più a ricordare chi è veramente né a tornare alle proprie origini. Malosti non sapeva che in quel periodo avevo dovuto affrontare gravi problemi famigliari e, forse anche per questo, mi sono identificato subito nel personaggio.
Valter è amico personale di Enda Walsh, coautore del Lazarus originale insieme a Bowie, e aveva lavorato con lui in passato. Di conseguenza si era confrontato con Walsh su come David avrebbe voluto lo spettacolo, e cioè una versione meno scintillante e più oscura di quella andata in scena a Broadway. Bowie avrebbe addirittura voluto riscrivere le musiche con i jazzisti che avevano collaborato con lui nell’album Blackstar.
Così Malosti ha deciso di seguire quella direzione scegliendo me come protagonista, un dandy un po’ vampiresco, decadente e molto dark. Mi ha fatto una sorta di provino nella sua casa di Milano (ho letto davanti a lui alcuni stralci del copione) anche se chiaramente si trattava di un pro forma. Nel corso dell’allestimento e durante le prove Valter mi ha aiutato molto, il ruolo mi è piaciuto e lo show ha funzionato. Non posso certo dire di aver imparato a fare teatro però credo di essere stato all’altezza. Il pubblico ha risposto bene: abbiamo fatto 104 repliche, di cui almeno tre quarti andate sold out!”
“Credo che Bowie sia un esempio di artista rinascimentale, completo, come lo era Leonardo da Vinci, come lo erano i maestri di quell’epoca che facevano tutto: scolpivano dipingevano, inventavano. Sempre in maniera viva, divertente, libera.” MANUEL AGNELLI
Paolo Fresu
“La mostra David Bowie Is è stata veramente illuminante. Ho scoperto un artista con un enorme gusto estetico capace di spettacolarizzare qualsiasi cosa, dall’uso dei costumi a quello delle immagini. Ho capito la grandezza dell’uomo e dell’artista, la sua umanità, la sua visione, la sua creatività. Tutto ciò, unito ai suoi colori, ai suoi vestiti, ai suoi strumenti, alla sua storia, raccontava di uno che sembrava davvero un marziano rispetto ai tempi che viveva. Anche per questo è stato capace di aprire una miriade di porte dove tanti altri sono potuti entrare. Una visione, la sua, che non ha riguardato soltanto la musica, ma dove la musica diventava un mezzo per andare più in là delle sette note.
Questa sua idea ‘colorata’, una modalità che appartiene poco al jazz, sempre o quasi in bianco e nero, l’ho trasferita nei miei concerti. Perché ho capito quanto sia importante e piacevole mettere insieme elementi (luci, immagini, scenografie, costumi ecc.) in grado di amplificare l’aspetto emozionale, come accade nel pop ma in genere quasi mai nel jazz.
Se, come successo con Peter Gabriel, Bowie mi avesse chiesto di collaborare, avrei fatto i salti di gioia, non avrei esitato nemmeno per un secondo. E sono certo che avrei imparato moltissimo, da lui come ho fatto con Gabriel quando mi ha invitato a suonare nel suo ultimo disco.
Ho appreso con stupore e quasi incredulità della morte di David Bowie anche perché avevo ancora negli occhi le immagini del video di ‘Lazarus’, una sorta di testamento spirituale e artistico un po’ come tutto l’album Blackstar. Un disco magnifico suonato con musicisti jazz, ma che non è per nulla jazz e che contravviene a qualsiasi regola del mercato discografico, con brani che durano 8/10 minuti. Un lavoro che ha fatto sì che, giorno dopo giorno, Bowie diventasse per me sempre più geniale, sempre più importante.”
“La visione artistica di Bowie mi ha aperto le porte di un mondo colorato, creativo e immaginifico che ho voluto trasportare nei miei concerti.” PAOLO FRESU
Manuel Agnelli
“Ho conosciuto David Bowie con la trilogia berlinese. In quegli anni, i primissimi ’80, ero un ragazzino che si identificava con le storie del film Noi, ragazzi nello zoo di Berlino, era quella la colonna sonora della nostra vita. Bowie allora era uno sperimentatore anche se altri prima di lui avevano già fatto cose analoghe. Ma come spiega bene anche questo libro, lui è sempre stato eccezionale nel potenziare quello che altri avevano inventato, lo acchiappava e (come fatto con la musica elettronica del periodo) riusciva a renderlo popolare attraverso album sempre e comunque di una qualità impressionante.
Bowie è stato bravissimo nel rifrullare le proprie influenze, ma quando ha portato via qualcosa ad altri lo ha sempre dichiarato. Non solo: ne è stato riconoscente, vedi ciò che ha fatto con Lou Reed o Iggy Pop.
È stato invidiabile anche nell’ultima parte di vita, perché è riuscito a realizzare dischi meravigliosi che hanno rinfrescato la sua direzione artistica, la sua immagine. E, ancora una volta ha saputo reinventarsi facendo cose eccezionali a livello musicale, potentissime a livello energetico e parlando della fine del viaggio in un modo poeticamente sublime.
Bowie è persino stato capace di trasformare in capolavoro anche la propria fine, cosa che purtroppo raramente accade nel mondo dell’arte.
A me è sembrato che abbia avuto coscienza di sé per tutto l’arco della sua esistenza e una profonda consapevolezza del viaggio che ha fatto.”
“David Bowie è stato un personaggio meraviglioso perché ha messo in circolo energia, idee, creatività da vero, grande artista.” MANUEL AGNELLI
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