È una bella sorpresa l’album dei LaLadra, il nuovo progetto di Federico Poggipollini in coabitazione con la cantante bolognese Susie Regazzi, un ritorno dichiarato alle mai dimenticate radici indipendenti e a un suono underground senza compromessi se non quello dell’urgenza artistica, parentesi ossigenante e ispirata rispetto alla lunga e gloriosa militanza con il Liga e nella quale la chitarra viene (in parte) abdicata in modalità scaltra a favore di sintetizzatori, suoni elettronici e campionamenti.
Tentazioni anni ottanta, ammiccamenti new wave, post punk riposizionato accortamente alle vibrazioni attuali.
Ma per contro anche la volontà, nelle liriche, di raccontare una contemporaneità difficile da parafrasare, di guardare con voluto disincanto l’attualità estraniante che stiamo vivendo, adulti disorientati da una parte, nuove generazioni incapaci dare un senso al proprio appartenere dall’altra, mappe di navigazioni confuse e quadrature del cerchio che non tornano mai, mentre il mondo schizza in modo convulso verso direzioni che si fa sempre più fatica a interpretare.Minimalismo, quindi. Sia nelle musiche quanto nei testi. Pattern e ripetizioni sui quali si innestano piccoli bozzetti narrativi che raccontano una quotidianità all’apparenza frustrante ma che in realtà si rifiuta di annichilirsi, di rannicchiarsi su se stessa.
Beating. Storytelling. Ma soprattutto una fiera consapevolezza che si può produrre musica per le masse, commerciale anche (nel senso più nobile del termine), in maniera intelligente e con livelli di fruizione che vanno ben oltre il puro e semplice entertainement.Piacciono Capolinea, Generazione dieta, Siamo tra quelli, Password, immediate e irresistibili, piccoli inni di esistenzialità minima così come convincono E così sia e Seconda chance, oscure e ambiziose, pur senza rinunciare a quella leggerezza percettiva che è il manifesto dichiarato di tutto il disco.
Un sodalizio quello tra Federico e Susie che ci auguriamo essere non soltanto un esperimento estemporaneo ma un work in progress che allinea l’alternative italiano a quelle nuove sonorità eclettiche e cosmopolite che, soprattutto all’estero, stanno stabilendo i nuovi canoni dell’indie rock.
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