2010 Jeff Beck - Nessun dorma
E’ stato costantemente classificato tra i primi cinque nelle liste dei più grandi chitarristi stilate da varie riviste, eppure Jeff Beck, sebbene abbia registrato due album di successo come solista (Blow by Blow del 1975 e Wired del 1976), e abbia ricevuto sei volte il Grammy Award per la migliore performance rock strumentale, non ha ottenuto o mantenuto un successo commerciale come quello dei suoi contemporanei e compagni di band.
Scomparso nel 2023, Beck ha incrociato la sua carriera con quella di leggende della musica rock: nel 1965 fu reclutato dagli Yardbirds per succedere a Eric Clapton, nel 1967 rischiò di entrare nei Pink Floyd dopo l’uscita dal gruppo di Syd Barrett, ma - ha raccontato il batterista Nick Mason - «nessuno di noi ebbe il coraggio di chiederglielo», e nel 1969, dopo la morte di Brian Jones, fu contattato addirittura per unirsi ai Rolling Stones. E poi i dischi solisti, quelli con diverse formazioni – Beck, Bogert & Appice – e le innumerevoli collaborazioni con artisti dei generi più disparati: David Bowie, Jan Hammer, Kate Bush, Rod Stewart, Roger Waters…
Dopo qualche anno di appannamento, nel 2010 Beck torna in studio, a sette anni dall’album precedente, e realizza Emotion & Commotion, con la collaborazione di alcune cantanti, tra cui Joss Stone, e un'orchestra di 64 elementi. Nel disco, insieme a una cover di Over the rainbow, trova posto anche Nessun dorma, una delle arie più famose di Giacomo Puccini, dall’ultima opera del compositore, Turandot, lasciata incompiuta e completata da Franco Alfano.
La rielaborazione di Beck non può definirsi in effetti una versione “rock” dell’aria pucciniana, essendo del tutto assente una sezione ritmica, quanto piuttosto una versione in cui la chitarra elettrica si sostituisce alla voce umana, ed è un esperimento che riesce alla perfezione. Nel brano Beck mostra tutta la sua musicalità, a dimostrazione che la tecnica da sola non basta, e conferisce al lungo assolo una eccezionale elasticità, trasmettendo la sensazione del portamento vocale e del rubato tipico della musica lirica. Accompagnata da una grande orchestra, arrangiata e diretta da Pete Murray, la sua chitarra davvero sembra cantare e restituisce tutto il pathos della musica pucciniana.
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Questa scheda è tratta dal libro “Rock Me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock. Quando il Classico incontra il Pop, il Rock e la Disco” di Davide Pezzi (Youcanprint, 252 pagine, euro 19,50, acquistabile qui) per gentile concessione dell’autore.
Cosa succede quando Mozart, Bach o Beethoven scendono dal podio della grande musica e si ritrovano tra chitarre elettriche, sintetizzatori e luci da discoteca? “Rock Me Amadeus” esplora l’affascinante (e a volte sorprendente) universo delle riletture pop, rock e disco di celebri brani classici.
Il libro offre un viaggio che è allo stesso tempo storico e curioso, attraversando decenni di esperimenti, contaminazioni e rivisitazioni. Non mancano pagine dedicate alle versioni meno riuscite — testimonianze di un’epoca e di un gusto — che aiutano a comprendere ancora meglio la forza inesauribile della musica classica come fonte di ispirazione.
Con uno stile accessibile e documentato, l’autore guida il lettore tra aneddoti, dischi, musicisti e arrangiamenti, mostrando come il dialogo tra mondi musicali apparentemente lontani possa generare nuove forme di creatività, tra genio e (talvolta) ingenua goffaggine.