La versione su LP di "Rosa Rosae", l'album del 2019 di Donella Del Monaco – Paolo Troncon – Opus Avantra Enseble, prodotto da Renato Marengo, con un brano inedito, “L’angelo caduto”, viene presentata domenica 8 febbraio al Music Day di Roma, realizzata da Vannuccio Zanella su etichetta M.P. & Records. Distribuito da G.T. Music Distribution di Antonino Destra. Edizioni Musicali Micio Poldo. Edizione limitata di 250 copie in vinile bianco. Alla presentazione a interverrà Lino Vairetti, uno dei protagonisti del Prog italiano, tra i prestigiosi ospiti del disco.
“Rosa Rosae” è un vero e proprio gioiello sonoro. E Donella Del Monaco, con questo album, ristampato oggi in vinile bianco numerato, da collezione e con una bonus track (“L’angelo caduto” ), si conferma grande sacerdotessa del Prog. Il disco, già uscito in Cd nel 2019, conta su guest star d’eccezione e ha una grande storia alle spalle: la storia di un incontro avvenuto ormai più di 50 anni fa, ma che oggi merita proprio di essere raccontato.
Ho conosciuto Donella nel 1972. Con lei, con il mio grande amico Giorgio Bisotto, che purtroppo ci ha lasciati, e con Alfredo Tisocco abbiamo fondato il “Movimento Musicale Opus Avantra”. Nel 1974, con Maurizio Salvadori e Angelo Carrara per la Trident, ho prodotto “Introspezione” il primo disco degli Opus Avantra, un gruppo assolutamente originale per quegli anni.
Poi ognuno di noi, per diversi anni, ha fatto anche altre cose, e dopo altri dischi di Opus Avantra - usciti anche senza la mia produzione artistica - ho prodotto un altro importante disco di Donella portandola alla Cramps di Gianni Sassi (del quale avevo cominciato a condividere la linea artistica, ma anche le avanguardistiche idee situazioniste). Si intitolava “Schoenberg Kabarett”, una raccolta di brani per pianoforte e voce.
E’ seguita una lunga pausa, durante la quale Donella è andata avanti anche con la sua carriera di cantante lirica e io mi sono mosso tra produzioni musicali, programmi Rai e settimanali di musica, radio e tv. Poi, nel 2018, ci siamo ritrovati per riprendere da dove eravamo rimasti. Una vera e propria reunion per realizzare, appunto, il cd “Rosa Rosae”. Ma qui occorre riprendere da molto prima degli inizi della storia artistica di Donella e della mia frequentazione della sua casa-accademia.
E’ la storia di un vero e proprio Movimento musicale nato all’inizio degli anni ’70, anni di grandi fermenti e mutazioni per la nostra musica ma anche per la nostra società e per tutto il mondo della cultura in Italia.
Era certamente musica d’avanguardia, nei primi anni Settanta, quella che avrebbe dato vita agli Opus Avantra, quando ci incontrammo Donella Del Monaco, Giorgio Bisotto, Alfredo Tisocco ed io. Fra accanite discussioni su quale fosse la via giusta per il futuro della musica, tra il rock, l’avanguardia o il recupero della tradizione classica o popolare. Decidemmo di sfidare ogni regola e di scavalcare barriere e rigori settoriali, a costo di tirarci dietro le ire di gran parte dei critici e saggisti del tempo, dando vita, per la prima volta in Italia, a una formazione che, partendo dalla musica classica, con contaminazioni “controllate”, si aprisse alla trasversalità, inventando un vero e proprio nuovo genere, antesignano certamente di quello che negli anni successivi sarebbe stato definito “Prog.”.
Donella è figlia di Marcello Del Monaco, fratello del grande Mario e celebrato maestro di canto. È stato proprio lui ad avviarla allo studio del canto lirico. Nonostante l‘impronta classica, tanto profondamente impressa dalla presenza in famiglia di uno dei più grandi tenori del mondo, personaggio mitico e affascinante, Donella è “vivacemente” interessata anche ad altro, decisa ad andare oltre le impostazioni scolastiche e le obbligate vocalizzazioni quotidiane del bel canto.
Si diploma al Conservatorio ma, al tempo stesso, legge, canta e studia per suo conto le evoluzioni del mondo musicale. Giovanissima, frequenta Parigi, e in particolare gli ambienti della musica contemporanea francese, dove si osa anche oltre il tonale, e poi Vienna, dove si continua ad esplorare oltre la dodecafonia di Schoenberg. È un periodo centrale nell’evoluzione della musica del Novecento, un mondo in cui John Cage veniva guardato a vista dai suoi colleghi accademici per via di composizioni sempre più estreme, giudicate addirittura “non musica”. Simbolico il suo ormai famosissimo “4’33”, un brano la cui partitura contiene solo silenzio e nessuna nota musicale: “Non bisogna avere paura del futuro della musica”, diceva Cage. Un’idea concettualmente in linea con le tele tagliate di Fontana, oltre che con i concerti per pianoforte e pistola di Stockhausen.
Certamente coinvolta da queste sperimentazioni estreme, Donella - pur continuando a cantare ogni volta che può in opere e operine - inizia a trasformare la sua casa di Treviso in una sorta di piccola Arcadia, aperta a giovani compositori di musica contemporanea che diventeranno celebri come Sciarrino, Bussotti, e a un giovanissimo studente di medicina, Giuseppe Sinopoli, che si rifugia proprio a casa di Donella per sperimentare la sua musica. Un periodo di vera e propria clandestinità: a Treviso Sinopoli riusciva a sottrarsi dal controllo di un padre che pretendeva non avesse la minima distrazione dai suoi studi di medicina. Proprio da Donella ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Sinopoli e di diventare suo amico. Ricordo di aver srotolato con lui un rullo di carta pergamena sul quale aveva tracciato linee indicative per una sua composizione di “musica aleatoria”. Prima di diventare un grande concertista e direttore d’orchestra, oltre che compositore internazionale, Sinopoli comunque si laurea in medicina mentre concepisce le sue visioni musicali innovative e sperimentali. È proprio in quel periodo che conosco e inizio a frequentare Donella, di cui era perdutamente innamorato il mio amico Giorgio Bisotto, filosofo e ideologo musicale.
La mia amicizia con Giorgio ha dell’incredibile: l’ho conosciuto durante la naja, mentre facevamo il servizio militare allora obbligatorio. Entrambi in grande ritardo rispetto alla media: io quasi ventottenne con i miei esasperati rimandi “per motivi di studio” e vari tentativi di farmi riformare per una fantomatica ulcera, lui ventinovenne (ritardatario per motivi incredibili, che poi scoprirò): tutti e due annichiliti dalla prospettiva di trascorrere in divisa grigioverde un periodo che allora era di 15 mesi. Facciamo subito amicizia e cerchiamo di tirarci fuori dalla tipica depressione da servizio militare parlando di ciò che ci piaceva: la musica, l’arte. Da quelle chiacchiere nasce, quasi per disperazione, la nostra via di uscita – almeno dal punto di vista mentale - dalla caserma: fondiamo un giornale, un “periodico di ipercultura per immagini”. Si chiamava “Attuale”: una rivista alternativa fatta di foto, disegni e articoli. Io ero il direttore responsabile, Bisotto l’editore (ricco di famiglia, la pubblicazione praticamente era finanziata attraverso la paghetta di suo padre). Alla rivista collaboreranno poi Guido Crepax, Gillo Dorfles, Roberto De Simone, Mimmo Jodice, Achille Bonito Oliva, Fabio Donato, Giuseppe Sinopoli.
Io e Giorgio parliamo delle nuove tendenze dell’avanguardia, di rock estremo, di musica contemporanea tosta e sperimentale. Ma soprattutto, durante quell’amicizia “di salvataggio”, Giorgio mi racconta una storia d’amore, musica e… Legione Straniera. Era innamorato perso di una donna che lui mi descriveva come un’irraggiungibile bellezza dannunziana dalla voce angelica e dagli occhi profondamente verdi: Donella Del Monaco, proprio lei. Due anni prima, rifiutato dalla divina Donella che aveva deciso di sposare un altro, Giorgio – come in un film d’altri tempi - si era arruolato nella Legione Straniera. Il papà - industriale veneto del gas - lo salverà un anno dopo quel suo folle arruolamento facendolo fuggire in pieno deserto del Sahara con un elicottero. Il ritorno in Italia significa per lui molte cose tristi ma, soprattutto, la necessità di evitare – come previsto dal codice penale di quel periodo - la prigione come “renitente alla leva”. Ecco spiegato il perché, a 29 anni suonati, si ritrovava - come me recluta in età avanzata - nella mia stessa caserma.
Quando mi mandano in una caserma vicino al confine jugoslavo io utilizzo tutti i permessi possibili per incontrarmi con Giorgio, che tra l’altro nel frattempo era riuscito a farsi riformare per “esaurimento nervoso”. Mi ospita a casa sua, a Venezia, dove vive e dove ritrova la sua Donella (il cui matrimonio era durato solo tre mesi). Lei è immersa nelle sue ricerche di “musica diversa”: quando la conosco mi spiega che vorrebbe cantare “oltre la lirica”, indecisa su quale genere orientarsi in alternativa al canto lirico, sospesa tra Milva e Cathy Berberian, curiosa verso il nuovo e padrona di una tecnica tale da potersi permettere di non dover concepire un confine alla sua ricerca.
Poi partiamo per un viaggio con Donella e Giorgio (come abbiamo anche scritto nelle note di copertina del primo disco di Donella che ho prodotto), un viaggio avventuroso e rischioso verso Dortmund dove il figlio di Mario Del Monaco, Giancarlo, cugino di Donella, debuttava come regista all’Opernhause, il teatro dell’Opera di quella città tedesca. Veniamo bloccati da una tormenta di neve nell’auto nella quale viaggiavamo, rimasta intrappolata con noi tre dentro per un’intera notte. Io, Giorgio e Donella, per non morire assiderati, aiutati e salvati da una bottiglia di grappa, ci siamo infervorati a parlare di musica a 360 gradi, litigando su quale genere, in una musica futura, dovesse prevalere sugli altri, su dove stesse andando o dove dovese andare la musica, tra avanguardia e tradizione, tra musica popolare o classica o contemporanea. O rock? E il blues, il jazz, i gospel? Nacque lì l’idea di un’opera musicale: Opus, più che un disco, qualcosa che potesse esprimersi tra Avanguardia e Tradizione. Dunque AVAN/TRA. Eccola, l’idea: Opus Avantra. Ma come fare per concretizzare le utopie di una notte gelida? Come sarebbe stato possibile realizzare un disco originale e “importante”, all’altezza del background di Donella, di Giorgio e mia?
Eccoci quindi determinati, all’opera. E mentre Donella, che aveva iniziato a collaborare con un virtuoso geniale pianista e compositore, Alfredo Tisocco, ha già belli e pronti collaboratori e performer del settore soprattutto classico, io penso a Tony Esposito – che in quel momento stava vendendo bene con il suo “Rosso Napoletano”, album prodotto da me – e a fargli portare la sua fantasia mediterranea e le sue percussioni urbane nella tana della classica. A contaminarla. Nasce proprio così Opus Avantra, un gruppo di musica Prog che farà storia in Italia e all’estero, che diventerà vero e proprio cult in Giappone.
Poi, dicevamo, c’è un balzo di alcuni decenni, con ognuno di noi che ha fatto tante cose diverse. Finché una decina di anni fa ritrovo Donella che ha perso da poco il suo Giorgio, e che mi contatta, più che mai ribelle e con la voglia di creare ancora cose nuove. Dopo qualche anno - nel corso dei quali sono stati partoriti numerosi altri dischi - dopo tante esperienze sia da parte di Donella sia da quella del virtuoso pianista e compositore Alfredo Tisocco, ci siamo dunque ritrovati con una nuova idea e i brani per un nuovo disco. L’ensemble è diverso ma sempre “multiforme”: ci sono Paolo Troncon, originale compositore di formazione classica-contemporanea, il fedele Mauro Martello ai flauti, la sua storica violoncellista Laura Balbinot, Andrea De Nardi alle tastiere e Giorgio Cedolin alla batteria. Mi ritrovo a dover aiutare Donella a dosare la musica composta con Troncon - certamente di altissimo livello, ma decisamente più orientata verso la classica – e lo spirito del prog che ormai le è entrato nelle vene.
Questo nuovo Opus Avantra Ensemble mi affascina nuovamente. Donella mi dà carta bianca nella produzione per ampliare i performer da portare nel gruppo con queste nuove musiche e testi in latino. Chiamo di nuovo Tony Esposito, che nel frattempo è diventato un musicista conosciuto, apprezzato di grande successo. E sempre dalla mia Napoli porto verso il Veneto una voce maschile strepitosa, quella di Lino Vairetti, leader e storico fondatore degli “Osanna” e già interessato alla musica degli Opus e alla voce di Donella. E ancora un’altra voce, stavolta femminile, diversissima da quella della Del Monaco: Jenny Sorrenti, che per musicalità, timbro e colore è particolarmente adatta alle nuove composizioni di “Rosa Rosae”. E poi chiamo un altro grande amico, purtroppo oggi scomparso, Alberto Radius, col quale stavo girando in tutta Italia per promuovere un mio libro su Battisti. Radius, oltre ad essere stato il chitarrista preferito di Lucio e un componente della grande “Formula 3”, è stato uno dei chitarristi più originali e virtuosi del nostro rock, artista attento alle esperienze diverse, attratto e pronto a dare a questa nuova avventura Prog di Donella il suo incisivo contributo.
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